"Il tuk-tuk ha bisogno di carburante e io devo provvedere alla mia famiglia con quello che guadagno. Siamo in una situazione davvero difficile" afferma Jamal Omar, un autista somalo di tuk-tuk di 55 anni. A Mogadiscio, capitale della Somalia, i conducenti dei tuk-tuk, tipici taxi a tre ruote, stanno abbandonando la loro attività a causa dell'aumento vertiginoso dei prezzi del carburante causato dal conflitto in Iran. Molti autisti sono stati costretti ad alzare le loro tariffe per far fronte alle spese, ma ciò ha comportato una diminuzione del numero dei passeggeri visto l'aumento dei prezzi.
La vulnerabilità strutturale della Somalia e potenziale inespresso
L'impatto della guerra tra Iran e Stati Uniti ha comportato gravi ripercussioni sull'economia somala, in particolar modo per i prezzi del carburante e dell'energia; ciò è dovuto al fatto che la Somalia dipende quasi totalmente dai prodotti petroliferi importati, esponendo la sua economia al rischio di crisi esterne. La Somalia, attualmente, non produce né petrolio né gas, tantomeno possiede raffinerie funzionanti. Sebbene il Paese abbia un elevato potenziale per le energie rinnovabili, l'unica raffineria a Mogadiscio collassò nel 1991, anno in cui iniziò la guerra civile. Da allora, la frammentazione politica e la presenza di gruppi terroristici come Al-Shabaab non hanno mai permesso investimenti da parte delle compagnie petrolifere.
Il conflitto in Iran e le conseguenze sull'economia somala
La crisi economica somala va compresa all'interno di uno scenario più ampio e globale legato al conflitto in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, hub logistico mondiale per il transito di navi petrolifere. La guerra in Iran ha provocato ripercussioni gravi a livello globale con un rincaro energetico. La Somalia, avendo un'economia fortemente dipendente energeticamente da Paesi terzi, subisce in prima persona gli effetti di questa crisi, con ripercussioni molto gravi sulla popolazione civile. La guerra in Medio Oriente sta causando la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale. Secondo un rapporto del 12 marzo 2026 dell'OMR, IEA Oil Market Report, i paesi del Golfo hanno ridotto la produzione totale di petrolio di almeno 10 milioni di barili al giorno. Si prevede che parte di questo crollo dell'offerta verrà compensato dai Paesi OPEC+, quali Russia e Kazakistan, cioè quegli Stati produttori di petrolio che non fanno parte dell'OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) ma collaborano con essa per gestire la quantità di petrolio da produrre. Questi dati ci permettono di comprendere la gravità della situazione che stiamo vivendo a livello globale e la sensazione di incertezza rende il tutto ancora più preoccupante perché non siamo in grado di prevedere cosa ci riserverà il futuro, ma anzi temiamo possibili limitazioni alla nostra quotidianità, come il razionamento dell'utilizzo del carburante per i nostri spostamenti quotidiani.
In Somalia le ripercussioni della guerra in Iran stanno creando una crisi senza precedenti anche a livello alimentare, siccome l'aumento del prezzo del carburante fa innalzare anche i prezzi dei generi alimentari che devono essere trasportati. Secondo il rapporto dell'IPC (Integrated Food Security Phase Classification), del 24 febbraio 2026, si stimano circa 6.5 milioni di persone che soffrono di insicurezza alimentare, cioè che non hanno regolare accesso a cibo sufficiente, di cui 1.8 milioni sono bambini sotto i cinque anni a rischio malnutrizione acuta. Questo dato è dovuto anche all'aggravarsi della siccità e alla permanente instabilità politica del Paese. Secondo il World Food Programme, in Somalia ci sono circa 3.9 milioni di persone sfollate e con il 54% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà.
I possibili scenari per la Somalia
Le criticità maggiori della Somalia sono dovute a una totale dipendenza energetica da Stati terzi che espone la sua economia al rischio di shock esterni. Questa criticità la si può evidenziare proprio con la guerra in Iran e la conseguente crisi dello Stretto di Hormuz che ha comportato un aumento dei prezzi dei trasporti e dei generi alimentari che si sono trasformati in effetti tragici per l'economia reale. A differenza di Paesi più ricchi, che sono in grado di mitigare per un periodo limitato gli effetti di questa crisi globale, la Somalia non è in grado di farlo perché è un Paese povero, caratterizzato da una governance molto fragile, incapace di detenere il monopolio della violenza legittima.
L'aggravarsi della crisi somala dipenderà soprattutto dall'esito della guerra in Iran che ad oggi pare molto incerto. Se il conflitto non tenderà a fermarsi, ma anzi vi sarà un'intensificazione delle ostilità, ciò potrebbe peggiorare la situazione in Somalia, con un ulteriore aumento dei prezzi del carburante e di conseguenza anche dei generi alimentari, che aggraverebbero una situazione sociale già molto precaria. Se invece il conflitto dovesse arrivare a una fase di assestamento, con un possibile cessate il fuoco, questo potrebbe significare una parziale riapertura dello Stretto di Hormuz che significherebbe una stabilizzazione o una riduzione graduale del costo del carburante e dei beni di prima necessità per la Somalia. Il primo scenario, forse, al momento potrebbe essere quello più probabile perché attualmente non sembrano esserci segnali di cessazione delle ostilità, nonostante la grave crisi energetica che sta colpendo gran parte del mondo. D'altra parte, è vero anche che continuare le ostilità possa anche portare a diffusione di malcontento popolare per l'aumento del costo della vita. Questo fattore potrebbe rivelarsi importante per quanto riguarda sia la politica interna statunitense, sia dei singoli Stati europei che stanno già prendendo parzialmente posizione in merito all'attacco di Trump all'Iran del 28 febbraio 2026.
Senza un cambio strutturale nel settore energetico, la Somalia continuerà a essere esposta agli shock esterni con conseguenze sempre più gravi per la popolazione civile. A questo punto ci si potrebbe domandare se la crisi attuale in Somalia possa incentivare una spinta definitiva verso le energie rinnovabili riducendo la dipendenza dall'estero.
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L'Autore
Gabriele Bellono
Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST
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Somalia stretto di hormuz crisi energetica conflitto Iran-USA