I centri detentivi per immigrati negli Stati Uniti: il nuovo sistema Trump

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  Gaia Recrosio
  23 luglio 2025
  4 minuti, 6 secondi

Dalla notizia dei due immigrati italiani detenuti nel carcere “Alligator Alcatraz alle segnalazioni di Human Rights Watch sulle condizioni detentive abusive nelle carceri in Florida, il progetto di Trump per la gestione degli immigrati negli Stati Uniti solleva numerose questioni legate al rispetto dei diritti umani nelle carceri: sovraffollamento, assenza di cure mediche e trattamenti degradanti sono solo alcuni degli aspetti più critici della vita dei detenuti.

Alligator Alcatraz

Il carcere per immigrati irregolariAlligator Alcatraz” è stato aperto a inizio luglio: situato in una paludosa regione della Florida chiamata Everglades, è circondato da numerosi alligatori che avrebbero lo scopo di evitare evasioni, rendendolo così nel progetto di Trump un carcere di massima sicurezza. La struttura può garantire la detenzione di un massimo di tre mila persone, nell'attesa che queste siano espulse dagli Stati Uniti. Lo scorso giugno Fernando Eduardo Artese, 63enne italiano e residente regolare negli Stati Uniti da quasi 10 anni, era stato fermato mentre era in viaggio in auto verso il Messico con la sua famiglia (che lo aveva raggiunto legalmente) verso il Messico, per raggiungere poi l'Argentina, dove si sarebbero trasferiti. L'uomo è stato fermato poiché su di lui pendeva un mandato d'arresto, in quanto non si era presentato all'udienza prevista dopo che era stato fermato per aver guidato senza patente. Si tratterebbe, quindi, di una detenzione per un reato minore e, secondo un giornalista del New Yorker, il motivo dell'arresto di Artese e di altre persone  lì detenute, sarebbe dovuto al fatto che sono o sembrano persone di origine latinoamericana: si tratterebbe, a detta del giornalista del New Yorker Blitzer, di una ricetta per una profilazione razziale di massa. Gaetano Cateno Mirabella Costa, l'altro cittadino italiano lì detenuto, aveva finito di scontare una condanna di sei mesi per aggressione e detenzione di stupefacenti ma, al termine della condanna, è stato spostato nel carcere anziché essere liberato, con l'accusa di aver violato la legge sull'immigrazione.

Le condizioni detentive

Un giornalista del New York Times ha recentemente riportato le condizioni di detenzione nel carcere, definendole come “orrori di ogni sorta”: assenza di cure mediche, acque reflue che scorrono sul pavimento, gabbie da 32 posti letto e assenza di qualsiasi tipo di attività ricreativa o formativa, oltre alla costante presenza di una luce accesa (anche di notte), bagni inagibili e assenza di un'adeguata protezione dalle intemperie, che fa sì che acqua piovana e grandi quantità di insetti penetrino nella struttura. Tutto questo porta ad una maggiore esposizione alla contrazione di malattie, rischio dovuto non solo alle scarse condizioni igieniche, ma anche alle ridotte quantità di cibo somministrate ai detenuti. Neppure gli agenti in servizio presso la struttura sono esenti da condizioni di disagio: svolgono turni di dodici ore con una sola pausa di quindici minuti e vivono in cubicoli di infime dimensioni all'interno di strutture simili a roulotte. I funzionari locali e l'ICE (Immigration and Customs Enforcement) sostengono che tali condizioni siano dettate dall'urgenza per la costruzione della struttura, che sarebbe infatti stata edificata in soli otto giorni: nonostante le condizioni, si stima che essa avrà un costo annuo di gestione pari a circa 450 milioni di dollari.

Alligator Alcatraz come modello in Florida

Secondo quanto riportato da Human Rights Watch in un recente articolo, il numero di persone detenute da ICE in Florida è aumentato dall'inizio della presidenza Trump e ciò è dovuto a politiche federali e statali: alcuni dati registrati da ICE mostrano che 45 strutture su 181 hanno superato la loro capienza già a metà aprile. Secondo alcuni ricercatori, il centro di detenzione di Krome (Krome North Service Processing Center) deterrebbe le persone il celle affollate, fredde e senza letti, privandole dell'accesso all'igiene persone e a cure mediche, anche in caso di malattie croniche. Inoltre, le donne sarebbero detenute in una struttura interamente maschile, private così della privacy o di cura specifiche di cui necessitano. Addirittura due morti, a Krome e BTC (Broward Transitional Center), sarebbero dovute alla negligenza medica. Human Rights Watch riporta la testimonianza di un uomo al quale è stato negato l'accesso alle cure per un'ernia strozzata, lasciato soffrire fino a uno stato di profondo sfinimento fisico. Una donna ha inoltre segnalato come sia assente qualsiasi forma di supporto psicologico, tanto che i detenuti evitano di piangere per non rischiare di essere isolati per due settimane.

La responsabilità di ICE

Queste condizioni di detenzione non violano soltanto il diritto internazionale, ma anche gli standard federali stessi: le condizioni detentive nei centri ICE dovrebbero assicurare un trattamento dignitoso, l'accesso alle cure mediche e adeguate tutele contro gli abusi. Tuttavia, ICE non garantisce il rispetto di tali standard, rendendo urgente un intervento volto a porre fine a queste pratiche inaccettabili.

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Diritti Umani

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