Il New Competitiveness Deal per rilanciare l'economia europea

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  Valentina Cannito
  13 novembre 2024
  4 minuti, 5 secondi

L’8 novembre 2024, durante un vertice informale a Budapest, i leader dell’Unione Europea hanno approvato il New European Competitiveness Deal, un piano volto a colmare il divario competitivo con Stati Uniti e Cina e a rilanciare un’economia europea in difficoltà. Il patto si ispira al Rapporto Draghi sulla competitività e al documento Much more than a market di Enrico Letta, delineando 12 direttive per rafforzare la resilienza e l’innovazione dell’Unione.

“Di fronte alle nuove realtà geopolitiche e alle sfide economiche e demografiche, noi, leader dell'Unione europea, siamo determinati ad assicurare la nostra prosperità economica comune e a rafforzare la nostra competitività […]. Sulla scorta dei lavori avviati a Versailles e proseguiti a Granada, a Bruxelles e nel quadro dell'agenda strategica, renderemo l'Unione più competitiva, produttiva, innovativa e sostenibile, basandoci sulla coesione economica, sociale e territoriale e assicurando convergenza e condizioni di parità sia all'interno dell'Unione che a livello mondiale”.

Queste sono state le parole introduttive della Dichiarazione di Budapest sul nuovo patto per la competitività europea. I timori di deindustrializzazione e declino economico hanno spinto i leader a firmare congiuntamente l’accordo, consapevoli che tali rischi potrebbero aggravarsi in caso di nuove tariffe punitive da parte della nuova presidenza Donald Trump.

Le dodici direttive prioritarie dell’accordo

L’accordo sottolinea la necessità di sfruttare in modo integrato e coerente tutti gli strumenti e le politiche, sia a livello europeo sia nazionale. Le direttive del patto puntano a costruire un mercato unico efficiente, con una strategia definita entro il 2025, e a realizzare entro il 2026 un’unione dei capitali che sostenga piccole e medie imprese e start-up, completando nel contempo l’unione bancaria. Il piano promuove la decarbonizzazione e il rafforzamento della competitività industriale dell’UE, semplificando le normative per ridurre il carico burocratico sulle imprese. 

In ambito di difesa e spazio, l’obiettivo è potenziare le capacità tecnologiche con un mix di investimenti pubblici e privati; sul fronte della ricerca e innovazione, il patto mira a destinare il 3% del PIL a questi settori entro il 2030 e a introdurre una “quinta libertà” per favorire la mobilità in ambito accademico e scientifico.

In ambito ambientale, il patto stabilisce l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e sostiene la creazione di un’economia circolare, con particolare attenzione alle materie prime critiche. La digitalizzazione dell’industria è un’altra priorità, così come la valorizzazione del capitale umano e una politica commerciale aperta e sostenibile. Infine, il patto mira a garantire stabilità e competitività nel settore agricolo, rafforzando la posizione degli agricoltori all’interno della filiera alimentare.

Nessun debito pubblico nel nuovo accordo

Nonostante il consenso generale, una proposta chiave del Rapporto Draghi non è stata inclusa nel documento finale di Budapest: il debito comune. Draghi aveva evidenziato la necessità di investire 800 miliardi di euro per mantenere la competitività europea, una somma che, a suo avviso, richiederebbe un debito comune su larga scala. Al vertice, a cui ha partecipato personalmente, Draghi ha ribadito che, pur non essendo la prima opzione, il prestito comune resta “indispensabile” per raggiungere gli obiettivi fissati, sottolineando inoltre l’urgenza di adottare decisioni rapide di fronte ai “grandi cambiamenti in vista”.

L’opposizione di Germania e Paesi Bassi, che già a settembre avevano respinto l’idea, ha reso impossibile includere il debito comune nell’accordo. Tuttavia, nella sezione dedicata ai finanziamenti, i leader hanno affermato: “Siamo determinati a esplorare e sfruttare tutti gli strumenti e i mezzi per raggiungere i nostri obiettivi: il quadro finanziario pluriennale quale mezzo essenziale per produrre risultati nell'ambito delle nostre priorità strategiche, l'unione dei mercati dei capitali per mobilitare finanziamenti privati e un maggiore coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti”, aggiungendo inoltre: “esploreremo lo sviluppo di nuovi strumenti. Continueremo a lavorare per l’introduzione di nuove risorse proprie”.

L’UE verso una nuova competitività globale

Il New European Competitiveness Deal segna un passo significativo per affrontare le sfide economiche e geopolitiche globali, con una visione strategica volta a rafforzare la competitività dell’UE e a promuovere un’economia resiliente e sostenibile. Il patto rappresenta una risposta ai timori di stagnazione e deindustrializzazione, ma il suo successo dipenderà dall’impegno collettivo degli Stati membri nel mettere in atto le direttive approvate e nel trovare soluzioni condivise per sostenere i finanziamenti necessari. Se l’UE saprà trasformare questo accordo in azioni concrete, potrà aspirare a consolidare il suo ruolo di attore competitivo e innovativo sulla scena globale, dimostrando che l’unità è la chiave per affrontare le sfide del futuro.

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Valentina Cannito

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