I popoli antichi, unico argine ai cambiamenti climatici

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  Valeria Fraquelli
  28 May 2025
  4 minutes, 5 seconds

Dei popoli indigeni sappiamo relativamente poco, solo che vivono in zone remote molto lontane da quella che consideriamo la civiltà, che molto spesso non vogliono incontrare stranieri un po’ per paura e un po’ perché i pochi incontri che hanno avuto sono costati loro molto cari.

Di loro nessuno si è mai occupato veramente, se non pochi missionari che volevano convertirli e convincerli ad abbracciare una nuova fede, ad abbandonare le loro antichissime abitudini perché considerate obsolete e primitive.

Le loro conoscenze tradizionali invece per certi versi sono fondamentali per la conservazione dell’ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali, possono aiutare a vivere in armonia con la natura, possono insegnare a non sprecare, ad utilizzare bene le risorse del nostro pianeta.

I popoli indigeni hanno un importantissimo ruolo di custodi dell’ambiente, infatti, proteggono da migliaia di anni oltre l’80% dl patrimonio forestale del nostro pianeta, sono dei veri custodi della bellezza naturale e da sempre sono impegnati a salvaguardare le aree naturali più delicate che per loro rappresentano la casa, la loro spiritualità ancestrale. Sono popoli che fin dalla notte dei tempi hanno imparato a sfruttare le risorse che la natura ci offre senza stressare il nostro pianeta e coabitando in pace con tutti gli animali, le piante, tutte le creature che popolano l’ambiente naturale.

Non conoscono il significato di concetto di accumulare ricchezze, di investire, di lavorare per guadagnare sempre di più ma sanno che si può vivere bene senza sprecare e senza accumulare cose inutili, sanno prendere dalla natura solo quello che serve loro per nutrirsi. E forse il loro è il rispetto per il pianeta di cui davvero abbiamo bisogno, sono loro i veri maestri del vivere green.

Purtroppo, le popolazioni indigene sono state troppo spesso ignorate, i loro bisogni e le loro esigenze sono stati etichettati come inutili e contrarie al progresso e adesso si trovano a pagare il prezzo più alto per i cambiamenti climatici, un costo che non è colpa loro. Deforestazione e land grabbing, cioè il furto dei loro terreni per speculazione oppure per l’agricoltura intensiva, sono solo due dei problemi che queste comunità si trovano a fronteggiare e spesso li trovano incapaci di sopravvivere alla modernità e di affrontare il mondo moderno.

Per le popolazioni isolate e con pochi o nessun contatto con l’esterno è molto difficile fare fronte a tutte le sfide che la società contemporanea ogni giorno ci pone di fronte e non riescono ad impedire alle grandi multinazionali del settore agricolo, forestale o petrolifero di prendere con l’inganno le loro terre e trasformarle in qualcosa che per loro non è neanche lontanamente concepibile.

Le popolazioni indigene quando vengono in contatto con il cosiddetto mondo civilizzato soffrono di gravi problemi di salute e malattie per cui non hanno difese e anticorpi, quello che per noi è un semplice raffreddore può essere letale. Molti sono gli indigeni che hanno perso la vita a causa di malattie che noi consideriamo banali, i loro corpi non sono pronti a venire in contatto con malattie nuove.

Sono popoli che non hanno voce, tutti i loro appelli sono inascoltati; eppure, le loro conoscenze ancestrali, il loro modo di vivere in totale armonia con la natura possono essere la nostra unica salvezza, l’unico modo che abbiamo per fare fronte ai cambiamenti climatici.

Si può dire che le conoscenze antiche degli indigeni sono l’unico argine contro i cambiamenti climatici, l’unico modo in cui possiamo mettere un freno alla nostra avidità, al nostro sfruttamento della natura. Quegli uomini e quelle donne che vivono in perfetta armonia con la natura sanno come utilizzare le risorse naturali senza danneggiare l’ambiente e senza sfinire il nostro pianeta, avere le risorse che servono ma non essere avidi e rinunciare a tutto quello che è “intensivo”.

Oggi le popolazioni indigene affrontano pericoli diversi rispetto ad altri gruppi sociali, come un grande impoverimento, una grande esclusione sociale che li porta sempre di più verso un isolamento senza ritorno ma le loro conoscenze, le loro tradizioni sono importanti per la stessa sopravvivenza del pianeta così come lo conosciamo.

Il cambiamento climatico vuole dire una condanna a perdere la vita per le popolazioni indigene, una condanna a scomparire senza poter neanche lottare per la loro vita. La loro semplice ma piena di significati nascosti rischia di essere inghiottita per sempre dall’oblio della storia.

In conclusione, rivalutare le popolazioni più remote e valorizzare la loro cultura e le loro tradizioni può essere forse l’unico modo di salvarci dai cambiamenti climatici.

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L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

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Ambiente e Sviluppo

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