Nel confronto per la supremazia tecnologica, Stati Uniti e Cina si muovono con strategie opposte. Gli USA di Trump puntano a deregolamentare per favorire innovazione, la Cina mira a dominare il settore con un focus interno e una sorveglianza sempre più pervasiva. Un terzo attore, l’Unione Europea, sta cercando di imporsi puntando ad una maggiore attenzione alla sicurezza e alla regolamentazione etica. È proprio dal Vecchio Continente che arriva un’importante normativa volta a garantire sicurezza ed etica: L’AI Act. Ma mentre USA e Cina accelerano lo sviluppo con investimenti ingenti, l’approccio europeo sembra cercare di bilanciare innovazione e regolamentazione dell’IA. Il rischio è di rallentarne la crescita?
Il regolamento stabilisce vari livelli di rischio per i sistemi di Intelligenza Artificiale:
• Rischio inaccettabile → chiara minaccia alla sicurezza, ai mezzi di sussistenza e ai diritti delle persone; sono vietati.
• Rischio alto → che possono comportare gravi rischi per la salute, la sicurezza o i diritti fondamentali; sono soggetti a obblighi rigorosi.
• Rischio limitato → sistemi di IA che richiedono l’obbligo di trasparenza.
• Rischio minimo o nullo → la maggioranza dei sistemi di IA attualmente utilizzati nell'UE rientra in questa categoria; non ci sono restrizioni.
In molti ritengono che la regolamentazione europea sia un modello da esportare, come nel caso del GDPR. Tuttavia, molti esperti temono che una rigida imposizione normativa possa arrivare a frenare l’innovazione riducendo l’attrattività del mercato per investitori e sviluppatori. Preoccupazioni simili sono state espresse anche dall’ex presidente della BCE, Mario Draghi, nel suo rapporto presentato pochi mesi fa.
Secondo i dati OECD, gli investimenti di fondi venture capital dei paesi europei costituivano solo il 9 percento del valore globale nel 2020. Al contrario, i fondi USA che occupavano quasi il cinquanta percento, seguiti dalla Cina con il venti percento del valore totale. Proprio di questo si è parlato all’AI Summit, svoltosi il 10 e 11 febbraio a Parigi. In questa occasione il Presidente Francese Macron ha sottolineato la volontà di trasformare il paese in un hub di innovazione tecnologica, nel tentativo di inserirsi a pieno titolo nella competizione geopolitica che vede Stati Uniti e Cina in testa. Di grande rilevanza è anche il piano presentato dalla Presidente della Commissione Europea, per contrastare la mancanza di investimenti. InvestAI per mobilitare 200 miliardi di euro per gli investimenti nell'IA, compreso un nuovo fondo europeo di 20 miliardi di euro per le “AI gigafactories”.
Il futuro dell’Intelligenza Artificiale sarà nelle mani di chi saprà bilanciare regolamentazione e innovazione. La sfida non è affatto semplice, e al momento non è possibile prevedere quali future innovazioni potrebbero causare ulteriori squilibri. Tuttavia, due attori hanno una strategia molto chiara: gli USA di Trump puntano a deregolamentare per favorire innovazione, la Cina mira a dominare il settore con un focus interno e una sorveglianza sempre più pervasiva. L’Unione Europea potrebbe dover rivedere la propria strategia alla luce degli ultimi sviluppi. Lo scacco matto? Potrebbe arrivare proprio dal Vecchio Continente se saprà combinare con efficacia innovazione a regolamentazione, guidando così la governance globale dell'IA.
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UE e Intelligenza Artificiale: la terza via tra deregolamentazione e controllo