Lo scorso 18 ottobre il Primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha annunciato che le autorità del Paese hanno con successo prevenuto un attentato incendiario a delle infrastrutture satellitari collegate ai servizi di Starlink: un attacco sventato proprio in quanto tutti i siti che ospitano antenne e equipaggiamento utilizzato da Starlink su suolo europeo sono, da circa un mese, tenuti sotto stretta vigilanza. L’attacco in Lituania è infatti il terzo nel suo genere: il primo sabotaggio è avvenuto il 23 settembre, nel villaggio di Wola Krobowska (a circa 40 km di distanza dalla capitale Varsavia); una stazione di terra di Starlink è stata messa a fuoco. Le autorità polacche hanno dichiarato che l’incidente è stato un aperto atto di sabotaggio russo portato avanti da un’organizzazione criminale operativa in Germania. L’incidente è avvenuto in un momento già teso per le autorità polacche, che negli stessi giorni hanno dovuto ordinare l’evacuazione di alcuni valichi di frontiera sul confine con l’Ucraina, a causa di attacchi russi sempre più spinti verso il confine polacco.
Il secondo attacco alle infrastrutture Starlink su suolo europeo si è invece verificato nella notte tra il 9 e il 10 ottobre, nei pressi della capitale bulgara Sofia, causando la distruzione di tre antenne satellitari usate per le comunicazioni di Starlink ed il danneggiamento di altre 8 antenne. Anche in questo caso, le autorità nazionali hanno riscontrato legami con la criminalità organizzata tedesca (su ordine russo) e avviato un’investigazione per sabotaggio, anche se un parlamentare bulgaro ha dichiarato che l’incendio è l’ennesimo atto di guerra ibrida russa sul suolo bulgaro. L’incidente è infatti avvenuto a pochi giorni di distanza dall’attacco del 13 ottobre, che ha visto due navi mercantili colpite da droni mentre navigavano in acque bulgare nel Mar Nero, affondando una nave e causando 11 dispersi. L’incidente ha aggravato le già esistenti tensioni europee nei confronti della Russia, la cui escalation è proseguita anche con il ripetersi dell’attacco su navi mercantili in Romania, avvenuto il 15 ottobre.
Satelliti e guerra ibrida: perché Starlink è sotto attacco
A partire dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, la compagnia Starlink, posseduta da Elon Musk, ha assunto un ruolo fondamentale nel determinare gli sviluppi della guerra. Attraverso i servizi di comunicazione satellitare offerti da Starlink, e tramite l’utilizzo di Starshield, il sistema di telecomunicazioni avanzato offerto da Spacex per fini militari, l’Ucraina ha ottenuto un vantaggio significativo sul campo di battaglia, impiegando i sistemi satellitari non solo per garantire le comunicazioni in aree nelle quali le infrastrutture a terra sono state distrutte dai bombardamenti, ma anche per guidare con precisione droni a lunga distanza, impiegando segnali più sicuri rispetto a quelli radio, più facilmente soggetti a manomissione e jamming da parte nemica.
Il ruolo strategico delle comunicazioni Starlink per la difesa ucraina ha reso la rete satellitare già oggetto di attacchi da parte russa, fin dall’inizio dell’attivazione dei servizi Starlink sul territorio ucraino nel febbraio 2022, immediatamente dopo lo scoppio del conflitto.
Starlink possiede al momento più di 10.000 satelliti attivi in orbita, offrendo un servizio senza rivali a livello mondiale. La rilevanza dell’infrastruttura satellitare (anche ad uso militare), posseduta da SpaceX, e il ruolo assunto dalla compagnia privata nel determinare gli equilibri del conflitto hanno dimostrato come lo spazio sia diventato la nuova frontiera della difesa. Le conseguenze del ruolo assunto dalle telecomunicazioni satellitari nel conflitto hanno interessato gli sviluppi delle policy russe, ma anche di quelle europee.
Le telecomunicazioni satellitari offerte da Starlink e dalla sua versione avanzata Starshield costituiscono infatti una tecnologia strategica, fondamentale per le attività militari e governative: la dipendenza da una compagnia privata nell’accedere a questi servizi costituisce una grande vulnerabilità per i governi nazionali, soprattutto a causa della stretta vicinanza di SpaceX ed Elon Musk alla politica statunitense.
