“Assicurare a tutte le persone e in ogni momento una quantità di cibo sufficiente, sicuro e nutriente per soddisfare le loro esigenze dietetiche e le preferenze alimentari per una vita attiva e sana”: questa è la definizione di sicurezza alimentare secondo la FAO.
Quante persone nel mondo possono davvero contare su questo diritto fondamentale? Per il sesto anno consecutivo, il numero di individui colpiti da insicurezza alimentare acuta e malnutrizione è aumentato nel mondo. Il nuovo Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari, pubblicato a maggio 2025, evidenzia un quadro allarmante: nel corso del 2024, oltre 295 milioni di persone in 53 Paesi e territori hanno vissuto condizioni di fame acuta. Si tratta di un aumento netto di quasi 14 milioni rispetto all’anno precedente.
Secondo il Rapporto, le crisi alimentari più gravi si concentrano in aree colpite da conflitti, cambiamenti climatici, collasso economico e fragili sistemi sanitari e sociali, in particolare nel Corno d’Africa, Sahel, Gaza, Yemen e Afghanistan.
I più colpiti sono comunità rurali, donne e bambini, con tassi allarmanti di malnutrizione infantile in contesti come Gaza, Mali, Sudan e Yemen. Nel 2024, quasi 38 milioni di bambini sotto i cinque anni sono stati gravemente malnutriti in 26 crisi.
Il Rapporto sottolinea anche l’impatto degli sfollamenti forzati: su 128 milioni di persone costrette a fuggire, circa 95 milioni vivono in Paesi colpiti da emergenze alimentari come Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Siria e Colombia.
Le radici profonde dell’insicurezza alimentare
La fame acuta è il risultato diretto di una combinazione di fattori gravi e persistenti che si intrecciano e si rafforzano a vicenda, aggravando la fragilità delle comunità già vulnerabili.
Il conflitto armato resta il principale motore dell’insicurezza alimentare, secondo quanto emerge dal Rapporto. Nel 2024, circa 140 milioni di persone in 20 Paesi e territori sono state direttamente colpite dalla fame a causa di guerre e violenze. Il caso più drammatico è quello del Sudan, dove è stata confermata la presenza di carestia. Altri focolai critici includono la Striscia di Gaza, il Sud Sudan, Haiti e il Mali, dove la popolazione è costretta a sopravvivere in condizioni estreme, senza accesso a cibo sicuro né assistenza umanitaria continua.
A fianco ai conflitti, anche gli shock economici giocano un ruolo decisivo. Fenomeni come l’inflazione, la svalutazione delle valute locali e l’aumento dei costi alimentari hanno fatto precipitare ulteriormente la situazione in almeno 15 Paesi, colpendo oltre 59 milioni di persone. Sebbene leggermente inferiore rispetto al 2023, il numero resta quasi doppio rispetto ai livelli pre-COVID. In contesti come Afghanistan, Yemen, Siria e ancora Sud Sudan, il deterioramento economico è stato uno dei principali motori della fame cronica.
Un terzo fattore determinante è rappresentato dagli eventi climatici estremi, spesso legati al fenomeno di El Niño. Nel 2024, fenomeni come siccità prolungate, inondazioni devastanti e desertificazione hanno contribuito a generare crisi alimentari in 18 Paesi, coinvolgendo più di 96 milioni di persone. Le aree più colpite sono state l’Africa meridionale, l’Asia meridionale e il Corno d’Africa, dove le perdite nei raccolti, la scarsità d’acqua e la morte del bestiame hanno messo in ginocchio intere comunità agricole.
L’UE protagonista nella lotta all’insicurezza alimentare
L’Unione europea è uno dei principali attori mondiali nel campo dell’aiuto umanitario e dello sviluppo. In quanto potenza agroalimentare ed esportatore netto di cibo, l’UE si impegna attivamente per garantire la sicurezza alimentare e rafforzare i sistemi alimentari globali.
Attraverso la Commissione europea, e in particolare la Direzione Generale ECHO, l’UE fornisce assistenza alimentare prima, durante e dopo le crisi umanitarie, con l’obiettivo di assicurare l’accesso a cibo sicuro e nutriente alle popolazioni più vulnerabili.
Dal 2010, la politica europea in materia di assistenza alimentare ha sostenuto milioni di persone prive di accesso a risorse adeguate. Solo tra il 2021 e il 2023, circa un terzo del bilancio umanitario dell’UE è stato destinato a interventi di emergenza nel settore alimentare.
Particolare attenzione è rivolta alle cosiddette “crisi dimenticate”, emergenze prolungate e poco visibili a livello internazionale, a cui viene riservato almeno il 15% del bilancio umanitario iniziale. Nel 2023, circa 175 milioni di euro sono stati destinati a questi contesti, tra cui la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan, la Nigeria, il Libano, il Bangladesh, il Burkina Faso e il Mali.
In che modo l'UE combatte la fame nel mondo
L’assistenza dell’UE è pensata per adattarsi a ogni crisi specifica e alle esigenze di diversi gruppi. Nei momenti più critici, fornisce alimenti essenziali e nutrienti, ma spesso interviene anche con trasferimenti in denaro. In molti casi, infatti, il cibo è disponibile nei mercati locali, ma le popolazioni colpite non hanno i mezzi per acquistarlo. Offrire denaro consente alle famiglie di scegliere e procurarsi direttamente il cibo di cui hanno bisogno, in modo più rapido ed efficiente rispetto alla distribuzione fisica di aiuti.
Un esempio significativo è quello del Sud Sudan, dove l’UE finanzia un programma di assistenza in denaro a favore delle comunità colpite da conflitti e inondazioni, attuato da Save the Children Danimarca, con un budget di oltre 6 milioni di euro. Questo tipo di intervento ha dimostrato di essere più efficace della consegna diretta di generi alimentari.
Oltre agli aiuti immediati, l’UE promuove soluzioni sostenibili per rafforzare la resilienza delle comunità e favorire il ritorno all’autosufficienza. Tra le iniziative rientrano la distribuzione di sementi e strumenti agricoli alle famiglie rurali, per permettere loro di coltivare il proprio cibo e ricostruire i mezzi di sussistenza.
L’UE è anche membro della Convenzione sull’assistenza alimentare e si è impegnata a destinare almeno 350 milioni di euro all’anno alla lotta contro la fame. Negli ultimi due anni, ha mobilitato oltre 1,7 miliardi di euro per l’assistenza alimentare e nutrizionale d’emergenza nei Paesi più colpiti.
Un futuro incerto
Nonostante l’impegno significativo da parte dell’UE, le risorse attuali non bastano a far fronte all’enormità del bisogno e le prospettive per il futuro non sono incoraggianti. Secondo le previsioni della Rete Globale contro le Crisi Alimentari, anche il 2025 sarà segnato da shock significativi legati alla fame.
A preoccupare è in particolare il calo dei finanziamenti: si prevede che i fondi umanitari destinati alle emergenze alimentari e nutrizionali subiranno la riduzione più marcata mai registrata nella storia del Rapporto, proprio mentre i bisogni globali continuano ad aumentare.
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L'Autore
Valentina Cannito
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