Dichiarazione di principi tra Repubblica Democratica del Congo e M23: un passo verso la pace?

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  Virginia Giacomin
  29 luglio 2025
  5 minuti, 30 secondi

La dichiarazione di Doha 

Il 19 luglio 2025, a Doha, capitale del Qatar, è stata firmata una dichiarazione di principi tra il governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il gruppo armato M23, con l’obiettivo di porre fine al conflitto in corso nelle regioni orientali del paese. La dichiarazione rappresenta il primo passo concreto verso un possibile processo di pace tra le due parti, dopo anni di violenze e tensioni, ma, nonostante ciò, non si tratta ancora di un accordo di pace definitivo.

Il filo diretto tra l’accordo di Washington e la dichiarazione di Doha 

La dichiarazione del 19 luglio, non è arrivata in un vuoto diplomatico, al contrario, essa rappresenta un passaggio successivo e complementare rispetto ad un altro accordo fondamentale firmato poco meno di un mese prima, il 27 giugno 2025 a Washington, tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda. Questo accordo, mediato dagli Stati Uniti, ha avuto un ruolo centrale nel creare le condizioni politiche e diplomatiche necessarie per avviare il confronto diretto tra la RDC e l’M23. Il Ruanda, pur avendo sempre negato un coinvolgimento diretto nel sostegno all’M23, è stato a lungo accusato di appoggiare il gruppo ribelle, ma proprio con l’accordo di Washington si è impegnato formalmente a ritirare le proprie truppe del territorio congolese e a cessare ogni tipo di supporto ai gruppi armati operanti nella parte orientale del Congo, incluso l’M23. È proprio l’allentamento delle tensioni tra la RDC e l’M23 che ha permesso di avviare, sotto la mediazione del Qatar, una trattativa con l’M23, che fino a quel momento era considerata altamente controversa.

I protagonisti della dichiarazione

Come già detto, i protagonisti di questa dichiarazione sono da una parte la Repubblica Democratica del Congo che è uno dei paesi più grandi e popolosi dell’Africa centrale ed è ricchissima di risorse naturali, tra cui oro, coltan, diamanti e rame; nonostante questa ricchezza è segnata da una lunga storia di instabilità politica, conflitti armati e crisi umanitarie, in particolare nelle sue province orientali, come il Nord Kivu e il Sud Kivu. Dall’altra parte vi è il Movimento del 23 Marzo (M23) che opera proprio nelle province pocanzi citate, un gruppo ribelle nato nel 2012 e composto in prevalenza da militanti di etnia tutsi, il quale ha trovato nel tempo un sostegno piò o meno diretto da parte del vicino Ruanda, che però ha sempre negato ogni coinvolgimento.

Il contenuto della dichiarazione

La dichiarazione stabilisce alcuni impegni chiave, tra i quali abbiamo: il cessate il fuoco immediato e l’interruzione di propaganda e incitamento all’odio; il divieto di ogni tentativo di conquista o modifica delle posizioni sul terreno con la forza; il ripristino dell’autorità statale congolese nei territori controllati oggi dall’M23; la liberazione e lo scambio dei prigionieri di guerra e il ritorno sicuro dei civili sfollati e dei rifugiati; infine, è prevista la creazione di un meccanismo congiunto di monitoraggio per verificare il rispetto degli impegni presi. La dichiarazione prevede, inoltre, una serie di scadenze: entro il 29 luglio 2025 dovrà essere effettivo il cessate il fuoco, entro l’8 agosto 2025 dovranno riprendere i colloqui formali, ed infine, entro il 18 agosto 2025 è atteso un accordo di pace definitivo.

Il ruolo del Qatar come mediatore

Il Qatar ha avuto un ruolo decisivo nel portare alla firma della dichiarazione. Oltre ad ospitare i colloqui, il Paese del Golfo ha garantito uno spazio neutrale per il dialogo diretto e ha contribuito a facilitare il confronto tra due realtà che da anni si trovano in un rapporto di forte ostilità. L’interesse del Qatar a svolgere questo ruolo non è casuale: da alcuni anni, il paese del Golfo ha, infatti, avviato una politica attiva di diplomazia internazionale, cercando di affermarsi come interlocutore credibile e neutrale nei conflitti africani e mediorientali. In questo caso, il Qatar si è presentato come un mediatore privo di legami diretti con le parti in causa, ma con sufficienti risorse diplomatiche e finanziarie da poter gestire un processo complesso come quello tra l’RDC e l’ M23. Già nei mesi precedenti alla firma, Doha aveva facilitato un incontro preliminare a marzo 2025 tra il Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, e il presidente del Ruanda, Paul Kagame. Questo incontro aveva avuto lo scopo di distendere i rapporti tra i due paesi, considerati da molti osservatori esterni come attori centrali nel conflitto con l’M23. Il Qatar ha poi continuato il suo lavoro ospitando i rappresentanti del governo congolese e del gruppo ribelle in una serie di colloqui a porte chiuse cominciati ad aprile, che hanno portato alla stesura della dichiarazione di Doha.

Oltre al desiderio di rafforzare il proprio ruolo politico sulla scena internazionale, il Qatar potrebbe avere anche interessi economici e strategici nel continente africano. La stabilità di una regione ricca di risorse naturali come l’est della RDC è considerata da molti paesi, incluso il Qatar, un elemento importante per future collaborazioni in ambito energetico, infrastrutturale e commerciale.

Criticità, nodi irrisolti e scenari possibili

Nonostante l’importanza del documento, permangono numerosi dubbi e criticità, tra queste quella principale riguarda senz’altro il ritiro dell’M23 dai territori occupati. All’interno della dichiarazione non vi è, infatti, nessun punto che parli di ritiro o che indichi tempi o modalità precise entro le quali e con le quali le truppe dovrebbero ritirarsi. Questa criticità è, inoltre, evidenziata dalle dichiarazioni rilasciate dal portavoce dell’M23 Bertrand Bisimwa e dal portavoce del governo della RDC Patrick Muyaya, il quale parla di “ritiro non negoziabile” smentito però dal portavoce dell’M23. Un’ulteriore criticità è quella che riguarda il cessate il fuoco, poiché in alcune aree del Nord Kivu sono stati segnalati nuovi scontri armati, segno che l’accordo non è ancora pienamente operativo sul campo.

Gli scenari futuri dipenderanno dalla capacità delle parti di rispettare gli impegni presi. In uno scenario positivo, si potrebbe arrivare ad un accordo definitivo ad agosto, con l’avvio di un lento ma stabile processo di pacificazione, mentre in uno scenario intermedio, il cessate il fuoco potrebbe reggere solo parzialmente, richiedendo ulteriori interventi internazionali. Infine, lo scenario peggiore sarebbe la ripresa del conflitto, con conseguenze devastanti per le popolazioni locali e per la stabilità dell’intera regione dei Grandi Laghi.

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L'Autore

Virginia Giacomin

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