Difesa ai confini: l’Unione Europea ed il muro di droni.

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  Beatrice Baroni
  10 ottobre 2025
  3 minuti, 18 secondi

Nelle ultime settimane, Polonia e Romania hanno segnalato la presenza di droni russi nel loro spazio aereo. A questi si sono aggiunti anche Danimarca e Norvegia, che hanno denunciato la presenza di droni non identificati nei rispettivi spazi aerei. Nonostante la Russia neghi qualsiasi coinvolgimento, essa rimane il primo sospettato.

Di fronte alla minaccia russa, durante il discorso annuale sullo stato dell’Unione (SOTEU) pronunciato il 1° settembre 2025 al Parlamento Europeo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha proposto uno scudo composto da radar e sistemi di intercettazione per difendere l’Europa, definendo questa iniziativa un “Drone Wall”, ovvero un “muro di droni”.

Questa iniziativa è stata successivamente proposta ai leader dell’Unione Europea riuniti a Copenaghen per il settimo Vertice della Comunità Politica Europea (CPE) per discutere i principali temi dell’agenda internazionale. Tra questi, la protezione dello spazio aereo dall’invasione dei droni ha assunto un ruolo di primo piano.

La proposta ha suscitato diverse perplessità da parte di vari Stati, soprattutto in merito alla realizzazione ed ai costi. Durante il Vertice, Ursula Von de Leyer ha enfatizzato l’importanza di questo sistema, dichiarando che "il muro contro i droni rafforzerà i confini sulla terraferma, in mare e in aria. Non proteggerà solo lo Stato in prima linea, ma contribuirà anche alla sicurezza della nostra Unione Europea", sottolineando così la necessità di un’azione collettiva per far fronte alle minacce moderne. Lo scorso 30 settembre, in una dichiarazione congiunta con von der Leyen, anche il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, si è espresso elogiando l’iniziativa e definendola "tempestiva e necessaria". Ha inoltre sottolineato il costo economico legato alla lotta per l’abbattimento dei droni, evidenziando che "non possiamo spendere milioni di euro, o dollari, in missili per eliminare i droni, che costano solo un paio di migliaia di dollari”. Questo commento sottolinea l’urgenza di trovare soluzioni più vantaggiose e strategiche per affrontare il crescente uso dei droni nelle guerre moderne, che rappresenta una minaccia reale alla sicurezza dei confini degli Stati europei.

Nonostante le critiche e i numerosi dubbi, i leader europei, spinti dalla convinzione che l’Europa debba agire per migliorare la propria difesa, hanno accettato le proposte della Commissione, tra cui il progetto del muro di droni. L’iniziativa prevede una rete multilivello di sistemi di rilevamento e sensori, per individuare, intercettare e neutralizzare potenziali incursioni di velivoli senza pilota. Il sistema si estenderebbe sui confini dei Paesi dell’Europa dell’Est, dalla Norvegia alla Polonia, per circa 3.000 chilometri.

Tuttavia, i dettagli operativi del progetto restano ancora da definire. Poche, infatti, sono le informazioni sulla modalità di implementazione, lasciando in sospeso diversi interrogativi su aspetti pratici, tempistiche e costi. Inoltre, si sta valutando anche a un possibile cambio di nome, per evitare di diffondere un’idea fuorviante ed evitare semplificazioni eccessive.

Sebbene un muro anti-droni non rappresenti di per sé una soluzione definitiva, né sarà sufficiente a prevenire un possibile attacco russo, in un’Europa che appare troppo spesso immobile, emerge con urgenza la necessità di agire concretamente per la sicurezza collettiva. Ora non resta che attendere i dettagli sulla sua implementazione, e soprattutto, sulle tempistiche.

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Beatrice Baroni

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Difesa aerea droni Sicurezza europea