Traffico di organi: come i migranti vulnerabili vengono coinvolti in trapianti illegali

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  Veronica Grazzi
  29 settembre 2024
  5 minuti, 8 secondi

Ogni anno, migliaia di migranti, rifugiati e persone vulnerabili cadono vittime dell’industria criminale del traffico di organi. Sebbene sia illegale nella maggior parte dei paesi, questo commercio prospera grazie alla crescente domanda di organi per trapianti, alla mancanza di donazioni legali e all’ineguaglianza economica che spinge le persone più povere e vulnerabili a vendere parti del proprio corpo per sopravvivere.

Il caso di Yonas

Un articolo di giornalismo investigativo del Guardian riporta la storia di Yonas, un giovane eritreo che ha venduto un rene per ripagare i propri debiti accumulati nel tentativo di scappare dal proprio paese e cercare rifugio in Europa. Yonas era fuggito dall'Eritrea, un paese conosciuto per l'obbligo di servizio militare indefinito e per le violazioni sistematiche dei diritti umani, caratterizzate da detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni forzate. Coscritto all'età di 14 anni nel campo di addestramento militare di Sawa, ha subito anni di abusi fisici, psicologici e lavori forzati. Il servizio militare coinvolge circa il 5% della popolazione eritrea ed ha portato alla fuga di oltre 500.000 eritrei negli ultimi anni, molti dei quali intraprendono pericolosi viaggi verso l’Europa. Anche la famiglia di Yonas ha pagato molti soldi per farlo scappare tramite un trafficante di esseri umani che lo ha portato oltre il confine, attraverso il deserto del Sahara fino in Libia nella speranza di raggiungere l'Europa. Il suo viaggio è stato interrotto, come per migliaia di altri migranti, dalle autorità libiche.

In Libia, Yonas è stato arrestato dalla guardia costiera e detenuto in un centro di detenzione finanziato dall'Unione Europea, dove ha subito abusi fisici e psicologici. Dopo altri tentativi di raggiungere l’Europa si è ritrovato costretto a pagare enormi somme di denaro per la sua liberazione dai centri di detenzione ed è fuggito in Egitto. È qui che Yonas viene avvicinato da un intermediario dei trafficanti di organi, in un momento di estrema vulnerabilità.

Gli viene offerto di sottoporsi ad un intervento chirurgico per rimuovere uno dei suoi reni in cambio di 10.000 dollari. Yonas accetta e viene trasportato in un luogo sconosciuto dove viene bendato, drogato con Xanax e portato in una clinica clandestina.

Dopo l'intervento, Yonas riceve solo una parte del denaro promesso e viene lasciato a recuperare in condizioni precarie, senza assistenza medica e con gravi conseguenze per la sua salute.

La portata globale del traffico di organi

Nel 2018, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) ha documentato più di 700 casi confermati di traffico di organi a livello globale, ma si ritiene che il numero reale sia molto più alto. La difficoltà di tracciare e monitorare questi crimini rende quasi impossibile avere una stima precisa, ma si calcola che il traffico di organi generi un giro d’affari di circa 1,2 miliardi di dollari all’anno, con decine di migliaia di operazioni eseguite illegalmente.

Secondo le stime, circa il 10% dei trapianti di organi a livello globale proviene da fonti illegali, con i reni che rappresentano l’organo più trafficato. Ogni anno, vengono eseguiti oltre 120.000 trapianti di organi nel mondo, ma questa cifra soddisfa solo una piccola parte della domanda.

In particolare, il traffico di reni è sostenuto dall'aumento delle malattie croniche nei paesi sviluppati, come il diabete e l'ipertensione. Solo nel Regno Unito, il numero di pazienti in lista d'attesa per un trapianto di rene è aumentato del 37% tra il 2019 e il 2022. A causa della carenza di organi disponibili, molti pazienti cercano soluzioni alternative, viaggiando verso paesi come Egitto, Pakistan, Filippine e Turchia, dove organi "donati" da persone povere vengono venduti sul mercato nero per decine di migliaia di dollari.

