La serie tv su Sarah Scazzi

Tra diritto di cronaca e tutela dell’immagine di una comunità

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  Giorgia Savoia
  04 novembre 2024
  3 minuti, 57 secondi

Il caso di Sarah Scazzi ha segnato profondamente l’Italia, scatenando una risonanza mediatica che continua ancora oggi, a distanza di anni. Insieme all’omicidio di Yara Gambirasio ha segnato un’intera generazione. La tendenza attuale di produrre serie televisive true crime ha investito anche il delitto di Avetrana, ma ha anche sollevato importanti interrogativi etici e giuridici.

Il 26 agosto 2010, Sarah Scazzi, quindicenne di Avetrana, città in provincia di Taranto, scomparve improvvisamente. Dopo mesi di ricerche, sulla scorta della confessione di suo zio, Michele Misseri, il corpo venne ritrovato segnando l’inizio di un lungo processo giudiziario che coinvolse l’intera famiglia e portò alla condanna di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, la cugina e la zia di Sarah, per omicidio e la condanna di Michele Misseri per concorso in soppressione di cadavere. La vicenda si trasformò in un caso mediatico talmente mediatico che la città pugliese fu investita dal dark tourism. Il dark tourism è un fenomeno in continuo aumento che si sostanzia nella visita turistica a luoghi in cui si sono consumate tragedie, tra cui omicidi fortemente mediatici.

Il sindaco di Avetrana, Antonio Iazzi, il 21 ottobre 2024, a quattro giorni dalla messa in onda della serie, ha depositato un ricorso cautelare d’urgenza per chiedere che la serie non venisse trasmessa e che il nome venisse rettificato, appellandosi alla necessità di proteggere la reputazione dell’intera comunità di Avetrana, “[...] sulla scorta del fatto che tale intitolazione potrebbe indurre gli utenti del prodotto cinematografico ad associare la città di Avetrana alla vicenda di cronaca nera, suscitando negli stessi l'idea di una comunità potenzialmente criminogena, retrograda ed omertosa". Il ricorso cautelare d’urgenza, ai sensi dell’art. 700 del Codice di Procedura Civile, è un provvedimento speciale d’urgenza che un soggetto può chiedere al giudice quando ha fondato motivo di ritenere che un suo diritto sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile. In questo caso il diritto in questione a rischio è la tutela dell'immagine della comunità e del comune di Avetrana.

La richiesta del sindaco pone sotto i riflettori un tema cruciale: il bilanciamento tra libertà di espressione e tutela del diritto dell’immagine di un’intera comunità. La Costituzione italiana garantisce il diritto di manifestare il proprio pensiero all’art. 21, da cui discende il diritto di cronaca, ma prevede limiti qualora sia necessario proteggere la dignità delle persone. Nel caso delle serie true crime, queste norme si scontrano con il crescente interesse mediatico, che spesso porta a una narrazione spettacolarizzata dei crimini a discapito della sensibilità dei familiari delle vittime.

Inoltre, i familiari delle vittime hanno il diritto di essere protetti da una continua esposizione mediatica che, nel tempo, può rappresentare una forma di trauma aggiuntivo. Tuttavia, la libertà di espressione potrebbe prevalere, essendo un diritto fondamentale, fondante di una società che possa essere definita democratica, come più volte sottolineato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte europea ha precisato che la libertà di espressione "non riguarda solo le opinioni che sono ben accolte o considerate innocue, ma anche quelle che possono urtare, scioccare o disturbare", come nel caso di specie. Censurare una serie televisiva di questo genere potrebbe minare fortemente alla libertà di espressione.

Consolidato ciò, sussistono comunque delle perplessità connesse a questioni etiche. Le serie true crime sono un genere in continua espansione. La combinazione di intrattenimento e cronaca attira un pubblico vasto e variegato, affascinato dalla complessità dei crimini e dal lato oscuro della natura umana. Spesso, queste serie tendono a creare una versione romanzata degli eventi, sacrificando l’accuratezza per una maggiore drammaticità. Ciò può portare a un'influenza indiretta sulla percezione pubblica di casi non ancora chiusi o già conclusi.

Il caso della serie su Sarah Scazzi, poco tempo dopo rispetto a quella di Yara Gambirasio, evidenzia l’urgenza di trovare un equilibrio tra diritto di cronaca, tutela della dignità delle vittime e dei condannati, e sensibilità pubblica. Mentre la narrazione di fatti criminali può essere utile per comprendere meglio il funzionamento della giustizia e per indagare sull’oscurità dell’animo umano, è fondamentale che questa non diventi un mezzo per spettacolarizzare il dolore.

In una società sempre più affamata di storie drammatiche, è importante ricordare che, dietro i casi di cronaca, ci sono vite che meritano rispetto.

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Giorgia Savoia

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Sarah Scazzi Avetrana Giudice Giustizia italiana Giustizia europea Serie tv crime True crime psicologia dark tourism CEDU