Espulsi 12 lavoratori agricoli da Israele

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  Flora Stanziola
  22 maggio 2024
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Israele e Malawi: una storica amicizia

Martedì 7 maggio dodici malawiani sono stati espulsi da Israele dopo aver lasciato le fattorie in cui lavoravano in cerca di un salario migliore. Tel Aviv, infatti, ha iniziato ad accogliere un enorme numero di lavoratori stranieri in seguito agli attacchi del 7 ottobre che hanno comportato l’abbandono delle fattorie da parte di circa 40.000 agricoltori perlopiù palestinesi secondo il Ministero israeliano dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale. Di conseguenza, per fronteggiare la carenza di manodopera, Israele ha avviato il reclutamento di circa 5000 lavoratori provenienti da altri paesi, compreso il suo fedele alleato Malawi.

Sin dagli anni ’60, Israele ha supportato lo sviluppo di conoscenze tecniche nel Malawi, inviando medici ed esperti agricoli e permettendo a giovani malawiani di studiare agricoltura in Israele, un settore chiave per l'economia del Malawi. Il Malawi ha lottato per decenni per sostenere la crescita e ridurre la povertà e l'insicurezza alimentare ma, nonostante i grandi afflussi di aiuti ufficiali allo sviluppo, gli ultimi tre anni sono stati particolarmente difficili. La crescita stagnante, il debito insostenibile e gli effetti negativi di molteplici shock, tra cui un'epidemia di colera e il ciclone Freddy lo scorso anno, hanno aggravato le sfide economiche del Malawi, che si è visto costretto ad attuare una svalutazione del 44% della valuta locale, il kwacha, causando anche un’interruzione delle attività e la carenza di materie prime essenziali come il carburante. Gli eccessivi tagli alla spesa pubblica hanno portato gli abitanti a perdere anche il proprio lavoro, causando instabilità e insicurezza tra la popolazione. Essa conta oltre 20.000 abitanti, di cui la metà ha un’età inferiore ai 18 anni e solo il 9 % della popolazione totale risulta impegnata in un lavoro formale.

In questo contesto, il paese africano, per sostenere la sua economia e generare valuta estera, nel 2022 ha firmato un accordo con Israele per l'esportazione di manodopera non qualificata in Israele affinché lavori in vari settori, tra cui l'agricoltura e l'edilizia. A novembre 2023, per ricostituire la forza lavoro, il governo israeliano ha annunciato che avrebbe permesso l'ingresso nel paese a un massimo di 5.000 lavoratori stranieri attraverso un nuovo programma di immigrazione.

Il programma di esportazione di manodopera dal Malawi verso Israele ha iniziato a prendere piede con un primo gruppo di 221 lavoratori, partito il 25 novembre per Israele. Nello stesso mese, il governo israeliano ha distribuito un pacchetto di aiuti da 60 milioni di dollari al Malawi per sostenere la sua economia. L’accordo è stato poi rinnovato nell’aprile di quest’anno in occasione dell'apertura dell'ambasciata malawiana a Tel Aviv, come parte di un piano per consolidare le relazioni bilaterali tra i due paesi. L'apertura dell'ambasciata è il risultato di una lunga gestazione, che ha visto il Governo malawiano lavorare per rafforzare le relazioni con Israele in vari settori, tra cui il commercio, l'agricoltura e l'istruzione. Durante la breve cerimonia è stato anche siglato un Memorandum of Understanding circa l’impiego temporaneo di 3.000 lavoratori malawiani nel settore agricolo in Israele.

Le condizioni lavorative

Sono molti i giovani malawiani disposti a fornire il proprio aiuto a Israele. Tuttavia, secondo Human Rights Watch, i lavoratori agricoli stranieri in Israele sono soggetti a numerose violazioni, tra cui bassi salari, orari di lavoro eccessivi, condizioni di lavoro pericolose e alloggi scadenti. Nonostante le critiche e gli avvertimenti dell'opposizione, i giovani del Malawi continuano a esprimere interesse nel perseguire le opportunità offerte dall'accordo con Israele.

Molti dei contadini arrivati a Tel Aviv hanno infatti dichiarato di aver ricevuto una paga inferiore al minimo salariale israeliano, pari a 32 shekel l’ora (circa otto euro), e di non ricevere lo stipendio definito dal contratto di 1.500 dollari al mese.

Per questo motivo un gruppo di oltre 40 persone di nazionalità diverse che avevano deciso di trovare lavoro altrove è stato arrestato mentre lavoravano in una panetteria a Tel Aviv, violando le leggi e i regolamenti israeliani sul lavoro. Le accuse sono di aver lasciato le postazioni di lavoro loro attribuite e aver cercato lavoro in città senza un'adeguata autorizzazione. Il Ministro dell’Informazione e della Digitalizzazione del Malawi, Moses Kunkuyu, ha puntualizzato che secondo l’ambasciata del Malawi a Tel Aviv i lavoratori avevano visti e contratti validi per lavorare in specifiche fattorie del settore agricolo israeliano.

L'arresto dei lavoratori del Malawi ha sollevato preoccupazioni sul trattamento dei lavoratori stranieri in Israele e sull'efficacia dell'accordo sul lavoro nel proteggere i loro diritti. Le organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto al governo del Malawi di agire per garantire il ritorno sicuro dei lavoratori detenuti e di rivedere l'accordo sul lavoro per prevenire incidenti simili in futuro. L'incidente ha anche scatenato il dibattito sui benefici e sui rischi degli accordi di esportazione di manodopera e sulla necessità di una maggiore trasparenza e responsabilità in tali accordi.

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L'Autore

Flora Stanziola

Autrice da giugno 2022 per Mondo Internazionale Post. Originaria dell'Isola d'Ischia e appassionata di lingue e culture straniere ha conseguito nel 2018 il titolo di Dott.ssa in Discipline per la Mediazione linguistica e culturale. Dopo alcune esperienze all'estero e nel settore turistico, nel 2020 ha intrapreso la strada delle relazioni internazionali iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, appassionandosi alle tematiche relative alla tutela dei diritti umani. Recentemente ha concluso il suo percorso di studi con la tesi dal titolo: "L'Uganda contemporaneo: dalle violenze ai processi di sviluppo".

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Diritti Umani

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Israel Malawi farmworker