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Focus Africa: la rinascita di Al-Shabaab e la crisi geopolitica nel Mar Rosso

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  Redazione
  03 agosto 2026
  4 minuti, 52 secondi

Framing the World è una rubrica di analisi che propone approfondimenti sulle principali dinamiche della politica internazionale. La rubrica è organizzata per aree geografiche — Asia, Americhe, Africa & MENA ed Europa — e ogni settimana offre un focus tematico composto da più contributi coordinati. L’obiettivo è fornire chiavi di lettura chiare e accessibili sui principali sviluppi globali, attraverso il lavoro collaborativo della redazione.

Questo e molto altro nell’ultimo numero di FtW!


Instabilità nel Corno d’Africa: la rinascita di Al-Shabaab, fuga di capitali e instabilità politica

Nell’attuale nascente contesto geopolitico, l'instabilità politica nel Corno d’Africa, e in particolare in Somalia, funge da micidiale ‘’moltiplicatore di minacce’’, un punto di catalizzazione di gravi crisi socio-economiche e di una sempre più diffusa insicurezza.

La Somalia, una delle macro-regioni più povere del pianeta, è terreno fertile nel quale si sviluppa il nesso tra un importante vuoto di potere statale, il collasso della logistica e di un’economia prettamente marittima.

Ebbene, le tensioni istituzionali tra il governo federale di Mogadiscio e gli Stati regionali hanno paralizzato l’intero sistema di sicurezza statale: sfruttando i punti di debolezza e frammentazione interni, le incertezze legate alla transizione delle elezioni e delle missioni di peacekeeping a causa del disimpegno internazionale, il gruppo terroristico Al-Shabaab ha ripreso forza, arrivando ad oggi a controllare circa il 30% del territorio nazionale.

Non si tratta solo di attacchi mirati a Mogadiscio e di terrorizzare i civili, l’organizzazione tramuta la coercizione militare in estorsione economica che si estende poi in modo capillare. Si tratta di un sistema di tassazione illegale, chiamato Zakat, nei confronti di mercanti, agricoltori e trasportatori.

Ecco, quindi, che in un contesto già provato dal clima, dalle carestie e dai recenti tagli ai finanziamenti umanitari da parte della comunità internazionale aumenta fortemente il rischio di sfollamento interno.

L’elevato rischio di attentati aumenta anche le conseguenze geo economiche del Paese: si azzera l’afflusso dei così definiti Foreign Direct Investments (FDI) da parte di multinazionali e privati esteri, congelando o rallentando in questo modo lo sviluppo e l’ammodernamento di porti strategici come quelli sul Golfo di Aden e sull’Oceano Indiano.

Sempre in relazione al settore marittimo, le stesse minacce, insieme all’esplosione dei costi assicurativi, piegano la logistica e il commercio locale.

Inoltre, questo finisce per alimentare economie e secondarie e traffici illeciti gestiti dalla stesse reti criminali.

In conclusione, è doveroso affermare che la sola forza militare o gli accordi commerciali bilaterali non sono sufficienti a rompere il circolo vizioso formatosi tra insorgenza, povertà e fuga di capitali senza una solida riconciliazione politica interna e un forte e reale rafforzamento delle istituzioni del Paese.

Anna Pasquetto


Il Corno d'Africa al centro della competizione geopolitica: accesso al mare, Somaliland e crisi del Mar Rosso

Negli ultimi anni, il Corno d'Africa è tornato al centro dell'attenzione internazionale, non solo per la persistenza di conflitti e crisi umanitarie, ma soprattutto per la crescente competizione geopolitica che interessa il Mar Rosso e il Golfo di Aden. La regione rappresenta oggi un punto di incontro tra interessi africani, mediorientali e globali, dove sicurezza marittima, commercio internazionale e rivalità strategiche si intrecciano. In questo contesto, la ricerca etiope di uno sbocco al mare, il futuro del Somaliland e la guerra in Yemen costituiscono dinamiche strettamente connesse.

La firma del Memorandum d'Intesa tra Etiopia e Somaliland nel gennaio 2024 ha riacceso le tensioni nel Corno d'Africa. Dalla secessione dell'Eritrea nel 1993, Addis Abeba è il Paese più popoloso al mondo privo di accesso diretto al mare e dipende quasi esclusivamente dal porto di Gibuti. Tale dipendenza rappresenta non solo un costo economico, ma anche una vulnerabilità strategica. L'intesa con il Somaliland, che prevede l'accesso a un tratto di costa sul Golfo di Aden in cambio di una possibile futura apertura diplomatica, risponde alla volontà etiope di diversificare le proprie rotte commerciali e rafforzare la propria autonomia strategica.

L'accordo ha però provocato una dura reazione della Somalia, che lo considera una violazione della propria integrità territoriale. La vicenda ha, inoltre, riportato al centro del dibattito internazionale il Somaliland, che dal 1991 esercita un controllo effettivo sul proprio territorio, dispone di istituzioni relativamente stabili e garantisce condizioni di sicurezza superiori rispetto ad altre aree della Somalia, pur continuando a non essere riconosciuto come Stato sovrano. Un eventuale riconoscimento costituirebbe un precedente significativo per il continente africano, dove il principio dell'inviolabilità delle frontiere coloniali continua a rappresentare uno dei cardini dell'ordine regionale.

La rilevanza del Somaliland è ulteriormente cresciuta alla luce della crisi del Mar Rosso. Gli attacchi degli Houthi alle rotte commerciali hanno trasformato Bab el-Mandeb in uno dei principali punti critici del commercio globale, aumentando il valore strategico delle coste del Corno d'Africa. In questo scenario, anche attori esterni come gli Stati del Golfo, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti e Israele guardano con crescente interesse alla regione. Per Israele, in particolare, la sicurezza del Mar Rosso è divenuta una priorità strategica, sia per garantire la libertà di navigazione verso il porto di Eilat sia per contenere l'influenza dell'asse Iran-Houthi.

Più che una disputa territoriale, il confronto tra Etiopia, Somalia e Somaliland riflette la ridefinizione degli equilibri geopolitici nel Corno d'Africa. Il controllo degli accessi marittimi, delle infrastrutture portuali e delle rotte commerciali è oggi parte di una competizione più ampia che coinvolge attori regionali e globali, confermando il ruolo della regione come uno dei principali snodi strategici del sistema internazionale.

Bianca Mannino

Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

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