Le notizie degli ultimi giorni mostrano come Mosca continui i suoi attacchi in Ucraina, colpendo obiettivi logistici e civili in diverse città del Paese come Kharkiv, Sumy e Chernihiv, causando anche morti e feriti. Nel frattempo l’Ucraina non rimane a guardare e, anzi, sta conducendo una serie di operazioni con droni contro diversi obiettivi logistici e strategici nella Federazione Russa. In una sola notte sono stati lanciati più di 400 droni verso Mosca, ferendo diverse persone e danneggiando diversi edifici residenziali e infrastrutture civili.
Nonostante l’attuale crisi politica interna in seguito al caso Fedorov, l’Ucraina dimostra quindi una grande determinazione, e Kiev sostiene che i suoi attacchi sulla capitale russa mirino proprio a indebolire le capacità offensive di Mosca e a spingere il Cremlino a negoziare.
Nelle scorse settimane, la Russia si è inoltre trovata a gestire una crisi senza precedenti nel rifornimento di carburante, conseguenza di mesi di attacchi ucraini contro le raffinerie di petrolio russe. Questa crisi petrolifera ha fatto alzare i prezzi del carburante in modo spropositato, e ha costretto le autorità locali ad organizzare razionamenti. Mentre lunghe code si formavano alle stazioni di servizio, Mosca ha iniziato ad importare petrolio dalla Bielorussia e dall’India, dirottando i rifornimenti verso la capitale per garantirne la stabilità, a discapito delle zone più periferiche. Nel frattempo, anche la Crimea occupata è stata interessata negli ultimi mesi da pesanti interruzioni nelle forniture di petrolio, a causa degli attacchi ucraini contro le principali vie di collegamento della Crimea con le altre zone occupate e con la regione russa di Rostov.
La questione della Crimea non è affatto secondaria: da sempre meta estiva prediletta da moltissimi russi, quest'estate sarà difficilmente scelta da loro per le vacanze. Se paragonata agli orrori della guerra, è una vicenda certamente frivola e insignificante, ma che ha in realtà un peso simbolico. Putin infatti ha sempre rivendicato la Crimea come terra russa, e parte della sua legittimità politica si basa proprio su tale affermazione. Impossibilitati a raggiungere i loro luoghi di villeggiatura prediletti sul Mar Nero, molti russi potrebbero iniziare a mettere in dubbio i successi del loro presidente.
Inoltre, alcuni esperti hanno osservato che il numero di missili e altri armamenti utilizzati nelle ultime settimane dalla Russia è estremamente alto, suggerendo che probabilmente Mosca sta attingendo alle sue riserve. D’altronde, la massa è sempre stata uno dei maggiori cavalli di battaglia della Russia, che può contare su un potenziale numero di armi e soldati impensabile per altri paesi. Secondo Mediazona, la Russia avrebbe perso in guerra circa 234.000 soldati, senza contare i dispersi e i feriti, facendo aumentare la preoccupazione per una nuova possibile mobilitazione di massa, come avvenuto all’inizio della guerra. Mobilitazione ufficiale che Putin vuole evitare, ben consapevole che l’opinione pubblica reagirebbe molto negativamente.
Tutto ciò suggerisce che la guerra non stia andando bene per Mosca. Agli esigui successi sul campo si aggiungono, quindi, probabile insoddisfazione e malcontento tra la popolazione, tanto che i sondaggi dimostrano un calo significativo nell’indice di gradimento del presidente. Secondo il FOM, un istituto di sondaggi del Cremlino, il gradimento del leader russo è calato di 6 punti nella settimana dal 5 al 12 giugno 2026, scendendo al 66%. Una percentuale altissima per qualsiasi altro leader europeo, ma si tratta di un minimo storico per Putin, il cui consenso da novembre 2025 non era mai sceso sotto il 70%, arrivando a toccare un picco del 79% a maggio 2025, durante la guerra. Inoltre, in questo momento, solo il 24% dei russi si dichiarerebbe favorevole alla continuazione della guerra.
Il calo dei consensi è certamente legato alla crisi del carburante, e lo stesso Putin si è trovato costretto a riconoscere pubblicamente per la prima volta l'esistenza della crisi che ha provocato un'impennata dei prezzi e razionamenti. La posizione di Putin non è certamente facile da scalfire, ma a settembre in Russia si voterà per il rinnovo del Parlamento, la Duma di Stato. Se il risultato finale delle elezioni appare come sempre scontato, i problemi che la Russia sta affrontando a causa della guerra in Ucraina potrebbero comunque avere un impatto a lungo termine negli equilibri del paese e nella fiducia del popolo verso il suo presidente.
In questi giorni di Coppa del Mondo, sembra strano pensare che nel 2018, otto anni fa, il campionato mondiale di calcio era stato ospitato con successo proprio dalla Russia. In quel momento la Russia si apriva al mondo e ospitava squadre e tifosi stranieri, mentre le ombre dell’annessione della Crimea e della guerra in Donbass – iniziata nel 214 – non lasciavano ancora presagire la catastrofe che sarebbe iniziata quattro anni dopo. Una situazione storica e politica ormai cambiata per sempre.
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