La Somalia nella doppia morsa jihadista

Tra l’espansione di Al-Shabaab e la crescita di ISIL-Somalia

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  Filippo Zangheratti
  09 marzo 2026
  6 minuti, 9 secondi

Corno d’Africa: la Somalia come epicentro strategico tra competizione jihadista e rivalità geopolitiche

Il Corno d’Africa è tornato al centro della competizione geopolitica globale. Snodo marittimo tra Mar Rosso e Oceano Indiano, crocevia energetico e punto di accesso alle rotte verso il Golfo, l'area è oggi attraversata da tensioni che combinano rivalità tra potenze, instabilità statale e minacce jihadiste.

La Somalia, in particolare, rappresenta un laboratorio geopolitico unico. Le notizie sul possibile riconoscimento del Somaliland, gli accordi militari con la Turchia, la vendita di armamenti, il crescente coinvolgimento degli Stati Uniti e degli Emirati Arabi Uniti sono ormai note. Ma sotto questa superficie di dinamiche diplomatiche e militari si muove un dato strutturale più profondo: in Somalia operano due gruppi jihadisti distinti, con agende, reti e capacità differenti.

Da un lato Al-Shabaab, affiliato ad Al-Qaida e attore dominante nel teatro somalo; dall’altro Islamic State – ISIL-Somalia, più piccolo ma in espansione, con ambizioni transnazionali. Comprendere il 2026 somalo significa analizzare questa doppia minaccia dentro una cornice regionale più ampia.

La dimensione geopolitica: Somalia tra potenze medie e grandi attori

Negli ultimi anni la Somalia è divenuta oggetto di crescente attenzione strategica:

  • La Turchia ha consolidato la sua presenza attraverso cooperazione militare e fornitura di armamenti.

  • Gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto operazioni di sicurezza nel Puntland.

  • Gli Stati Uniti mantengono capacità di sorveglianza e strike mirati.

  • Il Consiglio di Sicurezza ONU ha esteso fino al 31 dicembre 2026 la missione di supporto e stabilizzazione dell’Unione Africana (AUSSOM).

Questi elementi sono fondamentali, ma non risolvono la questione centrale: la minaccia jihadista resta strutturale.

Al-Shabaab: la minaccia dominante

Secondo il Panel of Experts delle Nazioni Unite (rapporto novembre 2025), Al-Shabaab rimane la principale minaccia alla pace e alla stabilità in Somalia e nella regione, in particolare in Kenya.

Il gruppo mantiene:

  • capacità di attacchi complessi e asimmetrici, anche a Mogadiscio;

  • un sistema sofisticato di estorsione;

  • reclutamento forzato sistematico;

  • un apparato propagandistico efficace.

L’attentato del 18 marzo 2025 contro il convoglio presidenziale ha dimostrato che la capacità operativa del gruppo non è stata neutralizzata. In Kenya, Al-Shabaab ha condotto in media circa sei attacchi al mese nel 2025, soprattutto nelle contee di Mandera e Lamu, rafforzando la dimensione regionale della minaccia.

La strategia del gruppo non è solo insurrezionale, ma politico-ideologica. L’obiettivo dichiarato resta la creazione di una “Grande Somalia” sotto rigido dominio islamico.

ISIL-Somalia: la minaccia emergente

Se Al-Shabaab domina per estensione territoriale e capacità militare, ISIL-Somalia rappresenta una minaccia qualitativa differente. Secondo il rapporto ONU, alla fine del 2024 il gruppo contava oltre 1.000 combattenti, almeno il 60% dei quali stranieri.

Questa composizione suggerisce:

  • forte attrattività transnazionale;

  • connessioni con reti jihadiste esterne;

  • potenziale ruolo di hub regionale.

ISIL-Somalia opera prevalentemente nel Puntland, sfruttando aree montuose difficilmente controllabili. La presenza di foreign fighters modifica il profilo della minaccia, rendendola meno locale e più interconnessa.

Rivalità interna: Al-Qaeda vs. Stato Islamico

La Somalia è uno dei pochi teatri africani dove due reti jihadiste globali rivali coesistono. La competizione tra Al-Shabaab e ISIL-Somalia riguarda:

  • reclutamento;
  • controllo economico coercitivo;
  • legittimità ideologica;
  • accesso alle reti finanziarie.

Finora Al-Shabaab mantiene una superiorità netta. Tuttavia, la crescita di ISIL-Somalia introduce un elemento di frammentazione potenziale nel panorama militante.

La risposta somala nel 2026: tra offensiva e vulnerabilità strutturale

Operazioni contro IS

Dal dicembre 2024, il Puntland ha lanciato un’offensiva significativa contro ISIL-Somalia (Operation Hilaac), con progressi riportati nel 2025. Le operazioni hanno incluso:

  • riconquista di roccaforti;
  • distruzione di basi;
  • supporto aereo internazionale.

Tuttavia, l’ambiente montuoso e le reti locali rendono difficile un’eliminazione definitiva.

Operazioni contro Al-Shabaab

Nel gennaio 2026, la Somalia ha annunciato operazioni con supporto internazionale in Middle Shabelle. Ma la controinsurrezione richiede più della pressione militare:

  • governance stabile;
  • servizi pubblici;
  • sicurezza alimentare;
  • interruzione delle reti di estorsione.

Il fattore destabilizzante: la crisi umanitaria

Nel febbraio 2026, circa 6,5 milioni di persone risultano a rischio fame acuta per siccità e carenze nei finanziamenti umanitari. Questo elemento è cruciale: l’instabilità socio-economica alimenta la resilienza dei gruppi armati, facilita il reclutamento e indebolisce il controllo statale.

Un equilibrio fragile nel cuore del Corno d’Africa

La Somalia nel 2026 si trova in una posizione ambivalente:

  • geopoliticamente rilevante e sempre più integrata in reti di cooperazione internazionale;
  • internamente ancora vulnerabile a due minacce jihadiste distinte.

Al-Shabaab rimane la minaccia principale per volume operativo e radicamento territoriale. ISIL-Somalia rappresenta una minaccia emergente, con una dimensione transnazionale che potrebbe acquisire maggiore rilevanza nel medio periodo.

La stabilità del Corno d’Africa dipenderà non solo dall’intensità delle operazioni militari, ma dalla capacità dello Stato somalo di consolidare governance, legittimità e resilienza economica.

Il 2026 non segna una svolta definitiva, ma una fase di contenimento e competizione.

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L'Autore

Filippo Zangheratti

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