Framing the World è una rubrica di analisi che propone approfondimenti sulle principali dinamiche della politica internazionale. La rubrica è organizzata per aree geografiche — Asia, Americhe, Africa & MENA ed Europa — e ogni settimana offre un focus tematico composto da più contributi coordinati. L’obiettivo è fornire chiavi di lettura chiare e accessibili sui principali sviluppi globali, attraverso il lavoro collaborativo della redazione.
Questo e molto altro nell’ultimo numero di FtW!
1. Mosca e Pyongyang: un’alleanza che va oltre la guerra in Ucraina
L’avvicinamento tra Russia e Corea del Nord non può più essere letto soltanto come una cooperazione dettata dalle necessità immediate della guerra in Ucraina. La recente intensificazione dei contatti militari tra Mosca e Pyongyang indica la costruzione di una partnership più strutturata, destinata potenzialmente a durare nel medio periodo. La discussione su un piano di cooperazione militare per il periodo 2027-2031 suggerisce infatti che il rapporto tra i due Paesi non sia limitato all’attuale fase del conflitto, ma rientri in una strategia più ampia di coordinamento politico e militare. Il legame si è rafforzato soprattutto dopo la firma, nel 2024, del Trattato di partenariato strategico globale, che include una clausola di difesa reciproca. Da allora, la cooperazione ha assunto una dimensione concreta: la Corea del Nord avrebbe fornito munizioni, missili e migliaia di soldati a sostegno delle forze russe, in particolare nella regione di Kursk. In cambio, Pyongyang avrebbe ottenuto assistenza economica, alimentare, energetica e possibili trasferimenti tecnologici. Per un Paese sottoposto da anni a pesanti sanzioni internazionali, questo rapporto rappresenta un’occasione significativa per rafforzare la propria posizione esterna.
Il punto centrale, tuttavia, non riguarda soltanto lo scambio di risorse militari. La guerra in Ucraina ha offerto alla Corea del Nord una nuova opportunità strategica: trasformarsi da attore isolato a partner utile per una grande potenza. Questo aumenta il margine di manovra di Pyongyang e le consente di presentarsi come parte di un fronte più ampio di opposizione all’ordine internazionale guidato dall’Occidente. Anche per Mosca, il sostegno nordcoreano ha un valore che va oltre il campo di battaglia. La Russia mostra di poter costruire reti alternative di cooperazione, aggirando le pressioni occidentali e rafforzando i legami con Paesi disposti a contestare l’assetto internazionale esistente. In questo senso, l’asse Mosca-Pyongyang diventa un simbolo della crescente frammentazione dell’ordine globale. Le implicazioni riguardano anche l’Asia-Pacifico. Se la cooperazione dovesse includere tecnologia militare avanzata, missilistica o satellitare, il rafforzamento nordcoreano potrebbe aumentare le preoccupazioni di Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. La partnership tra Russia e Corea del Nord, quindi, non incide solo sulla guerra in Ucraina, ma rischia di produrre effetti duraturi sugli equilibri di sicurezza regionali e globali.
Luca Baldazzi
2. La Germania presenta la sua nuova strategia militare
Il 22 aprile 2026, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha presentato la prima Strategia Militare mai adottata dalla Germania del dopoguerra. Non si tratta di un semplice aggiornamento procedurale, ma del compimento di quella che Berlino chiama Zeitenwende: una svolta epocale che trasforma la Germania da "potenza civile" a pilastro armato della difesa europea. Pistorius definisce il mondo di oggi come "più imprevedibile e pericoloso" e identifica la Russia come la principale minaccia alla sicurezza euro-atlantica. Mosca non viene percepita solo come avversario militare convenzionale, ma come attore che fa uso sistematico di strumenti ibridi, come attacchi informatici, sabotaggi, disinformazione, per destabilizzare l'Occidente. In questo quadro, con il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dall'Europa e le minacce del Presidente Trump di lasciare la NATO, la Germania accetta di assumere il ruolo di forza di riferimento del vecchio continente, pronta a difendere autonomamente i propri valori.
