Lago Film Fest non può scomparire

Nel silenzio dei riflettori, il cinema indipendente chiede di essere ascoltato

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  Jacopo Cantoni
  03 agosto 2025
  3 minuti, 41 secondi

Ogni estate, puntualmente, la scena mediatica del cinema viene colonizzata dai grandi nomi. Da luglio a settembre, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia domina le prime pagine, le home page, le conversazioni tra addetti ai lavori e semplici appassionati. Lì si raccolgono i titani del settore, le star più attese, le premiere più patinate. È comprensibile: parliamo di uno dei festival cinematografici più importanti, se non il più importante, e sicuramente il più longevo al mondo, un punto d’arrivo ambito per ogni regista o addetto.

Ma questa centralità, per quanto meritata, finisce spesso per oscurare tutto il resto. In particolare, mette in ombra una rete preziosa, vivace e sorprendentemente fitta di festival che animano il territorio italiano. Basti pensare che su oltre 13.500 festival registrati sulla piattaforma FilmFreeway, la piattaforma più utilizzata per la ricezione del materiale audiovisivo da dover selezionare, più del 6,8% si svolge in Italia — un numero elevatissimo se si considera che il nostro Paese conta circa 59 milioni di abitanti. Gli Stati Uniti, con oltre 42% dei festival e una popolazione di 335 milioni, mostrano una densità solo lievemente superiore, con 17 festival per milione di abitanti contro i 15,7 italiani. Dati che dovrebbero far riflettere: l’Italia, nonostante le difficoltà strutturali del settore e la crescente difficoltà a generare indotto economico, continua a ospitare e promuovere centinaia di appuntamenti culturali ogni anno.

E se questi festival esistono ancora, è perché c’è un pubblico che li attraversa, li sostiene e li tiene in vita. Perché, al di là del profitto, ci sono ancora spazi che parlano con sincerità a una comunità attenta e partecipe.

Uno di questi spazi è il Lago Film Fest, la cui edizione 2025, anche quest'anno, si è appena conclusa nel piccolo, ma stupefacente, borgo di Revine Lago (TV). Un festival e una città che, con determinazione e visione, si sono proclamati Capitale Europea del Cinema Indipendente. Non un titolo simbolico, ma una dichiarazione d’intenti chiara, ribadita in un video manifesto firmato dai fondatori, che da anni, con l’appoggio della Pro Loco locale e un gruppo coeso di professionisti e volontari, rendono possibile questo evento.

Un luogo che abbraccia il modo classico di fare festival, proiezioni e workshop (per esempio) ad un insieme di programmi sostenuti durante l’anno. I programmi educativi che portano il cinema nelle scuole e hanno dato voce ai più giovani, attraverso cortometraggi animati dedicati al tema della cura: cura degli altri, delle cose, delle relazioni.

Ma il Lago Film Fest è anche fucina di nuovi talenti: con il programma e i premi Principi Italiani e Principi Award che sostengono concretamente la crescita di registi emergenti, sia italiani che internazionali. A tutto questo si affiancano retrospettive, incontri, proiezioni all’aperto e in silent sound, all’interno del suggestivo parco archeologico di Revine Lago. Un ecosistema culturale fatto di cinema, natura e comunità.

Eppure, nonostante tutto questo, il festival rischia di scomparire. Con circa 120 volontari coinvolti, il Lago Film Fest vive in una precarietà strutturale che non può più reggere. È un grido di allarme che da anni viene lanciato, ma che resta spesso inascoltato. E questo non può — e non deve — succedere.

Perché ciò che è indipendente, oggi più che mai, ha bisogno di protezione. Il cinema indipendente è il luogo della sperimentazione, dell’urgenza espressiva, dell’arte libera dalle logiche di mercato. È qui che nascono nuovi linguaggi, nuove prospettive, nuove generazioni di cineasti. È qui che si parla di marginalità, di conflitti, di trasformazioni, con una voce che altrove verrebbe zittita.

Sostenere il Lago Film Fest non è solo un atto culturale: è un atto politico, è un gesto di cura verso un’idea di cinema che mette al centro le persone, le storie, le comunità.

Dal 18 al 26 luglio 2025, questa piccola-grande utopia si è realizzata ancora una volta. Ora sta a noi fare in modo che accada anche il prossimo anno. Con un gesto, con una donazione, con una parola condivisa: perché l’indipendenza, per vivere, ha bisogno di una rete che la sostenga.



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Fonte immagine: Anna Nardone

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L'Autore

Jacopo Cantoni

Laureato in Cinema presso l'Alma mater Studiorum di Bologna, mi cimento nella scrittura di articoli inerenti a questo bellissimo campo, la Settima Arte. Attualmente frequento il corso Methods and Topics in Arts Management offerto dall'università Cattolica del Sacro Cuore.

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