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Focus MENA: Le fragilità della comunità alawita e gli interessi russi in Siria

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  Redazione
  21 settembre 2026
  3 minuti, 58 secondi

Framing the World è una rubrica di analisi che propone approfondimenti sulle principali dinamiche della politica internazionale. La rubrica è organizzata per aree geografiche — Asia, Americhe, Africa & MENA ed Europa — e ogni settimana offre un focus tematico composto da più contributi coordinati. L’obiettivo è fornire chiavi di lettura chiare e accessibili sui principali sviluppi globali, attraverso il lavoro collaborativo della redazione.

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La costa alawita nella Siria post-Assad: tra fragilità interna e interessi russi

La caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 ha profondamente modificato gli equilibri della Siria, senza tuttavia ridurre l’importanza strategica della sua costa mediterranea. Le province di Latakia e Tartus, dove si concentra una parte significativa della comunità alawita, rappresentano oggi uno dei principali punti di intersezione tra le fragilità interne della transizione siriana e gli interessi geopolitici della Russia. Storicamente considerate una roccaforte del regime, le regioni costiere hanno assunto una posizione particolarmente delicata dopo la caduta di Assad. L’appartenenza della famiglia Assad alla comunità alawita e la presenza di numerosi esponenti alawiti negli apparati militari e di sicurezza del precedente regime, hanno contribuito a creare una forte associazione tra la comunità e il precedente sistema di potere. Un’associazione che ha contribuito a trasformare responsabilità politiche e individuali in una responsabilità percepita come collettiva. Le violenze esplose sulla costa nel marzo 2025, durante gli scontri tra le nuove forze di sicurezza e gruppi legati al precedente regime, hanno mostrato concretamente questa vulnerabilità, con la popolazione alawita particolarmente colpita dalle violenze contro i civili. Alla centralità politica della costa si aggiunge quella geopolitica. Latakia e Tartus ospitano infatti le principali infrastrutture attraverso cui Mosca ha consolidato la propria presenza militare in Siria: la base aerea di Hmeimim e quella navale di Tartus. Il loro valore supera i confini siriani. Tartus offre alla Russia un punto d’appoggio strategico nel Mediterraneo, mentre Hmeimim garantisce capacità di proiezione aerea e ha rappresentato un importante nodo logistico per le attività russe in Medio Oriente e verso l’Africa.

La caduta di Assad, storico alleato di Mosca, non ha quindi determinato un completo disimpegno russo, ma ha imposto una ridefinizione dei rapporti con le nuove autorità siriane. Nell’agosto 2026, dopo circa diciotto mesi di negoziati, Damasco e Mosca hanno raggiunto un memorandum che riorganizza la presenza russa sulla costa: le infrastrutture destinate a uso civile passeranno sotto gestione siriana, mentre le strutture militari di Tartus e Hmeimim saranno riconfigurate come centri congiunti di addestramento e formazione, con il mantenimento di una presenza russa. Il successivo rifornimento delle strutture costiere da parte di navi russe conferma il persistente interesse di Mosca a preservare un punto d’appoggio nell’area. La costa siriana si trova così al centro di una doppia transizione. Sul piano interno, rappresenta un banco di prova per la sicurezza e l’integrazione della comunità alawita nel nuovo assetto politico; sul piano internazionale, è il luogo in cui Mosca tenta di preservare parte della propria influenza strategica nel Mediterraneo e in Asia sud-occidentale, mentre Damasco riafferma e consolida la propria sovranità. Il futuro di Latakia e Tartus dipenderà quindi dall’equilibrio tra queste due trasformazioni.

Bianca Mannino

Le prime condanne per le stragi degli alawiti in Siria

In Siria sono arrivate le prime condanne per le stragi contro la comunità alawita avvenute nel marzo del 2025, durante una serie di violenze settarie nella regione costiera di Latakia. Un tribunale militare di Aleppo ha condannato a morte due sostenitori dell’ex presidente Bashar al-Assad, mentre un militare delle forze governative è stato condannato a vent'anni di carcere per omicidio intenzionale. Un quarto imputato è stato invece assolto.

Il processo riguarda quattordici persone, sette appartenenti alle forze fedeli al governo del presidente Ahmed al-Sharaa e sette sostenitori dell’ex regime. Le violenze erano iniziate dopo una serie di attacchi armati contro le forze di sicurezza da parte di presunti sostenitori di Assad, ma si erano rapidamente trasformate in uccisioni su base settaria. Almeno 1.500 alawiti furono uccisi, secondo un’inchiesta di Reuters che ha ricostruito anche il coinvolgimento di funzionari della sicurezza di Damasco. Le nuove condanne sono quindi il primo procedimento giudiziario sulle violenze da quando, nel dicembre 2024, Assad è stato deposto e ha lasciato la Siria. Nei prossimi giorni sono attese le altre sentenze, ovvero il 24 settembre.

Alice Balan

Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

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