Dei popoli indigeni sappiamo relativamente poco: solo che vivono in zone remote, molto lontane da quella che consideriamo la civiltà, e che spesso non desiderano incontrare stranieri, un po’ per timore e un po’ perché i pochi incontri avuti sono costati loro molto cari.
Di loro nessuno si è mai occupato veramente, se non pochi missionari che volevano convertirli e convincerli ad abbracciare una nuova fede, abbandonando le loro antichissime abitudini, considerate obsolete e primitive.
Le loro conoscenze tradizionali, invece, sono fondamentali per la conservazione dell’ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Possono insegnarci a vivere in armonia con la natura, a non sprecare, a utilizzare con saggezza le risorse del nostro pianeta.
I popoli indigeni rivestono un ruolo importantissimo come custodi dell’ambiente: proteggono da migliaia di anni oltre l’80% del patrimonio forestale del nostro pianeta. Sono i veri custodi della bellezza naturale e da sempre si impegnano a salvaguardare le aree naturali più delicate, che per loro rappresentano la casa e la loro spiritualità ancestrale. Fin dalla notte dei tempi, hanno imparato a sfruttare le risorse che la natura offre senza stressare il pianeta, coabitando in pace con animali, piante e tutte le creature che popolano l’ambiente naturale.
Non conoscono il concetto di accumulare ricchezze, di investire o di lavorare per guadagnare sempre di più. Sanno però che si può vivere bene senza sprechi e senza accumulare beni inutili. Sanno prendere dalla natura solo ciò che serve per nutrirsi. Forse è proprio questo rispetto per il pianeta ciò di cui abbiamo davvero bisogno: loro sono i veri maestri del vivere green.
Purtroppo, le popolazioni indigene sono state troppo spesso ignorate; i loro bisogni e le loro esigenze sono stati etichettati come inutili e contrari al progresso. Oggi si trovano a pagare il prezzo più alto dei cambiamenti climatici, un costo che non è responsabilità loro. Deforestazione e land grabbing, cioè l’espropriazione dei loro territori per fini speculativi o per l’agricoltura intensiva, sono solo due dei gravi problemi che queste comunità si trovano ad affrontare. Spesso, non riescono a sopravvivere alla modernità né ad affrontare il mondo contemporaneo.
Per le popolazioni isolate, con pochi o nessun contatto con l’esterno, è molto difficile fronteggiare tutte le sfide della società odierna. Non riescono a impedire alle grandi multinazionali dei settori agricolo, forestale o petrolifero di ingannarli e sottrarre loro le terre, trasformandole in qualcosa di inconcepibile per chi ha sempre vissuto in armonia con la natura.
Quando entrano in contatto con il cosiddetto mondo civilizzato, gli indigeni soffrono di gravi problemi di salute e contraggono malattie per le quali non hanno difese immunitarie. Ciò che per noi è un semplice raffreddore può essere letale. Molti indigeni hanno perso la vita a causa di malattie che noi consideriamo banali, perché i loro corpi non sono preparati ad affrontarle.
Sono popoli senza voce: i loro appelli restano inascoltati. Eppure, le loro conoscenze ancestrali e il loro modo di vivere in totale armonia con la natura potrebbero essere la nostra unica salvezza, l’unico mezzo per contrastare i cambiamenti climatici.
Si può affermare che le conoscenze antiche degli indigeni rappresentano l’unico vero argine alla crisi climatica, l’unica via per frenare la nostra avidità e lo sfruttamento indiscriminato della natura. Quegli uomini e quelle donne che vivono in perfetta armonia con l’ambiente sanno utilizzare le risorse naturali senza danneggiarlo, evitando l’esaurimento del pianeta. Sanno ottenere ciò che serve, senza essere avidi, rinunciando a tutto ciò che è intensivo.
Oggi, le popolazioni indigene affrontano pericoli diversi rispetto ad altri gruppi sociali: un forte impoverimento e una grande esclusione sociale che le conduce verso un isolamento senza ritorno. Eppure, le loro conoscenze e tradizioni sono fondamentali per la stessa sopravvivenza del pianeta così come lo conosciamo.
Il cambiamento climatico rappresenta per loro una condanna a morte, un rischio concreto di scomparire senza neppure avere la possibilità di lottare per la propria vita. La loro esistenza semplice, ma ricca di significato, rischia di essere inghiottita per sempre dall’oblio della storia.
In conclusione, rivalutare le popolazioni più remote e valorizzare la loro cultura e le loro tradizioni può essere forse l’unico modo per salvarci dai cambiamenti climatici.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Valeria Fraquelli
Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.
Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.
La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.
La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.
Categorie
Tag
popoli indigeni sostenibilità cambiamento climatico Tradizioni credenze insegnamento rivalutazione