L’Europa prova a dare un segnale, ma evita lo scontro con Israele

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  Cecilia De Marco
  20 maggio 2026
  3 minuti, 15 secondi

L’Unione europea ha raggiunto un’intesa politica per introdurre nuove sanzioni nei confronti di coloni israeliani accusati di atti di violenza contro i palestinesi in Cisgiordania.

L’accordo è stato discusso durante il Consiglio Affari Esteri dell’11 maggio ed è stato possibile grazie al cambiamento politico avvenuto in Ungheria con il governo guidato da Peter Magyar, ritenuto più vicino alle posizioni europeiste rispetto al precedente esecutivo.

Le misure approvate prevedono il congelamento dei beni presenti nei Paesi membri dell’Ue e il divieto di ingresso nel territorio europeo per individui e organizzazioni coinvolti nelle attività legate agli insediamenti israeliani nei territori occupati. Le restrizioni comprendono il blocco dei conti bancari, degli investimenti e di altre attività finanziarie presenti in Europa, oltre al divieto di accesso ai finanziamenti europei.

Il compromesso che ha permesso di raggiungere l’accordo sarebbe stato collegato anche all’imposizione di sanzioni contro Hamas.

I nomi ufficiali dei soggetti sanzionati saranno resi noti pubblicamente nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue. Il quotidiano israeliano Haaretz ha anticipato alcuni dei gruppi e delle personalità che potrebbero essere inclusi nella lista, come Amana (società che costruisce insediamenti israeliani in Cisgiordania), Nachala (movimento di coloni dell'estrema destra israeliana), Hashomer Yosh (organizzazione che si impegna a proteggere questi insediamenti).

La risposta israeliana non si è fatta attendere. In un messaggio pubblicato su X, Gideon Sa’ar ha dichiarato che Israele ha sostenuto, sostiene e continuerà a sostenere il diritto degli ebrei di stabilirsi nel cuore della nostra patria. Nessun altro popolo al mondo ha un diritto così documentato e di lunga data alla propria terra come il popolo ebraico ha nei confronti della Terra d'Israele. Si tratta di un diritto morale e storico che è stato anche riconosciuto dal diritto internazionale, e nessun attore può sottrarlo al popolo ebraico. Il tentativo di imporre opinioni politiche attraverso sanzioni è inaccettabile e non avrà successo.

Anche il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha condannato le sanzioni definendole “vergognose”, mentre il Consiglio regionale della Samaria ha accusato l’Ue di incoraggiare indirettamente il terrorismo.

Sebbene l’iniziativa europea venga considerata da alcuni un segnale politico importante, molte voci critiche sostengono che le misure siano ancora limitate e insufficienti rispetto alla gravità della situazione nei territori occupati.

L’Ue non è riuscita a trovare un accordo su eventuali provvedimenti economici contro i prodotti provenienti dalle colonie israeliane. Francia e Svezia spingono da tempo per introdurre restrizioni commerciali più severe, quali il blocco delle importazioni dagli insediamenti e l'introduzione di dazi specifici sui prodotti delle colonie. L’Alto Rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas ha spiegato che attualmente non esiste una maggioranza sufficiente per adottare queste misure, a causa di un blocco di minoranza composto da Italia, Germania, Austria e Repubblica Ceca. La Svezia ha proposto di estendere le sanzioni anche ad alcuni esponenti dell’estrema destra del governo di Netanyahu, accusati di sostenere l’espansione delle colonie.

Altri Stati membri come Spagna, Belgio, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi hanno imposto restrizioni nazionali contro i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani.

Italia e Germania, invece, continuano a mantenere una linea più prudente verso Israele.

Il problema non riguarda però solo i singoli episodi di violenza commessi dai coloni, ma l’intero sistema degli insediamenti. Le colonie vengono considerate parte di una struttura politica sostenuta direttamente dal governo israeliano, proprio perché le condanne e le sanzioni contro le violenze dei coloni restano molto rare. Colpire solo singoli individui non è sufficiente. Probabilmente l’Europa è intervenuta a causa delle crescenti pressioni dell’opinione pubblica internazionale, scegliendo una risposta simbolica, senza però compromettere i rapporti diplomatici ed economici con Israele.

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Cecilia De Marco

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Sanzioni Israele UE