Tuttavia, il traffico di organi non è confinato solo a queste nazioni, infatti coinvolge anche paesi europei e nordamericani, dove pazienti benestanti cercano organi da trapiantare a qualsiasi costo. La disparità economica tra chi può permettersi di pagare e chi è costretto a vendere crea un ciclo che continua a crescere, alimentato dall'impunità e dalla debolezza dei sistemi sanitari e legali.

Il traffico di organi avviene tramite la cooperazione di una rete transnazionale di trafficanti, medici e funzionari corrotti. Questi criminali approfittano della vulnerabilità di migranti, rifugiati e popolazioni impoverite, promettendo loro pagamenti che spesso non vengono mai effettuati. Yonas, per esempio, ha accettato di vendere il suo rene per 10.000 dollari, ma come molti altri, è stato pagato molto meno di quanto pattuito e ha subito gravi conseguenze fisiche e psicologiche.

Secondo un rapporto dell'Interpol del 2021, le regioni del Nord e dell'Ovest dell'Africa sono quelle più colpite da questo fenomeno, con le popolazioni sfollate a causa di conflitti e povertà che sono particolarmente vulnerabili. Il commercio illegale di organi prospera in queste aree anche a causa della mancanza di un'adeguata protezione legale per migranti e rifugiati, che sono spesso considerati come "illegali" o invisibili per le istituzioni.

Vittime silenziose e invisibili

Le vittime, considerate "illegali" e senza documenti o protezioni, hanno paura di denunciare gli abusi. Il traffico di organi è una questione di crimine organizzato, ma è anche una conseguenza diretta della crisi migratoria globale, delle politiche di chiusura delle frontiere e della mancanza di canali sicuri per chi cerca asilo.

Le persone che fuggono da persecuzioni, guerre e povertà estrema si trovano spesso intrappolate in un limbo: incapaci di entrare legalmente in Europa o in altri paesi, sono costrette a cercare vie molto più pericolose, che spesso conducono alla morte.

Il traffico di organi non è sola una violazione dei diritti umani, ma riflette anche una forte disuguaglianza globale che continua a perpetuarsi. La comunità internazionale deve prendere misure più efficaci per fermare questo commercio illegale e per garantire che i diritti di migranti e rifugiati siano tutelati. Le soluzioni dovrebbero affrontare le radici della crisi, fornendo alternative sicure e legali a coloro che cercano asilo e riformando i sistemi sanitari per aumentare le donazioni legali e ridurre la dipendenza da mercati illegali.

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L'Autore

Veronica Grazzi

Veronica Grazzi è originaria di un piccolo paese vicino a Trento, Trentino Alto-Adige ed è nata il 10 dicembre 1999.

Si è laureata in scienze internazionali e diplomatiche all’università di Bologna, ed è durante questo periodo che si è appassionata al mondo della scrittura grazie ad un tirocinio presso la testata giornalistica Il Post di Milano. Si è poi iscritta ad una Laurea Magistrale in inglese in Studi Europei ed Internazionali presso la scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento.

Grazie al Progetto Erasmus+ ha vissuto sei mesi in Estonia, dove ha focalizzato i suoi studi sulla relazione tra diritti umani e tecnologia. Si è poi spostata in Ungheria per svolgere un tirocinio presso l’ambasciata d’Italia a Budapest nell’ambito del bando MAECI-CRUI, dove si è appassionata ulteriormente alla politica europea ed alle politiche di confine.

Veronica si trova ora a Vienna, dove sta svolgendo un tirocinio presso l’Agenzia specializzata ONU per lo Sviluppo Industriale Sostenibile. È in questo contesto che ha sviluppato il suo interesse per l’area di aiuti umanitari e diritti umani, prendendo poi parte a varie opportunità di formazione nell’ambito.

In Mondo Internazionale Post, Veronica è un'Autrice per l’area tematica di Diritti Umani.

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Diritti Umani

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