La guerra civile in Sudan

Le origini della guerra civile in Sudan

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  Wiam Kessab
  27 maggio 2025
  3 minuti, 40 secondi

Due anni fa, il 15 aprile 2023, il Sudan è precipitato in una guerra civile, la più recente di una lunga serie di conflitti che hanno segnato la storia del paese dall’indipendenza nel 1956. A scontrarsi sono le due principali fazioni militari: le Forze Armate Sudanesi (SAF), guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le Forze di Supporto Rapido (RSF), una milizia paramilitare comandata da Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti.

Le origini del conflitto risalgono alla caduta del dittatore Omar al-Bashir nel 2019, dopo tre decenni di regime autoritario. In quell’anno, una rivolta popolare portò alla fine del suo governo, aprendo la strada a un fragile governo di transizione formato da militari e civili; ma nel 2021 un colpo di stato militare interruppe il processo democratico e consolidò il potere dell’esercito, che da allora ha rafforzato il proprio controllo politico ed economico.

Le Forze di Supporto Rapido (RSF), nate come milizia janjawid — milizie arabe attive in Sudan — sono state impiegate per reprimere le rivolte interne, essendoinoltre accusate di essere responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. La loro crescente influenza ha rappresentato una sfida per l’esercito regolare, con cui inizialmente collaboravano. Il conflitto è esploso quando al-Burhan ha tentato di integrare le RSF nelle forze armate regolari, una mossa rifiutata da Hemedti per timore di perdere potere e autonomia.

La guerra si è rapidamente estesa oltre Khartoum, coinvolgendo vaste aree del paese, in particolare il Darfur, teatro in passato di un genocidio che causò circa un milione di morti a partire dal 2003.

Il conflitto ha causato un numero elevatissimo di vittime e sfollati: oltre 12 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, diventando la peggiore crisi di sfollati al mondo. Il sistema sanitario è al collasso: ospedali chiudono o sono distrutti, mentre l’accesso alle cure è fortemente limitato a causa delle violenze in corso. La carenza di cibo, medicine e carburante ha fatto lievitare i prezzi, con oltre 3,2 milioni di bambini a rischio di malnutrizione grave nel 2025.

Nonostante alcune strutture mediche, soprattutto nella capitale, continuino a operare, la situazione sanitaria è critica. Malattie come le cardiopatie reumatiche, che colpiscono in particolare i più giovani, si aggravano a causa della difficoltà di accesso alle cure. Le organizzazioni umanitarie denunciano la crescente emergenza, aggravata anche dall’aumento delle violenze di genere e dalla diffusione di malattie trasmissibili.

A partire dalla fine del 2024, le SAF hanno riconquistato la capitale Khartoum, segnando una tappa importante nel conflitto. La presa del palazzo presidenziale, dell’aeroporto e della Banca centrale ha ridotto l’influenza nella città, costringendole a ritirarsi verso Omdurman. Tuttavia, la guerra prosegue con violenze diffuse, soprattutto nelle regioni periferiche, e un’intensificazione degli scontri su base etnica.

Sul piano politico, il conflitto ha frammentato ulteriormente l’opposizione civile. Il tentativo dell’ex premier Abdallah Hamdok di unificare le forze civili è fallito, con alcune fazioni che si sono alleate con le RSF, fondando un governo in esilio nelle aree controllate dalla milizia. Nel 2025, Hemedti ha proclamato la formazione di un “Governo di Pace e Unità” e ha introdotto una costituzione temporanea per le aree da lui controllate.

La crisi sudanese vede ripercussioni anche nei paesi vicini; in particolare, nel Sud Sudan le tensioni interne sono riemerse con nuovi scontri armati tra le milizie locali, mettendo a rischio l’accordo di pace del 2018 e aumentando l'instabilità regionale.

La guerra in Sudan rappresenta oggi il fallimento di un modello di governo basato sulla militarizzazione del potere e sulla delega della sicurezza a milizie etniche. Questo sistema ha creato un paese frammentato, dove lo Stato centrale ha perso progressivamente il controllo, e le élite militari si sono concentrate su interessi economici e settoriali piuttosto che sul benessere nazionale.

La situazione umanitaria, la devastazione delle infrastrutture e le violenze diffuse indicano l’urgenza di un ripensamento profondo delle strutture di sicurezza e della politica nazionale sudanese. La guerra ha mostrato come le tensioni etniche, sociali e regionali, a lungo sopite o gestite con la forza, siano esplose nuovamente con grande violenza.

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L'Autore

Wiam Kessab

IT

Wiam Kessab, classe 2001, ha conseguito la laurea triennale presso la Fondazione UniverMantova in mediazione linguistica; lingue per le relazioni internazionali.

Attualmente sta frequentando il corso di laurea magistrale in relazioni internazionali e diplomazia, curriculum in diritto internazionale ed economia presso l’Università degli studi di Padova.

Durante i suoi studi ha sviluppato un forte interesse sia per le relazioni internazionali che per le lingue.

Attualmente è autrice di Mondo internazionale Post per "Società e Legge".

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Wiam Kessab, born in 2001, graduated from the Fondazione UniverMantova in language mediation; languages for international relations.

She is currently attending the Master's degree course in international relations and diplomacy, curriculum in international law and economy at the University of Padua.

During her studies, she developed a strong interest for the international relations and languages.

She is currently author of International World Post for 'Society and Law'.



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Società

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