La riforestazione oceanica: rigenerare il pianeta unendo le nazioni

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  Alessia Bernardi
  16 agosto 2024
  4 minuti, 20 secondi

La riforestazione oceanica rappresenta una delle frontiere più promettenti nella lotta contro il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità marina. Questo approccio innovativo coinvolge la rigenerazione di ecosistemi marini come foreste di alghe e praterie marine, che svolgono un ruolo cruciale nel sequestro del carbonio, nella protezione delle coste e nel supporto alla biodiversità. Tuttavia, la riforestazione oceanica non è solo una questione ambientale: si intreccia profondamente con le dinamiche delle relazioni internazionali e delle politiche globali. Trattati come il Protocollo di Nagoya e la Convenzione di Parigi, insieme a iniziative come la Blue Carbon Initiative e i Seaforestation Projects, sono fondamentali per il successo di queste iniziative.

Il Protocollo di Nagoya, adottato nel 2010 sotto la Convenzione sulla Diversità Biologica, è uno strumento legale internazionale che mira a garantire una distribuzione giusta ed equa dei benefici derivanti dall'uso delle risorse genetiche. Questo protocollo è particolarmente rilevante per la riforestazione oceanica perché le tecnologie e le pratiche sviluppate per questo scopo spesso implicano l'uso di risorse genetiche marine. La cooperazione internazionale e il rispetto del Protocollo di Nagoya assicurano che i paesi in via di sviluppo, spesso custodi di queste risorse, possano beneficiare adeguatamente delle innovazioni e dei progetti di riforestazione. La Convenzione di Parigi del 2015 è un accordo internazionale volto a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. La riforestazione oceanica contribuisce agli obiettivi della Convenzione, sequestrando CO2 atmosferica attraverso la crescita di alghe e altre piante marine. Paesi di tutto il mondo possono includere queste iniziative nei loro piani nazionali di mitigazione, chiamati Nationally Determined Contributions (NDCs), migliorando così i loro sforzi per combattere il cambiamento climatico.

A tal proposito, anche delle iniziative internazionali devono essere prese in esame. La Blue Carbon Initiative è un partenariato globale che include organizzazioni come Conservation International, l'International Union for Conservation of Nature e il Centro di Ricerca per il Blue Carbon dell'UNESCO. Questa iniziativa si concentra sulla conservazione e sul ripristino degli ecosistemi costieri e marini, come le mangrovie, le praterie di fanerogame marine e le foreste di alghe, che sono efficaci nel sequestro del carbonio, noto come "carbonio blu". Questi ecosistemi, sebbene coprano una piccola porzione della superficie oceanica, sono incredibilmente efficienti nel catturare e immagazzinare CO2. Le foreste di alghe, in particolare, possono crescere molto rapidamente, assorbendo grandi quantità di carbonio che viene poi immagazzinato nei loro tessuti e nei sedimenti marini. La Blue Carbon Initiative promuove progetti di ricerca, sviluppa metodologie per il monitoraggio e la valutazione del carbonio blu e lavora con i governi per integrare questi ecosistemi nei piani di gestione del carbonio. Allo steso modo, anche i Seaforestation Projects hanno un ruolo cruciale, infatti sono iniziative di riforestazione oceanica che mirano a ripristinare le foreste di alghe e altri habitat marini attraverso tecniche innovative. Questi progetti coinvolgono spesso partnership tra governi, istituzioni accademiche, organizzazioni non governative e comunità locali. Ad esempio, in Australia, l'Università della Tasmania ha avviato il progetto "Kelp Watch", che mira a monitorare e ripristinare le foreste di kelp lungo la costa meridionale del paese. Il progetto utilizza tecnologie avanzate come il telerilevamento e i droni per mappare e monitorare la crescita delle alghe. In Norvegia, il progetto "Ocean Forest" è una collaborazione tra la compagnia di acquacoltura Lerøy Seafood Group e la società di biotecnologie Bellona. Questo progetto si concentra sulla coltivazione di alghe e molluschi per la produzione di biocarburanti e cibo, riducendo allo stesso tempo le emissioni di CO2. Nella costa occidentale degli Stati Uniti, il progetto "Puget Sound Restoration" mira a ripristinare le praterie di fanerogame marine, cruciali per l'ecosistema locale. Questo progetto coinvolge scienziati, volontari e membri della comunità in attività di piantagione e monitoraggio.

I benefici della riforestazione oceanica sono molteplici e vanno ben oltre la semplice cattura del carbonio. Le foreste di alghe e le praterie marine sono estremamente efficienti nel sequestrare CO2, contribuendo a mitigare il cambiamento climatico. Questi ecosistemi forniscono habitat cruciali per una vasta gamma di specie marine, migliorando la biodiversità e la resilienza degli ecosistemi. Le praterie marine e le foreste di alghe proteggono le coste dall'erosione e riducono l'impatto delle tempeste, proteggendo le comunità costiere. Gli habitat ripristinati possono supportare la pesca sostenibile, migliorando la sicurezza alimentare per le comunità costiere. Nonostante questo, la riforestazione oceanica deve superare diverse sfide. La complessità degli ecosistemi marini, la mancanza di finanziamenti e il bisogno di tecnologie avanzate sono ostacoli significativi. Inoltre, è essenziale garantire che i progetti di riforestazione rispettino i diritti e i bisogni delle comunità locali, in linea con il Protocollo di Nagoya. Le prospettive future per la riforestazione oceanica sono comunque promettenti. La crescente consapevolezza dei benefici del carbonio blu, insieme a un maggiore sostegno politico e finanziario, potrebbe accelerare lo sviluppo e l'implementazione di progetti di riforestazione in tutto il mondo. La cooperazione internazionale rimane fondamentale, poiché nessun paese può affrontare da solo le sfide globali del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità.

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L'Autore

Alessia Bernardi

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