L’UE introduce nuove regole sull’intelligenza Artificiale: cosa cambia

Domenica 2 agosto la legge dell'UE sull’intelligenza artificiale entra in vigore, introducendo nuove norme sulla trasparenza dei sistemi.

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  Guido Guarino
  08 agosto 2026
  4 minuti, 28 secondi

Dal 2 agosto 2026, L'AI Act è ufficialmente esecutivo, diventando cosi la prima normativa completa che regola l'intelligenza artificiale al mondo.

L’obiettivo alla base è quello di aiutare le persone a riconoscere quando interagiscono con l'intelligenza artificiale o sono esposte a contenuti generati da essa, in modo che possano prendere decisioni consapevoli e proteggersi meglio dalla disinformazione.

L’ambito di applicazione della normativa va oltre i confini dell'UE e si estende a qualsiasi organizzazione o azienda i cui sistemi di intelligenza artificiale siano utilizzati all'interno dell'Unione e i cui risultati abbiano un impatto sui cittadini, sulle imprese o sulle istituzioni pubbliche dell'UE.

Come nel caso del GDPR, tale ambito di applicazione extraterritoriale implica che anche le imprese non UE siano soggette agli stessi obblighi vincolanti, con sanzioni che possono arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo globale per le violazioni più gravi.

L’idea alla base della normativa nasce nel 2021, per poi essere concretizzata nel 2024 con la pubblicazione del Regolamento UE 2024/1689 e la creazione dell'Ufficio europeo per l’IA.

Quest'ultimo è stato istituito dalla Commissione europea come base per un sistema unico di governance dell'IA. Il compito del team è quello di monitorare i modelli di intelligenza artificiale per individuare contenuti illegali o pericolosi, tra cui materiale sessualmente esplicito, foto e video deepfake, nonché minacce informatiche alle infrastrutture pubbliche critiche e altri pericoli.

Secondo quanto riportato, i dipendenti dell’Ufficio per l’IA supervisioneranno sia le startup sia i principali sviluppatori globali di IA e potranno richiedere colloqui con i dirigenti e i dipendenti delle aziende del settore per raccogliere prove nel corso delle indagini, effettuare valutazioni, accedere a documentazione e svolgere ispezioni.

La decisione dell’esecutivo dell’UE di assumere tali poteri appare oggi più che mai opportuna, alla luce dei gravi incidenti di sicurezza che hanno coinvolto, nelle ultime settimane, due delle aziende più all’avanguardia nel campo dell’intelligenza artificiale: OpenAI ed Anthropic.

A metà luglio OpenAI ha reso noto che uno dei suoi modelli era riuscito a sfuggire all’ambiente protetto per i test e aveva violato i sistemi di un’altra azienda specializzata in IA, Hugging Face. Dopo una settimana, Anthropic ha segnalato incidenti simili che hanno coinvolto i propri modelli di IA dedicati alla sicurezza informatica.

Negli ultimi anni, l’UE ha cercato di ridurre la propria dipendenza dall’intelligenza artificiale sviluppata negli Stati Uniti e in Cina, anche introducendo norme che obbligano le imprese operanti all’interno dell’Unione europea a diversificare le proprie catene di approvvigionamento, in modo da non dipendere dai singoli paesi per i prodotti essenziali.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato: “Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che garantiscono il funzionamento dei nostri ospedali, la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi”. Ha aggiunto che il pacchetto è stato presentato per proteggere i cittadini europei e difendere gli interessi del continente.

L'obiettivo di queste misure, secondo la Commissione, è quello di ridurre gli inganni e le manipolazioni e aiutare i consumatori a compiere scelte informate. Esse servono anche a rendere più chiari gli obblighi delle imprese e a fornire loro un modo concreto per dimostrare la propria conformità.

Secondo il nuovo regolamento, i chatbots saranno obbligati ad autoidentificarsi in modo chiaro con l'utente, e i deepfake - contenuti digitali manipolati tramite IA - avranno l’obbligo di essere contrassegnati come tali. Per facilitarne l'individuazione, sono state sviluppate delle icone per etichettare i contenuti generati dall’IA, così da depotenziare la loro capacità di creare disinformazione.

Con l’introduzione dell’AI Act, la Commissione si è imposta come l’autorità di regolamentazione dell'IA più rilevante al mondo, divenendo in futuro il punto di riferimento per l'approccio delle autorità pubbliche a questa tecnologia, soprattutto considerando l'atteggiamento più attendista adottato da altre giurisdizioni.

Oltre all'UE, solo alcuni Stati americani come la California e lo Stato di New York stanno cercando di affrontare il tema della mancanza di trasparenza nei contenuti generati dall'IA. Questo trend rappresenta un momento in cui le autorità di regolamentazione stanno scegliendo di agire e colmare tali lacune, le quali hanno permesso la manipolazione degli utenti e l’erosione della fiducia in ciò che vediamo e leggiamo online.

In un recente studio condotto da Eurostat, un terzo dei residenti dell'UE di età compresa tra 16 e i 74 anni ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti al sondaggio condotto nel 2025.

Questi dati aiutano a capire quanto sia fondamentale regolare una zona grigia della nostra società che, se lasciata a se stessa, rischierebbe di compromettere le sue stesse basi democratiche. Disinformazione, propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica sono solo alcuni dei pericoli derivanti da un uso incontrollato dell'IA.

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Guido Guarino

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