Dopo una tregua durata quasi due anni torna a riaccendersi il conflitto siriano con una nuova offensiva da parte di Hay'at Tahrir al-Sham (HTS), il principale gruppo di opposizione al regime di Assad che raccoglie al suo interno varie milizie e gruppi salafiti e jihadisti.
Vediamo quindi quali sono le implicazioni e le incognite di un conflitto che ormai si protrae da più di una decade e ha lasciato un paese martoriato e altamente diviso in aree di influenza.
Il contesto politico-strategico: un Paese frammentato
Prima di comprendere quali siano i possibili scenari è doveroso riassumere il contesto nel quale versa il Paese levantino da quanto la situazione politico-militare si è precariamente cristallizzata nel 2022.
I principali attori locali che godono ognuno di diversi sostenitori diretti o indiretti esterni sono quattro.
Il governo siriano del dittatore Bashar al Assad controlla il centro, il sud e le coste mediterranee del Paese, in gran parte grazie al sostegno di Mosca, di cui è a tutti gli effetti un vassallo, di Hezbollah e delle milizie filoiraniane. Dopo la lunga ed estenuante guerra civile e contro l’ISIS, Assad è riuscito a recuperare i rapporti diplomatici con le due monarchie del Golfo che inizialmente avevano sostenuto le forze ribelli: la monarchia saudita e gli Emirati Arabi Uniti. È rimasto invece altalenante il rapporto con Ankara, data l’occupazione turca di un corridoio sul confine settentrionale del Paese. La Siria è diventata anche una dei maggiori produttori e venditori di captagon, una droga molto potente.
Vi sono poi le Forze Democratiche Siriane (FDS) del Rojava, che controllano tutto il territorio ad est del lago Assad e del fiume Eufrate ad eccezione di una sezione al confine settentrionale sotto controllo dell’Esercito Nazionale Siriano. Il Rojava è de facto autonomo dall’amministrazione centrale e le sue milizie mantengono rapporti con il PKK, un gruppo paramilitare curdo riconosciuto come organizzazione terroristica dagli USA e dalla UE. Pur essendo a maggioranza curda al loro interno vi sono anche elementi arabi e cristiani. Le FDS godono anche del sostegno di Washington, che le ha finanziate a lungo nella lotta all’ISIS, e ora sono tra le principali forze di controllo dei campi di prigionia dei miliziani del decaduto Stato Islamico. I rapporti con il governo centrale non sono direttamente ostili, ma non vi è una piena riconciliazione, anche perché i curdi siriani vogliono mantenere l’autonomia e l’indipendenza conquistata con le armi.
Un altro attore è l’Esercito Nazionale Siriano (ENS), è un vero e proprio proxy di Ankara, la quale ha raccolto e unificato una serie di milizie mercenarie e jihadiste che agiscono da cuscinetto lungo il confine settentrionale del Paese. Queste milizie sono la carne da cannone di Ankara che ha usato questi mercenari anche in altri conflitti nel Caucaso e in Nord Africa.
Infine, vi è HTS, fino al 2016 noto come Jabhat al-Nusra, che è ormai l’attore egemone dell’opposizione politica e militare contro il governo assadista. Controlla il governatorato di Idlib, incastonato ai confini occidentali con la Turchia. HTS ha sempre avuto connotati radicali, dopo essere stato affiliato ad Al Qaeda se ne è distaccato, ma non è certo diventato per questo un attore moderato. Pur godendo di maggiore autonomia rispetto all’ENS ha stretto rapporti più profondi con Ankara dopo l’ultima offensiva su Idlib del governo siriano nel 2020, durante la quale l’esercito turco è intervenuto direttamente con un ampio utilizzo di droni riuscendo a fermare l’avanzata dell’esercito del dittatore di Damasco.
L’offensiva di HTS
Dopo alcuni bombardamenti subiti dall’esercito siriano, HTS ha deciso di rispondere dando il via alla prima azione offensiva contro il regime dal 2020. In poche ore sono stati sbaragliati gli avamposti dell’esercito e le milizie alleate sostenute dall’Iran. Probabilmente l’esercito governativo deve ancora recuperare la completa efficienza dopo gli anni del conflitto civile. Il leader di HTS, Abu Mohammad al-Julani, può aver valutato come propizio tale momento, essendo i principali alleati di Assad coinvolti in conflitti altamente impegnativi. Mosca è impantanata in una guerra di attrito e logoramento in Ucraina e Hezbollah è stato annichilito dalla guerra con Israele. Le forze di HTS hanno già raggiunto il nodo strategico dell’autostrada M5. Per valutare il decorso delle operazioni sarà fondamentale monitorare l’organizzazione della controffensiva da parte di Assad e l’eventuale intervento dell’ENS a fianco di HTS. Le forze di ENS per ora puntano a debellare le FDS nell'enclave di Tal Rifaat, mentre HTS ha preso il controllo di Aleppo, davanti allo sbando e alla ritirata disordinata delle forze lealiste del governo e delle sue milizie alleate. Nell'offensiva sono stati uccisi anche alcuni generali dell'esercito di Assad e uno dei pasdaran iraniani.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2024
Condividi il post
L'Autore
Michele Magistretti
Tag
#siria #Syria #Medio oriente #middle east #geopolitica #geopolitics