C'è aria di tempesta al Cremlino. Un dossier segreto dell'intelligence europea rivela una situazione di massima allerta ai vertici di Mosca: Vladimir Putin avrebbe cambiato drasticamente le sue abitudini per paura di un colpo di stato o di attentati con droni.
Putin trema al Cremlino?
“Non più presidente della Russia entro il 31 dicembre 2026?”. Su Polymarket, una piattaforma globale di scommesse che permette di puntare soldi sul verificarsi di eventi futuri, il sì è dato vincente al 12%. La probabilità di una sua destituzione entro la fine dell'anno è in crescita negli ultimi giorni.
Secondo un rapporto di un'agenzia di intelligence europea ottenuto dalla CNN, il Cremlino ha aumentato drasticamente la sicurezza personale del presidente Vladimir Putin, installando sistemi di sorveglianza persino nelle case dei suoi collaboratori più stretti. La misura rientra in un piano di emergenza adottato a seguito di un'ondata di assassinii di alti ufficiali militari russi e del persistente timore di un colpo di stato.
Stando al dossier, il divieto di utilizzare i mezzi pubblici sarebbe stato esteso anche a cuochi, guardie del corpo e fotografi che lavorano a stretto contatto con il presidente. I visitatori del capo del Cremlino devono essere sottoposti ad un doppio controllo di sicurezza, mentre il personale più vicino può utilizzare soltanto telefoni cellulari senza accesso ad internet.
Alcune di queste restrizioni sarebbero state adottate dopo l'uccisione di un alto generale nel dicembre 2025, evento che ha scatenato una disputa ai vertici dell'apparato di sicurezza russo. Tali contromisure suggeriscono un crescente malcontento all'interno del Cremlino, chiamato ad affrontare tensioni sempre più pressanti sia in patria che all'estero, tra cui difficoltà economiche, crescenti segnali di dissenso e battute d'arresto sul campo di battaglia in Ucraina.
Secondo quanto riportato, i funzionari della sicurezza russa hanno ridotto al minimo i luoghi visitati regolarmente da Putin. Per aggirare queste restrizioni e mostrare normalità, il Cremlino diffonde spesso al pubblico immagini preregistrate che lo ritraggono.
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Oggi Polymarket viene oggi usato da giornalisti e analisti come un vero e proprio termometro sociale. I mercati predittivi basati su soldi reali si rivelano spesso più accurati dei sondaggi tradizionali, poiché il prezzo delle quote riflette in tempo reale la probabilità dell'evento. Se una quota costa 0,60$, il mercato ritiene che ci sia il 60% di possibilità che l'evento si verifichi.
Attualmente su Polymarket, la probabilità che Vladimir Putin non sia più l'inquilino del Cremlino entro la fine dell'anno costa 12 centesimi di dollari, vale a dire il 12 per cento di chance.
‘Rischio di un colpo di stato’
Il rapporto afferma che, dall'inizio di marzo 2026, “il Cremlino e lo stesso Vladimir Putin sono preoccupati per la possibile fuga di informazioni sensibili, nonché per il rischio di un complotto o di un tentativo di colpo di stato ai danni del presidente russo. È particolarmente preoccupato per l'utilizzo di droni per un possibile attentato alla sua vita da parte di membri dell'élite politica russa”.
Dall'inizio del conflitto, inoltre, Kyiv ha sviluppato un arsenale di droni a lungo raggio in grado di colpire obiettivi a centinaia di chilometri all'interno del territorio russo. Solo di recente, a maggio, un drone ucraino ha colpito un grattacielo residenziale in un quartiere di lusso della zona ovest del centro di Mosca.
La conclusione più eclatante del dossier riguarda però Sergei Shoigu, un tempo stretto collaboratore di Putin. L'ex ministro della Difesa, ora segretario del Consiglio di Sicurezza, “è associato al rischio di un colpo di stato, poiché conserva una notevole influenza all'interno dell'alto comando militare”, afferma il rapporto, tra lo stupore e scetticismo degli analisti che ritengono Shoigu impopolare.
Putin è già sopravvissuto a un precedente tentativo di colpo di stato nel giugno 2023, quando il mercenario Yevgeny Prigozhin guidò una marcia (poi fallita) verso Mosca.
Guerra insostenibile
“Penso che tutto volga verso il termine della guerra in Ucraina”, così il presidente russo ha risposto ai giornalisti dopo la parata del Giorno della Vittoria, il 9 maggio, aggiungendo: “Siamo disponibili a una mediazione americana”, ha concluso. Intanto, giovedì scorso un attacco russo a Kyiv ha causato 24 morti, tra cui tre bambini, e 47 feriti, confermando la strategia di Mosca: negoziare ed attaccare.
Le perdite russe però, stimate dalle nazioni occidentali in circa 30 mila tra morti e feriti ogni mese, unite ai minimi progressi territoriali e ai ripetuti attacchi di droni ucraini sul suolo russo, stanno portando il bilancio del conflitto ad un livello che molti analisti ritengono insostenibile nel lungo periodo.
Il costo economico della guerra comincia a farsi tangibile anche per i ceti più abbienti. Le frequenti interruzioni della connessione internet, che colpiscono regolarmente le principali città, stanno irritando persino la borghesia filo-Putin e scatenando persino l'ira degli influencers russi. A questo si aggiunge la sensazione che la guerra stia iniziando a colpire l'élite urbana, fino ad ora perlopiù isolata dagli effetti dell'invasione.
Ad aggravare la situazione si aggiunge anche il peggioramento strutturale dell'economia nella Federazione russa. Le fabbriche soffrono di una gravissima carenza di manodopera a causa della mobilitazione militare, dell'ingente numero di caduti e mutilati al fronte e, soprattutto, di una crisi demografica russa in atto da decenni che la guerra in Ucraina ha drasticamente accentuato.
Al Cremlino serve una vittoria militare per giustificare in patria lo sforzo bellico affrontato in questi anni. "Un ultimo sforzo, la tempesta finirà", Putin sembra voler rassicurare il popolo russo. Ma in Russia però, si sa, il pessimista non è altro che un ottimista ben informato.
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L'Autore
Giuliana Băruș
Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi – fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.
Da sempre “permanently dislocated – un voyageur sur la terre” – abita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere – soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti – e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.
Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.
In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione “Organizzazioni Internazionali”.
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