Framing Asia

Focus Cina: la contesa per i mari e l'offensiva contro le reti VPN.

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  Redazione
  11 maggio 2026
  4 minuti, 29 secondi

Framing the World è una rubrica di analisi che propone approfondimenti sulle principali dinamiche della politica internazionale. La rubrica è organizzata per aree geografiche — Asia, Americhe, Africa & MENA ed Europa — e ogni settimana offre un focus tematico composto da più contributi coordinati. L’obiettivo è fornire chiavi di lettura chiare e accessibili sui principali sviluppi globali, attraverso il lavoro collaborativo della redazione.

Questo e molto altro nell’ultimo numero di FtW!

Scarborough Shoal, la secca contesa che riaccende la pressione cinese nel Mar Cinese Meridionale

Le nuove pattuglie navali e aeree condotte dalla Cina nei pressi di Scarborough Shoal, la secca contesa nel Mar Cinese Meridionale, non rappresentano soltanto un episodio isolato di tensione. Si inseriscono, piuttosto, in una dinamica più ampia di competizione strategica, nella quale ogni esercitazione, pattugliamento o dichiarazione ufficiale contribuisce a definire i rapporti di forza nella regione. La decisione cinese arriva, infatti, mentre Filippine, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda partecipano alle esercitazioni annuali Balikatan, previste dal 20 aprile all’8 maggio, che quest’anno coinvolgono il numero più alto di Paesi partecipanti mai registrato finora.

Dal punto di vista di Pechino, le pattuglie vicino alla secca vengono presentate come una misura difensiva, necessaria per rispondere ad atti considerati provocatori e per tutelare la propria sovranità territoriale. La Cina rivendica, infatti, Scarborough Shoal — che chiama Huangyan Island  e nel 2024 ha definito una linea di base delle proprie “acque territoriali” attorno all’area. Manila, al contrario, considera tali rivendicazioni una violazione della propria sovranità e del diritto internazionale. Proprio questa sovrapposizione di pretese rende Scarborough Shoal uno dei punti più sensibili della disputa marittima sino-filippina.

Il valore strategico della notizia sta nel fatto che la crisi non riguarda solo il controllo di uno spazio marittimo o di diritti di pesca. La secca è diventata un simbolo della competizione tra due modelli di sicurezza regionale: da un lato, la Cina rivendica un ruolo dominante nel proprio vicinato marittimo e denuncia la presenza di potenze esterne; dall’altro, le Filippine rafforzano la cooperazione con Washington e con altri partner per contenere la pressione cinese e difendere le proprie acque.

Le esercitazioni Balikatan, con manovre di difesa costiera, fuoco reale e simulazioni di risposta a minacce, indicano che la cooperazione militare tra Manila e i suoi alleati non è più soltanto diplomatica, ma sempre più operativa. La risposta cinese conferma quindi una tendenza centrale della sicurezza asiatica contemporanea: l’escalation resta sotto la soglia dello scontro diretto, ma la presenza militare diventa sempre più visibile, regolare e normalizzata. In questo senso, Scarborough Shoal non è solo una disputa locale, ma un banco di prova dell’equilibrio strategico nell’Indo-Pacifico.

Federica Placidi


La Cina sta stringendo sulle VPN, di nuovo.

A partire da aprile 2026, le autorità cinesi hanno cominciato a restringere nuovamente l’accesso a internet per i residenti in Cina, senza alcun tipo di annuncio ufficiale. Mercoledì 8 aprile, il principale ente regolatore di internet cinese ha convocato una riunione nazionale a Pechino. In contemporanea, è trapelata una serie di documenti interni, fra cui uno attribuito a Shaanxi Telecom, che suggeriva l’inizio di una nuova campagna coordinata per il blocco del traffico verso tutti gli indirizzi IP al di fuori della Cina continentale, inclusi Hong Kong, Macau e Taiwan, minacciando i provider di internet di sanzioni finanziarie e chiusure permanenti.

Un altro elemento riportato da alcuni giornalisti indipendenti, che viene spesso citato, è un brevetto focalizzato sull’identificazione di computer connessi a servizi di VPN, depositato nel 2025 da un’azienda del Fujian, che secondo le stesse fonti avrebbe attirato l’attenzione delle autorità cinesi. LetsVPN, uno dei servizi più utilizzati in Cina negli ultimi anni, è stato duramente colpito dalle misure introdotte dall’8 aprile, trovandosi costretto a rilasciare un comunicato il 29 aprile scorso, annunciando di “non avere altra scelta che cessare le operazioni commerciali nella Cina continentale”, e promettendo rimborsi a tutti gli utenti.

È importante sottolineare che il governo cinese, con cadenza quasi annuale, ha sempre alternato lunghi periodi di “clemenza” con brevi periodi di restrizioni, per quanto riguarda l’accesso a contenuti esteri. Tuttavia, l’attuale approccio sembra al momento molto più strutturato, e si sta concentrando sulla totale “eliminazione di ogni forma di elusione”, includendo di fatto servizi di VPN e proxy routing, chiamati comunemente “fanqiang” (翻墙) — letteralmente “scavalcare il muro” — termine che si riferisce all’esteso sistema di filtraggio digitale conosciuto come “Great Firewall”.

Un esempio di questo nuovo approccio è la decisione delle autorità di pubblica sicurezza della provincia dello Hubei di imporre una sanzione amministrativa agli individui privati che utilizzino servizi di VPN per accedere a social media esteri. Sono molteplici gli esempi di post su social media che descrivono l’intensificarsi dei controlli da parte delle autorità cinesi, con alcuni utenti che raccontano di essere stati contattati dalla polizia anche per cose banali — come l’aver ricevuto un codice di verifica — ma ovviamente al momento è impossibile verificare la veridicità di tali post.

Leonardo Di Girolamo


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