Piano Mattei: possibile nuova svolta

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  Maria Pol
  16 giugno 2025
  3 minuti, 30 secondi

Il prossimo 20 giugno 2025, a Roma, si terrà il vertice internazionale dal titolo “The Mattei Plan for Africa and the Global Gateway: A common effort with the African Continent”. L’incontro, co-presieduto dalla presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, rappresenta un momento cruciale per il futuro del Piano Mattei. Si tratta, infatti, di un’occasione chiave per dare concretezza a un progetto che mira a ripensare profondamente le relazioni tra l’Europa, l’Italia e il continente africano.

Il Piano Mattei è una strategia di cooperazione internazionale promossa dal governo italiano, con l’obiettivo di rafforzare i legami politici, economici e culturali con i Paesi africani. Alla base dell’iniziativa c’è la volontà di costruire un partenariato autenticamente paritario, che favorisca lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la creazione di opportunità locali, agendo al contempo sulle cause profonde delle migrazioni forzate. Come si legge nei documenti ufficiali, l’Italia intende “imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il Continente africano, costruendo un partenariato su base paritaria, che rifiuti tanto l’approccio paternalistico e caritatevole quanto quello predatorio, e che sia capace di generare benefici e opportunità per tutti”.

Il piano si articola in sei aree strategiche d’intervento: sanità, istruzione e formazione, agricoltura, accesso all’acqua, energia e infrastrutture. Le azioni promosse possono consistere sia nello sviluppo di nuovi progetti, sia nel rilancio di iniziative esistenti, con l’intento dichiarato di garantire una presenza duratura nel territorio africano, nel rispetto delle priorità e delle esigenze locali. Il metodo operativo del piano si riassume in tre parole: “ascoltare, rispettare, costruire insieme”.

Vista la vastità e la complessità del continente africano, il Piano Mattei prevede una fase iniziale di intervento mirato in nove Paesi: Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria, Kenya, Etiopia, Mozambico, Repubblica del Congo e Costa d’Avorio. Successivamente, l’iniziativa sarà progressivamente estesa ad altri Stati africani.

Ogni progetto, per poter essere approvato e implementato, deve rispondere a cinque criteri fondamentali: efficacia, integrazione e flessibilità, valore aggiunto, potenzialità di crescita e sostenibilità e replicabilità. L’obiettivo non è soltanto garantire risultati misurabili nel breve periodo, ma promuovere modelli di sviluppo che possano essere ampliati e adattati ad altri contesti, generando un impatto positivo e duraturo sulle comunità locali.

Il piano sarà finanziato attraverso una combinazione di risorse pubbliche e private. In particolare, l’Italia ha previsto l’utilizzo del Fondo Italiano per il Clima, a cui si affiancheranno investimenti privati e, auspicabilmente, anche fondi europei. In quest’ottica, è fondamentale il collegamento con il programma europeo Global Gateway, lanciato dalla Commissione nel dicembre 2021, che mira a mobilitare investimenti per rafforzare le connessioni infrastrutturali tra l’UE e i Paesi partner, con un’attenzione particolare alla sostenibilità, alla digitalizzazione e alla resilienza economica.

A gennaio 2024 è stato istituito un Fondo specifico per il Piano Mattei, con una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro tra crediti e garanzie. Tuttavia, i dettagli sui progetti concreti da finanziare sono ancora in fase di definizione, e proprio il vertice del 20 giugno potrebbe rappresentare un punto di svolta operativo, sia sul piano politico che su quello finanziario.

L’Italia, attraverso questo piano, si propone come ponte tra Europa e Africa, assumendo un ruolo attivo nella definizione di una nuova agenda di cooperazione. La sinergia con la Commissione Europea è vista come fondamentale per amplificare l’efficacia del Piano Mattei, integrandolo con le strategie già in corso a livello comunitario. Il vertice di Roma, in questo senso, rappresenta un passaggio simbolico e operativo importante: l’intenzione è quella di unire le forze, evitare duplicazioni e presentare all’Africa un fronte coeso e credibile, capace di offrire partnership, investimenti e rispetto.

L’incontro del 20 giugno si propone come tavolo fondamentale di negoziazione e implementazione del piano. Resta però da capire quanto questa visione riuscirà a tradursi in azioni concrete, condivise e apprezzate anche dai partner africani. La sfida, infatti, sarà evitare che il piano venga percepito come un’iniziativa calata dall’alto, mantenendo fede ai principi di ascolto, co-costruzione e beneficio reciproco che ne costituiscono l’essenza.

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Maria Pol

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