L'Unione europea vuole garantire un rapido accesso all'istruzione per i figli dei migranti

  Articoli (Articles)
  Giulia d'Angelis
  20 agosto 2025
  4 minuti, 1 secondo

A partire dalla crisi migratoria del 2015, è possibile affermare che gran parte delle discussioni relative alla politica migratoria ruotano attorno alla gestione degli arrivi e delle richieste di asilo. Sebbene i due momenti rivestano una certa importanza e siano quasi sempre al centro delle agende dei leader europei, meno spazio viene dedicato a comprendere e analizzare cosa accade nella seconda fase del processo di accoglienza, quando le famiglie migranti si stabiliscono in una città e accedono ai servizi essenziali, quali l’istruzione e la sanità.

Se, per quanto concerne gli adulti, il focus principale riguarda l’accesso al mondo del lavoro, per i bambini e gli adolescenti la preoccupazione maggiore si rinviene nella necessità di assicurare un rapido ingresso nei percorsi scolastici, anche al fine di ridurre le eventuali disuguaglianze che potrebbero emergere in età adulta.

Un piano dell’OCSE per ridurre le disuguaglianze

A tal proposito, un recente studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) intitolato “Reducing Inequalities by Investing in Early Childhood Education and Care” evidenzia come determinati fattori personali e ambientali - tra cui, ad esempio, una situazione di svantaggio socio-economico - possano influenzare l’effettiva partecipazione dei bambini migranti a un'istruzione stabile e continuativa.

Al fine di contrastare tale fenomeno, nel rapporto si delineano una serie di politiche per la prima infanzia, che si rivolgono dunque direttamente ai soggetti interessati e riducono contestualmente la necessità di ricorrere in futuro a misure di assistenza sociale. Nel report, inoltre, l’Organizzazione effettua un appello diretto ai governi, i quali sono chiamati a implementare delle politiche seguendo un approccio sia mirato che universale a seconda delle esigenze e dando la priorità alle situazioni di particolare svantaggio.

In linea generale, la roadmap delineata persegue cinque obiettivi considerati di fondamentale importanza: il diritto di tutti i bambini ad accedere a un'istruzione di qualità fin dalla prima infanzia; la necessità, per i bambini, di intessere significative interazioni con un personale scolastico qualificato; la necessità di garantire strutture scolastiche accessibili a tutti i bambini; la previsione di attività extrascolastiche (a casa o a livello cittadino) che possano contribuire ulteriormente allo sviluppo dei bambini; la garanzia di un adeguato finanziamento pubblico al settore dell’istruzione e della formazione.

Poste queste premesse, il rapporto sostiene che per le famiglie migranti sorgono ulteriori problematiche, alcune delle quali sono inevitabilmente legate alle barriere linguistiche, in quanto molto spesso possono complicare le procedure burocratiche funzionali all’iscrizione a scuola dei bambini.

Il ruolo della Commissione europea: l’Action Plan 2021-2027

Considerata la delicatezza del tema, anche le istituzioni europee hanno ritenuto necessario un intervento al fine di garantire, in futuro, che sempre più bambini migranti possano accedere e partecipare al percorso di istruzione e formazione. A tal proposito, la Commissione europea ha adottato un “piano di azione” - il c.d. Action Plan on integration and inclusion - che copre un periodo di sei anni, dal 2021 al 2027, e i cui risultati in parte sono già riscontrabili.

Suddiviso in tredici aree tematiche, il piano affronta la materia dell’istruzione da più punti di vista, includendo non solo il diritto dei bambini a un’istruzione di qualità e che possa adattarsi a rispondere a particolari esigenze, ma anche l’equivalente necessità di sviluppare le competenze del personale scolastico e accademico, il quale è chiamato a supportare gli alunni in particolare negli ultimi anni scolastici, al fine di creare un ingresso quanto più sereno possibile nel mondo del lavoro.

Alcuni Paesi europei, seguendo le linee guida delineate nel piano, hanno implementato già delle iniziative, apprezzate dalla Commissione europea quali esempi di buone pratiche (le c.d. good practices) osservabili e imitabili anche da altri Stati membri dell’Unione.

Ad esempio, la Commissione elogia il “Kringlebakken project” danese: finanziato quasi interamente dal Comune di Copenhagen, il progetto mira a garantire uno spazio di apprendimento per le madri migranti e i loro bambini fino ai tre anni, di modo da poter garantire un'effettiva integrazione dei bambini ancora prima di accedere alla scuola dell’infanzia.

Allo stesso modo, il Turun Valkonauha Centre della Finlandia mette a disposizione consulenti qualificati al fine di fornire informazioni precise e dettagliate alle famiglie migranti in tema di istruzione e sanità, assicurando dunque il loro rapido ingresso all’interno dei servizi essenziali forniti dallo Stato.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025

Condividi il post

L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

Tag

UE Action Plan istruzione Migrazioni