Con il diffondersi della guerra in Medio Oriente e l’inizio delle operazioni militari da parte di Israele nel suolo libanese, fra i molti episodi di violenza che si sono susseguiti alcuni hanno visto coinvolti anche membri della missione ONU UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon).
Una serie di violazioni da parte dell’IDF (Israel Defense Forces), nei confronti dei membri della missione, hanno destato, infatti, stupore e sdegno, in particolare per le modalità e per i reiterati tentativi che hanno ben presto fatto intendere come gli episodi non siano semplici incidenti isolati, quanto piuttosto avvertimenti. Azioni che, quasi in maniera naturale, hanno fatto seguito alle parole espresse dal Presidente israeliano Netanyahu, che esortavano le forze di interposizione ONU ad abbandonare le posizioni, in vista di operazioni su larga scala nell’area[1].
A quanto si apprende, al momento la minaccia sembra essere stata respinta sia da parte delle Nazioni Unite, da cui dipende in maniera diretta l’operazione, sia da diversi leader occidentali, le cui truppe compongono il contingente di peacekeeper impegnati nell’area.
Tuttavia, gli episodi che si sono succeduti negli ultimi giorni hanno sollevato, oltre che scalpore, anche molti interrogativi su una missione di vitale importanza nell’area, attiva da molti anni ma apparentemente dimenticata da molti.
Creata nel marzo 1978, da ormai 46 anni la missione opera nel territorio libanese con le prerogative principali di stabilizzazione dell’area meridionale del Paese, nonché fornire protezione ai civili e coordinamento degli aiuti umanitari, al fine di promuovere lo sviluppo dell’area[2].
Un apporto che, tuttavia, è mutato nel tempo rispetto alla fine degli anni ’70, quando l’obiettivo principale era proprio quello di fornire un supporto operativo al governo libanese, per ristabilire la sovranità nell’area occupata da Israele durante il conflitto del 1978-82. Anche a causa delle contingenze venutesi a creare con lo scoppio della guerra nell’estate del 2006, che portò a una nuova invasione del Libano, le prerogative nella missione si sono evolute.
Proprio da questo episodio, infatti, grazie alla risoluzione ONU 1701 del 2006, il Consiglio di Sicurezza ha investito l’UNIFIL di nuove prerogative, estendendone i compiti e le funzioni: una fra tutte la creazione di un cuscinetto fra il fiume Litani e la cosiddetta “Linea blu”, che supplisce, in mancanza di un accordo formale fra i Paesi, alla costituzione di una linea di frontiere. Con la medesima risoluzione fu inoltre programmato un aumento degli effettivi, passati da 2 mila a circa 15 mila uomini.
Relativamente a questo aspetto è necessario ricordare che il ruolo primario della missione è quello di fornire assistenza al Governo libanese, finalizzata primariamente al raggiungimento di un accordo permanente di cessate il fuoco, anche e soprattutto attraverso il supporto nel dispiegamento dell’esercito regolare libanese nell’area, per mantenerne il controllo. Ma è anche necessario ricordare come la risoluzione 1071, sulla falsa riga della risoluzione 1559 (2004) e 1680 (2006), richieda si il disarmo dei gruppi armati dell’area, ma non investa il contingente UNIFIL di perseguire questo obiettivo, relegando la sua azione al solo sostegno operativo dell’esercito libanese[3].
Numerosi sono quindi gli spunti che potrebbero essere colti a riguardo sulla missione e la sua operatività negli ultimi anni, senza però mai cadere in pregiudizi e soprattutto senza dimenticare l’apporto fornito sul piano umanitario da UNIFIL.
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L'Autore
Tiziano Sini
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