Guerra sui bambini ad Haiti: cresce il numero di minori vittime di reclutamento e violenza sessuale

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  Giorgia Milan
  18 febbraio 2025
  4 minuti, 57 secondi

Amnesty International ha di recente pubblicato un report sulle violenze delle bande criminali di Haiti contro i minori. Parliamo di violenza sessuale, reclutamento forzato e attacchi violenti. È un rapporto da brividi che evidenzia come i corpi dei bambini di Haiti siano ormai diventati dei campi di battaglia. Ad Haiti, la vera battaglia si combatte sulle loro vite.

Nel 2021 il presidente Jovenel Moise venne assassinato e, da quel momento, la violenza delle bande armate di Haiti ha subito un’escalation di non poco conto, ad oggi controllano il 75% della capitale Port-au-Prince. Concretamente si parla di 5600 persone uccise nel 2024, 5.5 milioni di persone in necessità di assistenza umanitaria e oltre un milione di bambini vivono in aree controllate da queste bande e sono di conseguenza sottoposti alle loro violenze.

James Elder, portavoce del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), ha evidenziato come sia stato registrato un aumento del 1000% delle violenze sessuali contro bambini ad Haiti, descrivendo le atrocità inflitte dalle bande come “orrori inimmaginabili” contro i bambini.

Reclutamento forzato

Il rapporto di Amnesty documenta 14 casi di bambini, tra cui 11 maschi e 3 femmine, vittime di reclutamento forzato, una pratica vietata dal diritto internazionale e dalla legislazione haitiana.

La maggior parte dei bambini e dei ragazzi viene reclutata con la forza, altro invece sono manipolati e altri ancora sono spinti dalla povertà. In ogni caso, qualunque sia il metodo di reclutamento, circa 1.2 milioni di bambini ad Haiti vivono sotto la costante minaccia della violenza, crescono vedendo solo violenza: si tratta di un ciclo letale che non ha fine e che continua a ripetersi ininterrottamente.

Raccogliere informazioni, eseguire consegne, effettuare le faccende domestiche erano alcuni dei compiti che erano costretti a svolgere.

Un ragazzo reclutato dalle bande armate nel 2023 fu costretto a controllare con una pistola un gruppo di donne rapite e nascoste in un campo. Le tre ragazze intervistate, invece, raccontano di come fossero obbligate a pulire casa e cucinare per i membri di queste bande armate.

Un altro ragazzo di 17 anni, infine, venne assoldato come “antenna”, il suo compito era quello di avvisare i membri dalla banda quando vedeva arrivare una banda rivale. Una volta segnalata la presenza otteneva una piccola ricompensa in denaro. In caso di mancato avviso, invece, gli sarebbe toccata la morte.

Nel 2024 il numero di bambini reclutati nelle bande criminali è aumentato del 70% (alcuni dei quali hanno appena 8 anni). Attualmente, si stima che i minori costituiscano dal 30 al 50% delle bande armate di Haiti.

Violenza sessuale

La violenza sessuale viene utilizzata periodicamente durante periodi di instabilità politica come strumento di bande criminali. Ogni guerra e ogni periodo di instabilità politica porta con sé un aumento esorbitante dei casi di stupro e violenza contro ragazze e bambine. Il motivo cardine è sempre lo stesso: dimostrare di avere il controllo, di avere in pugno la popolazione e, di conseguenza, terrorizzarla.

Il rapporto di Amnesty documenta 18 casi di ragazze violentate da membri dalle bande, di cui 10 casi di stupro di gruppo, 9 i rapimenti e 2 violenze in campi di sfollati.

Due sorelle stavano tornando a casa da scuola quando sono state fermate da un gruppo di uomini. Una è stata violentata da cinque uomini, l’altra da sei.

Queste violenze portano inevitabilmente con sé traumi psicologici e gravidanze inattese e insperate. Gravidanze non volute in un paese in cui, tuttavia, l’aborto è illegale. Una ragazza di 16 anni è stata bloccata ad una fermata dell’autobus, violentata da tre ragazzi e abbandonata in strada senza vestiti. Non ha detto nulla a nessuno finché non le è saltato il ciclo. La mamma l’ha portata in una clinica e ha scoperto la gravidanza. Ha tentato di abortire con metodi non sicuri, rischiando persino la vita, ma nulla è servito. Alla fine, ha dovuto partorire un figlio che ogni giorno le ricorda quanto accaduto anni fa, è diventata mamma ma senza un lavoro, con risorse limitate, ha persino tentato il suicidio.
Questa ragazza sognava di finire gli studi e diventare un’infermiera.

La violenza sessuale a cui sono sottoposte queste ragazze richiede delle cure mediche specializzate e, in un paese in cui l’accesso ai servizi medici di base è piuttosto complicato e gli ospedali sono al collasso, questo non può che portare da un lato a un aumento del tasso di mortalità tra ragazze e bambine, dall’altro a un aumento delle malattie sessualmente trasmissibili.

Senza parlare di come queste violenze portino con sé anche uno stigma che difficilmente queste ragazze si toglieranno e un rifiuto da parte della comunità sociale che non farà altro che isolarle ulteriormente. Come se non fossero già abbandonate.

E le denunce? Inesistenti. Le aree controllate dalle bande criminali sono caratterizzate dalla quasi totale assenza di polizia o autorità giudiziarie che possano aiutare queste ragazze. Come è possibile denunciare in una città controllata al 75% da bande criminali?

Uccisioni

Le incursioni delle bande armate provocano non pochi feriti e uccisioni. Amnesty international ha documentato 10 casi di bambini feriti durante alcune incursioni, parliamo di bambini e ragazzi dai 5 ai 17 anni d’età.

L’instabilità in queste zone regna sovrana, non si possono dormire sogni tranquilli. Una bambina di 13 anni racconta come ogni notte soffre di incubi e ripensa a quando tutta la sua famiglia è stata minacciata e la sua casa incendiata.

È evidente come ad Haiti il terrore ha il volto dei bambini, vittime silenziose di una crisi senza fine. E mentre la comunità internazionale osserva, il futuro di una generazione intera viene spazzato via.

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L'Autore

Giorgia Milan

Giorgia Milan, classe 1998, ha conseguito una laurea triennale in “scienze politiche, relazioni internazionali e governo delle amministrazioni”, con una tesi riguardo la condizione femminile in Afghanistan, e successivamente una laurea magistrale in “Human rights and multi-level governance”, con una tesi riguardo la condizione delle donne rifugiate nel contesto dell’attuale guerra Russo-Ucraina, il tutto presso l’Università degli studi di Padova.

I suoi interessi principali sono i diritti umani, in particolare i diritti delle donne. È proprio il forte interesse per questi temi che l’ha spinta a intraprendere un tirocinio universitario presso il Centro Donna di Padova, durante il quale ha avuto la possibilità di approcciarsi al mondo della scrittura e della creazione di contenuti riguardanti la violenza di genere e le discriminazioni.

In Mondo Internazionale Post Giorgia Milan è un'autrice per l'area tematica di Diritti Umani.

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Diritti Umani

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