Il 20 gennaio Donald Trump si è insediato per la seconda volta alla Casa Bianca. Nella prima giornata da 47esimo presidente degli Stati Uniti ha firmato una serie di ordini esecutivi, che ha definito come la fine del “declino americano”: tra questi la stretta sull'immigrazione e il disimpegno (e disinteresse) americano nei confronti degli scenari internazionali.
Trump, “portatore di pace”
Nel discorso di insediamento, il nuovo presidente americano si è presentato come un “portatore di pace, con l'esercito più potente al mondo”. Una stridente contraddizione che delinea la postura americana sullo scacchiere geopolitico per i prossimi quattro anni.
Negli stessi giorni, Trump ha rimosso le restrizioni sulle riforniture di Israele per le “bombe pesanti” – quelle da una tonnellata l'una, capaci di sproporzionata distruzione – la cui fornitura era stata bloccata da Biden lo scorso maggio. Un inequivocabile segnale di sostegno al governo di Netanyahu.
Oltre al fronte mediorientale, la nuova amministrazione Trump vuole misurarsi con “il numero di guerre che riuscirà a fermare”:
“La misura del nostro successo non saranno solo le battaglie che vinceremo, ma anche le guerre a cui porremo fine e, cosa forse più importante, le guerre in cui non entreremo mai. Si chiama pace attraverso la forza”
L’Europa e the Donald, quale futuro?
Dall'Ucraina ai Balcani occidentali, nel suo secondo mandato il presidente degli Stati Uniti potrebbe spingere per un disimpegno dall'Europa. Ma se Bruxelles saprà reagire, il ruolo dell'UE per la sicurezza di tutto il continente potrebbe uscirne rafforzato.
Le sfide future per l'Unione Europea includono turbolenze geopolitiche e il ritorno di Trump al potere, mentre la Polonia, alla guida semestrale del Consiglio UE, spinge per sicurezza e stabilità nel vicinato, sostenendo un allargamento più rapido e rigoroso: nel 2025 l'allargamento UE torna prioritario, con Montenegro e Albania vicini all'adesione.
“L'Europa deve iniziare a difendersi da sola, e deve spendere anche soldi europei”
Un grande spazio comune che richiede un finanziamento comune, come ha ribadito il premier polacco Donald Tusk illustrando le
priorità della presidenza polacca: “il nostro futuro è nelle nostre mani e non di quelle della Cina o degli USA”.
Nel biennio 2023/2024, il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina si è progressivamente ridotto, soprattutto a causa dell'opposizione da parte del Congresso. Nell'ultimo anno gli aiuti americani sono più che dimezzati: 21 miliardi di dollari. Per il 2025, i fondi già stanziati sono 15 miliardi, un ulteriore taglio. E Trump promette:
“Sei mesi per chiudere il conflitto”
Giudicando probabili nuove sanzioni contro la Russia se Vladimir Putin non negozierà con l'Ucraina, il presidente americano ha comunque ribadito che per la pace “bisogna essere in due” aprendo così ad un incontro con l'omologo russo.
Questa volta, l'interlocutore russo sembra davvero intenzionato al dialogo: Mosca, con Donald Trump alla Casa Bianca, sarebbe disposta a un'intesa che rispetti le posizioni acquisite sul terreno e dia garanzie per gli sviluppi futuri sul cessate il fuoco. Il 22 gennaio, Volodymyr Zelensky ha affermato che sarebbero necessari “almeno 200.000 soldati alleati” per far
rispettare qualsiasi accordo di pace in Ucraina.
Subito dopo la rielezione di Donald Trump, il Wall Street Journal ha pubblicato la versione più completa del (possibile) piano di pace che il tycoon potrebbe proporre per risolvere la crisi ucraina. Un piano che prevederebbe una zona demilitarizzata ai due lati del fronte, la garanzia di non-adesione alla NATO dell’Ucraina per i prossimi 20 anni e una presenza di peace keeping tutta europea in suolo ucraino, con il minor coinvolgimento statunitense possibile. Un piano che, però, Trump non conferma né smentisce, considerando come la sua condivisione ne minerebbe l’efficacia in sede negoziale.
Sulla scrivania dello Studio Ovale ci sarebbe un accordo in cui la Russia manterrebbe parte del territorio conquistato in cambio della pace: le forze russe occupano attualmente circa il 20% del territorio ucraino.
Una pace senza giustizia che lascerà l'Ucraina mutilata, indebolita e lacerata da un conflitto iniziato già nel 2014. Resta adesso da ricostruire il “dopo invasione” su larga scala, quella “guerra totale” che da tre anni sta distruggendo un Paese intero e tutta una generazione: il futuro dell'Ucraina dopo il 24 febbraio 2022.
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L'Autore
Giuliana Băruș
Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi – fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.
Da sempre “permanently dislocated – un voyageur sur la terre” – abita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere – soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti – e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.
Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.
In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione “Organizzazioni Internazionali”.
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