Noi occidentali, ma in particolare gli europei occidentali, dalla conclusione del secondo conflitto mondiale abbiamo sperimentato condizioni estremamente particolari e quasi uniche dal punto di vista politico-economico e militare. Ad esempio, per la prima volta nella storia i paesi euro-occidentali sono diventati de facto clientes di una superpotenza esterna, che con un'alleanza militare ha cementato la propria egemonia sul continente, agendo da deterrente verso l’eventuale espansionismo sovietico e i ciclici moti centrifughi intra-europei. Contemporaneamente, sempre sotto gli auspici e grazie all'aiuto della superpotenza esterna, i paesi europei hanno cominciato un processo di integrazione pacifica tra loro e sperimentato un nuovo boom economico. Nonostante le difficoltà, i frutti di questi processi si sono riverberati per decadi permettendo alle nuove generazioni di dimenticarsi del conflitto come modalità di risoluzione delle controversie. Decine di decadi di pace e relativa prosperità economica hanno coltivato l’illusione della “fine della storia”, un’illusione che in realtà si reggeva comunque sulla preponderanza militare della principale potenzia mondiale, che prima ha contenuto il competitor sovietico e poi si è lanciata in una simil-crociata di revisionismo globale per provare ad allargare i confini spaziali dello stesso Occidente.
Contemporaneamente, molti cantori del c.d. multipolarismo sembrano ora rimanere sgomenti dalla più recente esplosione di violenza che si è verificata negli ultimi anni. Costoro, forse troppo digiuni di memoria storica o probabilmente peccando di eccessivo ottimismo, hanno creduto che una nuova conformazione delle geometrie e gerarchie internazionali avrebbe portato una maggiore armonia e a una "democratizzazione" delle relazioni internazionali. Purtroppo, però, dalle città stato sumeriche fino alla conclusione della Seconda guerra mondiale, il multipolarismo si è sempre mostrato il sistema più instabile, proprio perché il numero di attori che concorrono per il potere e l'egemonia è superiore. A parte alcune eccezionali e fragili parentesi, come quella sperimenta dall'Europa tra la guerra franco-prussiana e la Grande guerra, i sistemi multipolari sono quasi sempre stati caratterizzati da una maggiore e ciclica conflittualità. I vari attori, infatti, competono continuamente per contenere gli appetiti egemonici altrui mentre tentano di soddisfare i propri. In sintesi, si presentano continui tentativi di bilanciamento reciproco.
Le letture di natura economicista o ideologica possono spiegare solo parzialmente lo scoppio di un conflitto. Innanzitutto, spesso la guerra è in realtà antieconomica, comporta privazioni, perdite, risulta più costosa di quanto si prefigurasse chi la inizia. L'ideologia può forse essere il carburante, non il motore. L'ideologia anzi spesso agisce da strumento di legittimazione morale per quello che è uno dei più antichi comportamenti umani e in particolare dei politici e degli stati: la ricerca del potere. Come ricorda Hans Morgenthau nel suo Politics Among Nations. The Struggle for Power and Peace:
<<Mentre la politica è la ricerca del potere, le ideologie sono gli strumenti utilizzati per rendere moralmente e psicologicamente accettabili le azioni messe in atto per conseguirlo agli occhi dei soggetti coinvolti e di quelli spettatori di questo processo… L’ideologia è un ottimo strumento per giustificare la propria condotta mentre si condanna quella altrui. L’ideologia è più efficace nel mobilitare le persone e le masse verso una determinata politica estera piuttosto che l’ammissione di volontà di acquisire potere >>
L'età unipolare era destinata a finire in quanto insostenibile materialmente sine die, nonostante l'esorbitante vantaggio tecnologico, politico e militare di cui godevano gli Stati Uniti. La pax americana in realtà è stata minata dallo stesso egemone, che una volta raggiunto l'apice del sistema internazionale, come molti storici predecessori, ha peccato a sua volta di hybris e ha ceduto all'imperial overstretching, finendo impanato in numerose endless wars nel tentativo di consolidare la propria egemonia globale e plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza. In parte, questa distrazione e consumo di risorse ha favorito i suoi competitor o i suoi alleati più esuberanti e ambiziosi. Questi attori, una volta rafforzatisi, hanno a loro volta cominciato a perseguire in maniera più energica e a volte spietata i propri disegni egemonici. Ciò a cui stiamo assistendo, dall’Europa orientale al Medio Oriente, è la definitiva deflagrazione del rule-based order e l’inizio della competizione serrata a somma zero tra le grandi e medie potenze globali e regionali, che sfruttano ogni occasione per indebolire i propri avversari e acquisire vantaggi strategici ai loro danni. L’evidenza empirica storica pregressa, dalle guerre di “religione” seicentesche a quelle di successione settecentesche o quelle napoleoniche di inizio Ottocento, suggerisce di aspettarsi una ulteriore intensificazione dello scontro per il potere. In un mondo multipolare, gli stati ricercano potere e sicurezza in modalità ancora più sconsiderate e violente, mentre gli stessi individui che li guidano sono spesso vittime dei propri istinti narcisisti e alla ricerca di prestigio personale, che tendono a celare e camuffare dietro il vessillo di quello nazionale, spesso andando incontro alla propria rovina.
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L'Autore
Michele Magistretti
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USA Multipolar transition global order recession