I campi profughi Sahrawi di Tindouf: una crisi umanitaria dimenticata

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  Aurora Mazzola
  05 aprile 2026
  5 minuti, 21 secondi

Sono circa 173.000 i rifugiati Sahrawi che ad oggi vivono nei cinque campi profughi costruiti in una zona remota del deserto di Hamada, nell’Algeria occidentale, nelle vicinanze della città di Tindouf.

I cinque campi per rifugiati — El Aaiun, Awserd, Boujdour, Dahkla e Smara si sono formati circa 50 anni fa, tra il 1975 e il 1976, a causa dell’esilio dei Sahrawi dal Sahara Occidentale, dopo l’occupazione del territorio da parte del Marocco e la conseguente guerra, interrotta nel 1991 con un cessate il fuoco tra Marocco e Fronte Polisario (movimento di liberazione del Sahara Occidentale) e ripresa nel 2020.

Le risorse primarie nei campi di Tindouf dipendono quasi interamente dagli aiuti umanitari internazionali: a causa delle grandi crisi in Medio Oriente e in Ucraina, molte risorse sono state ridimensionate, anche per la scarsa attenzione mediatica dedicata alla situazione che i Sahrawi vivono ormai da 50 anni.

La vita e l’organizzazione interna nei campi profughi di Tindouf

L’Algeria lascia ampia autonomia amministrativa al Fronte Polisario, che gestisce i campi profughi di Tindouf. La vita è spesso autogestita dagli stessi rifugiati Sahrawi, che nel tempo hanno costruito una vera e propria comunità in cui le donne hanno un ruolo fondamentale. Negli ultimi anni, a causa della scarsa gestione delle risorse e della perdita di speranza in un possibile ritorno nel Sahara Occidentale, le condizioni di vita e la conservazione dell’identità culturale dei Sahrawi si stanno deteriorando.

L'Algeria e l'UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) hanno riconosciuto ai Sahrawi lo status di rifugiati prima facie: a tutti i Sahrawi è quindi garantito tale status senza un’analisi individuale dei singoli casi. Inoltre, l’Algeria consente ai Sahrawi di acquisire il passaporto algerino senza dover ottenere la cittadinanza, per poter viaggiare alle stesse condizioni dei cittadini algerini. Secondo il diritto internazionale, in quanto rifugiati, i Sahrawi sono legalmente protetti dal rimpatrio forzato e hanno libertà di movimento in Algeria. In realtà, però, non possono uscire dai campi profughi di Tindouf senza autorizzazione, che viene garantita solo per motivi di salute (per accedere a cure mediche non disponibili nei campi) o di studio.

La dipendenza dagli aiuti umanitari internazionali

I Sahrawi devono quotidianamente affrontare molte sfide a causa delle difficili condizioni di vita in un ambiente desertico: il caldo estremo, la siccità, la scarsità di acqua potabile, la malnutrizione, l’inadeguata gestione dei rifiuti, le inondazioni improvvise e le tempeste di sabbia.

Il sistema sanitario è gestito dai Sahrawi, ma fatica a fornire un'assistenza medica adeguata ai bisogni della popolazione: mancano personale sanitario, medicinali e infrastrutture essenziali. Scarseggia anche il supporto psicologico necessario ad affrontare le difficili condizioni di vita. Anche l’accesso all’istruzione è limitato a causa di classi sovraffollate e della mancanza di insegnanti qualificati, come dimostra l’alto tasso di ripetizione degli anni scolastici (23%).

Secondo le Nazioni Unite, 8 Sahrawi su 10 fanno affidamento sugli aiuti umanitari internazionali per il sostentamento quotidiano. In un rapporto del Segretariato Generale delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza, le percentuali riportate a maggio 2025 sulla malnutrizione acuta e sul ritardo della crescita nei bambini sono in aumento rispetto agli anni precedenti (rispettivamente 13,6% e 30,7%, in confronto al 10,7% e 28,8% misurate nel 2022). La quasi completa dipendenza dei Sahrawi dagli aiuti umanitari deriva dall’impossibilità di ottenere un lavoro stabile e l’indipendenza economica, a causa della posizione isolata dei campi profughi rispetto alle città e delle limitazioni alla libertà di movimento.

Nel 2025 l'UNHCR, l'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia) e il WFP (World Food Programme) hanno progettato un piano quinquennale multisettoriale per limitare la denutrizione e l’anemia nei campi profughi di Tindouf.

In una dichiarazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite da parte della ONG Réseau Unité pour le Développement de Mauritanie, il Fronte Polisario è stato accusato di interferire nella distribuzione equa degli aiuti umanitari internazionali tra i Sahrawi, peggiorando le condizioni di vita già critiche nei campi di Tindouf. Spesso cibo e medicine vengono venduti nei mercati locali sub-sahariani e algerini invece che essere consegnati ai Sahrawi.

Le violazioni dei diritti umani

In alcune dichiarazioni presentate all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite da parte di due ONG (Maat for Peace, Development and Human Rights Association e Réseau Unité pour le Développement de Mauritanie), tra il 2024 e il 2025, vengono evidenziate diverse violazioni dei diritti umani nei campi profughi Sahrawi di Tindouf.

La libertà di movimento, garantita dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dall’articolo 12 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, è molto limitata dall’Algeria che, in collaborazione con il Fronte Polisario, rifiuta le richieste di viaggio e confisca i passaporti algerini dei Sahrawi, creati proprio per permettere loro di muoversi liberamente in Algeria.

La libertà di espressione è fortemente limitata dal Fronte Polisario: gli oppositori politici non possono esprimersi liberamente e il suo potere politico non può essere messo in discussione. Inoltre, sono molto limitati i contatti dall’interno con le Nazioni Unite. Alcuni giornalisti Sahrawi sono stati arrestati per aver contestato pacificamente il potere del Fronte Polisario.

L’assenza di un sistema legale che possa proteggere la popolazione Sahrawi dall’abuso di potere del Fronte Polisario e dell’Algeria e garantire giustizia è molto grave: ci sono stati numerosi arresti e sparatorie arbitrarie, casi di torturaviolenza estrema da parte dell’esercito. Tutti questi eventi rappresentano violazioni della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati del 1951.

Un altro serio problema è l’arruolamento dei bambini Sahrawi da parte del Fronte Polisario. Secondo la Maat for Peace, Development and Human Rights Association, sarebbero almeno 8.000 i bambini reclutati. Inoltre, anche la schiavitù e la discriminazione razziale rappresentano una questione attuale nei campi profughi di Tindouf: gli Haratin, un gruppo etnico Sahrawi di pelle nera, sono vittime di abusi e sfruttamento. Si tratta di una discriminazione sistematica da parte del Fronte Polisario, che li costringe a svolgere i lavori più duri e impedisce loro di accedere alle più alte cariche amministrative o politiche. 

Tutte queste situazioni rappresentano gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e aggravano ulteriormente le già complesse condizioni di vita dei rifugiati Sahrawi nei campi di Tindouf.

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Aurora Mazzola

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Diritti Umani

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Diritti umani Sahara Occidentale Sahrawi Algeria diritto umanitario