L'Unione europea dovrà eliminare gradualmente le importazioni di gas e petrolio dalla Russia

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  Giulia d'Angelis
  28 giugno 2025
  4 minuti, 8 secondi

Breve storia delle sanzioni

La storia delle sanzioni europee nei confronti della Federazione russa non risale al 2022, anno dell’invasione russa in territorio ucraino. L’annessione illegale della Crimea nel 2014, infatti, aveva già comportato una progressiva imposizione di sanzioni e misure restrittive nei confronti di Mosca da parte dell'Unione europea. È sufficiente ricordare come le sanzioni economiche dell’Ue nei confronti della Russia, subordinate al pieno rispetto degli Accordi di Minsk da parte di Mosca, siano state rinnovate periodicamente. In aggiunta, il riconoscimento delle due repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk da parte della Federazione russa e lo schieramento dell’esercito ai confini ucraini, nel febbraio 2022, ha indotto il Consiglio dell’Unione europea ad adottare un nuovo pacchetto di sanzioni.


La reazione europea alla guerra di aggressione in Ucraina

La reazione dell’Unione europea alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina è stata rapida e determinata: i 27 Paesi membri hanno immediatamente espresso la loro unanime condanna e hanno concordato sulla necessità di isolare politicamente ed economicamente la Russia, tenendo altresì conto delle violazioni del diritto internazionale e chiedendo un pieno accertamento dei crimini di guerra e di altre violazioni commesse. In particolare, la finalità perseguita risulta essere quella di infliggere un duro colpo al sistema economico russo, impedendo dunque che la guerra possa continuare a essere finanziata.

Finora, l’Unione europea ha adottato diciassette pacchetti di sanzioni nei confronti della Federazione russa - che ora rappresenta quindi lo Stato più sanzionato al mondo - con migliaia di misure che mirano a colpire individui specifici (le c.d. targeted sanctions) e misure i cui effetti riguardano la totalità della popolazione (le c.d. comprehensive sanctions). Una parte delle misure adottate rientra nella categoria delle “sanzioni intelligenti” in quanto colpiscono determinate persone fisiche e giuridiche e specifici beni, in modo da ridurre al minimo le conseguenze negative sulla popolazione.

Ciononostante, effettuando una comparazione tra le sanzioni adottate a seguito dell’annessione della Crimea e quelle adottate a seguito dell’invasione dell’Ucraina, è possibile evidenziare un “cambio di tendenza” da parte delle istituzioni europee, le quali sembrano più propense a utilizzare misure comprehensive che quindi hanno un impatto significativo sulla popolazione del Paese sanzionato. Ad esempio, una strategia messa in atto dall’Unione europea riguarda la sospensione di alcune banche russe dal sistema SWIFT: con tale decisione, si intende isolare gran parte delle istituzioni finanziarie russe, rendendo difficile commerciare con l’estero, in particolare con l’Occidente.


Il nodo del settore energetico

Una questione molto delicata riguarda invece il settore dell’energia: in particolare, le forniture energetiche provenienti dalla Russia costituiscono un elemento chiave che ha determinato, almeno nelle prime fasi, una certa ponderazione da parte dei leader europei, i quali si sono mostrati cauti nell’adottare determinate sanzioni per timore di ripercussioni interne legate alla dipendenza di alcuni Paesi europei dal gas russo. L’improvvisa guerra di aggressione ha infatti generato nei Paesi dell’Unione un iniziale stato di preoccupazione relativo ad una possibile e significativa diminuzione delle forniture energetiche russe, nel periodo di maggiore utilizzo - vale a dire la stagione invernale - e nell’impossibilità di ricercare rapidamente altri Paesi fornitori.

In particolare, in tale contesto si inserisce il programma “REPowerEU”, presentato dalla Commissione europea nel marzo del 2022 e finalizzato a ridurre, per quanto possibile, la quantità di energia proveniente dalla Federazione russa anche grazie all’attuazione della strategia di decarbonizzazione, a un maggiore investimento nelle fonti rinnovabili e al rispetto dei principi stabiliti nel Green Deal.

Più di recente, la Commissione europea ha ribadito la propria intenzione di ridurre gradualmente la propria dipendenza dal petrolio e dal gas russo, proponendo un piano di diversificazione delle fonti e di ristrutturazione del mercato energetico europeo.

L’obiettivo dichiarato di riduzione delle importazioni rientra dunque nel più ampio settore della competitività e della sicurezza energetica dell’Unione europea, la quale intende dipendere sempre meno da Paesi quali la Federazione russa, detentori di ingenti risorse energetiche ma lontani dall’Unione dal punto di vista valoriale.

Il termine ultimo è stato fissato al 2027, data entro la quale, sarà vietata la stipulazione di nuovi contratti di importazione di gas con Mosca, mentre ai Paesi europei sarà richiesto di elaborare piani di diversificazione al fine di eliminare del tutto l’acquisto di petrolio proveniente dalla Russia.




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L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

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