La nuova strategia militare abbandona la precedente logica del rigido conteggio dei mezzi militari per concentrarsi sulle capacità operative. L'obiettivo dichiarato dal ministro Pistorius è diventare l'esercito convenzionale più forte d'Europa attraverso la superiorità tecnologica. Un elemento centrale è lo sviluppo del cosiddetto Deep Strike — ossia la capacità di colpire con precisione infrastrutture e centri di comando nemici a grande distanza dalla linea del fronte. Oltre ai missili Taurus già in dotazione, la Germania investirà nel sistema Jassm-Er, integrato nei nuovi caccia F-35, caratterizzati da una gittata stimata attorno ai mille chilometri. A tutto questo si affianca un piano di digitalizzazione e sviluppo dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di velocizzare il processo decisionale in tempo di crisi.
Questa ambizione tecnologica deve però fare i conti con una carenza strutturale di personale. Entro il 2035, Berlino punta a contare 260.000 militari attivi e 200.000 riservisti. La riserva, in particolare, viene ripensata in modo radicale: essa sarà una "cerniera" tra le forze armate e la società civile. Pur privilegiando il modello volontario, il governo ha già introdotto la visita di leva obbligatoria per i cittadini nati nel 2008 e non esclude un ritorno alla coscrizione su base di necessità se i numeri non dovessero essere raggiunti. La trasformazione del comparto militare seguirà una tabella di marcia precisa: entro il 2029 verrà massimizzata la prontezza operativa; seguirà un incremento massiccio delle capacità e l’introduzione di nuovi sistemi d'arma entro il 2035; e infine, entro il 2039, si compirà il raggiungimento della piena superiorità tecnologica tramite l'automazione.
Susanna Fazzi
3. Mercenari o vittime della tratta di esseri umani? Come la Russia recluta combattenti stranieri
Dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina, la Russia ha reclutato sempre più combattenti stranieri a contratto per compensare le ingenti perdite sul campo di battaglia. Le reclute provengono da oltre 130 Paesi: dall'Asia centrale, così come da Siria, Cuba, Nepal, India, Sri Lanka, Kenya, Camerun, Ghana, Egitto, Marocco e molti altri. Secondo il Centro di coordinamento per il trattamento dei prigionieri di guerra in Ucraina, a marzo 2026 il numero complessivo di reclute straniere nell'esercito russo aveva raggiunto almeno 27.000 unità. Entro la fine del 2026, la Russia prevede di reclutare altri 18.500 cittadini stranieri: una cifra in rapida crescita che riflette una strategia deliberata e istituzionalizzata, ben oltre il semplice impiego di volontari.
Il rapporto Combattenti, mercenari o vittime della tratta di esseri umani? – risultato di una ricerca congiunta condotta da Truth Hounds, dalla Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e dall'Ufficio internazionale del Kazakistan per i diritti umani e lo stato di diritto (KIBHR) e pubblicata il 29 aprile 2026 – offre una panoramica del processo e, soprattutto, un'analisi giuridica del “reclutamento predatorio”. Il documento esamina lo status giuridico di questi individui e ne valuta sia la responsabilità individuale che quella statale. La maggior parte delle reclute straniere rientra nella categoria dei combattenti ordinari; alcuni potrebbero rientrare nella definizione legale di “mercenari” e rischiare un processo per partecipazione alle ostilità; altri potrebbero essere vittime di tratta. Sulla base di nove mesi di ricerche e interviste con prigionieri di guerra, il rapporto conclude che la Russia ha organizzato e supervisionato un sistema globale di traffico di esseri umani, un crimine transnazionale.
Il report conclude: “La Russia ha costruito un sistema di reclutamento globale che prende di mira individui in situazioni di vulnerabilità economica, sociale o legale: migranti senza documenti, detenuti, lavoratori precari o persino studenti stranieri”. In Russia, ai lavoratori migranti provenienti dal Kazakistan sono stati offerti contratti militari in alternativa alla detenzione o all'espulsione. Nell'Africa subsahariana, in Nepal, Yemen e Cuba, si promettevano lavori civili ben retribuiti – nell'edilizia, nella sicurezza o nelle pulizie – e la cittadinanza russa. Appena arrivati in Russia, i contraenti venivano invece inviati al fronte. Fino al 20% di questi combattenti non sopravvive ai primi quattro mesi di impiego e alcuni denunciano maltrattamenti e umiliazioni da parte di commilitoni o comandanti, parlando di sfruttamento e abusi. “Molti di loro sapevano in qualche modo a cosa andavano incontro. Ma alcuni sono stati anche ingannati o costretti. In ogni caso, è uno Stato che li ha strumentalizzati come parte della sua macchina da guerra e li ha mandati nelle posizioni più pericolose in prima linea”.