Per questa ragione, già a partire dal 2020, la Russia ha avviato lo sviluppo di una propria costellazione di satelliti in orbita bassa, per ottenere un sistema pari a quello di Starlink, ma sotto il controllo russo. Il progetto, nominato Rassvet (parola russa per “alba”), ha raggiunto i primi lanci in orbita nel 2023, mentre attualmente sono 37 i satelliti attivi, anche se la Russia pianifica di raggiungere più di 900 satelliti in orbita entro il 2035. Una volta operativo, il sistema Rassvet garantirebbe non solo una copertura internet sugli estesi e remoti territori russi, ma consentirebbe anche di superare lo svantaggio causato dal blocco nell’accesso ai servizi Starlink, avendo un servizio autonomo e potenzialmente cedibile anche ad altri Paesi bloccati dall’accesso a Starlink.
Il ritorno della guerra sul suolo europeo ha reso la ricerca di autonomia per le tecnologie strategiche una priorità (ed un’emergenza) anche per l’Unione Europea: a circa un mese dall’invasione dell’Ucraina, la Commissione Europea ha infatti rilasciato l’European Strategic Compass for Security and Defence, un piano d’azione che comprende diverse policy per garantire la difesa comune europea. La strategia ha definito per la prima volta lo spazio come strategico per la sicurezza dell’Unione, accelerando così l’avanzamento della ricerca e produzione di tecnologie dual-use e militari, ma promuovendo anche la ricerca di maggiore autonomia nella produzione di infrastrutture e servizi legati allo spazio.
E tra i progetti per raggiungere l’autonomia strategica europea anche in orbita, la Commissione Europea ha proposto anche la realizzazione di un sistema di comunicazioni satellitari, paragonabile a Starlink, ma di proprietà europea. Il progetto, chiamato IRIS²(infrastruttura per la resilienza, l'interconnettività e la sicurezza via satellite), sarà proprio come l’alternativa statunitense in grado di fornire sia servizi civili che servizi per uso militare.
Il progetto, che prevede di lanciare i primi satelliti entro il 2029, sarà costituito da una costellazione di circa 350 satelliti, con un budget di circa 15 miliardi di euro, fornito da fondi pubblici europei, e prodotto dal consorzio SpaceRISE.
Il nuovo approccio UE alla difesa nello spazio
Lo sviluppo di IRIS² è parte di un più articolato programma europeo per garantire la resilienza e la sicurezza dei territori UE anche a partire dallo spazio. Le crescenti ostilità russe in Europa e l’instabilità della NATO nel garantire una pronta e sicura difesa europea hanno portato allo sviluppo di capacità militari, una delle priorità perseguite dalla Commissione Europea e dai Paesi Membri.
Il ruolo assunto dalle tecnologie spaziali nel perseguire la difesa europea è diventato evidente con la creazione della Direzione Generale per lo Spazio e la Difesa, istituita nel 2024 come parte del secondo mandato della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen. Il direttorato, guidato dal Commissario Andrius Kubilius, ha già raggiunto importanti risultati per la Strategia Spaziale dell’Unione europea per la sicurezza e la difesa, come lo Space Act del 2025 ( per garantire la competitività dell’economia spaziale europea) e la nuova Space Threat Response Architecture, un meccanismo di difesa comune per proteggere tecnologie e servizi spaziali dalle nuove minacce in orbita ed a terra.
Oggi lo spazio non è più solo una frontiera esplorativa, ma l'infrastruttura vitale che sorregge i servizi essenziali, il funzionamento dell'economia globale, le telecomunicazioni e la sicurezza delle nazioni. La nuova corsa allo spazio ha assunto, di conseguenza, una dimensione prettamente strategica: dominare l'orbita significa controllare lo sviluppo di nuove tecnologie e garantire la cyber-resilienza necessaria per fronteggiare le moderne minacce ibride.
Davanti all'escalation dei conflitti in corso e ai crescenti atti di sabotaggio sul proprio territorio, l'Unione Europea non può più delegare capacità così critiche ad attori privati o potenze esterne. Per tutelare i propri interessi, l'Europa deve accelerare la transizione verso infrastrutture spaziali proprietarie, come il programma IRIS², e continuare a sviluppare tecnologie all'avanguardia. Solo attraverso una piena autonomia tecnologica e operativa nello spazio sarà possibile neutralizzare le vulnerabilità terrestri e garantire, in modo duraturo, la sovranità e la sicurezza dell'intera Unione.
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L'Autore
Cristel Vinciguerra
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Russia Ucraina EU Unione Europea