Giuliana Cătălina Băruș
4. Il ritorno dell'era nucleare”, così Macron annuncia il nuovo piano francese di deterrenza strategica
“Il mondo è diventato un luogo più pericoloso. (...) E’ necessario rafforzare la nostra deterrenza nucleare (...) e ripensare la nostra strategia partendo dal cuore dell’Europa”. Così ha esordito il Presidente Macron nel suo discorso alla base militare a Ile Longue lo scorso marzo. La base militare e un grande sottomarino nucleare hanno fatto da sfondo all’annuncio del nuovo piano di deterrenza nucleare francese. Il capo dell’Eliseo ha reso nota l’intenzione di ampliare l’arsenale nucleare, con l’obiettivo di rinnovare la politica di difesa nazionale, necessaria per rispondere a un momento storico di grandi incertezze.
La strategia è stata chiamata “forward deterrence” (deterrenza avanzata) e prevedrebbe, in primis, un aumento esponenziale delle testate nucleari, il lancio di un nuovo sottomarino a propulsione nucleare, lo sviluppo di sistemi di allerta - anche spaziali - il potenziamento della difesa aerea e dei missili a lungo raggio. L’incremento delle forze nucleari risponde alla necessità di mostrarsi più forti, ha detto il Presidente, per scoraggiare possibili minacce attraverso la prospettiva di ritorsioni ancora più grandi e distruttive. Il piano include, poi, una clausola di segretezza, con la decisione di non rendere note le cifre esatte dell’arsenale nucleare, né quali siano le linee rosse nazionali che potrebbero provocare una risposta nucleare. Russia e Corea del Nord figurano nel discorso del Presidente come minacce potenziali del nostro tempo, proprio a causa della loro imprevedibilità, mentre la menzione a potenze nucleari, come India, Iran e Cina, viene usata come pretesto per gridare al ritorno di una nuova “era delle armi nucleari”.
Quello che il piano non chiarisce, invece, è il livello di coinvolgimento riservato all’Unione europea e agli alleati europei. Il riferimento di Macron a presunti “interessi europei e del continente” da difendere, sottolineando come la sicurezza nazionale francese non possa essere interamente separata dalla dimensione europea, sembra lasciare aperta la porta ad un ampliamento in senso europeo. Nonostante questa vaghezza, Germania e Regno Unito sono già state confermate dallo stesso Macron come partner principali della nuova deterrenza: parteciperanno a esercitazioni congiunte e summit strategici. Anche Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca hanno fatto la loro comparsa nel discorso, ma senza che ne venisse reso noto il livello di coinvolgimento e il ruolo all’interno del piano.
Macron ha tenuto a ribadire che, nonostante l’esplicito coinvolgimento di alleati europei, qualsiasi futura decisione rispetto all’utilizzo di armi nucleari sarà riservata alla Francia, senza alcuna condivisione di potere decisionale o sovranità. Questa precisazione sembrerebbe prendere le distanze da un auspicato ombrello nucleare europeo, escludendo fin da subito un coinvolgimento diretto di Bruxelles. Ad ogni modo, il piano rappresenta una novità senza precedenti nel panorama attuale, che solleva questioni rispetto alla sua concorrenza verso l’odierno ombrello nucleare NATO. In un clima di crescente crisi, con il presidente Trump sempre più critico nei confronti della NATO, che minaccia di ritirare le truppe USA dalle basi europee, la nuova deterrenza made in France potrebbe potenzialmente essere un’alternativa più apprezzata, forse capace di dare il giusto impulso alla creazione di una tanto chiacchierata difesa comune Europea.
Francesca Rosti
Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.