Un nuovo muro nel cuore dell’Europa

La Germania introduce ulteriori controlli alle frontiere

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  Angela Sartori
  29 settembre 2024
  5 minuti, 26 secondi

A partire dal 16 settembre 2024 la Germania ha annunciato che reintrodurrà i controlli alle frontiere con Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca. Queste misure resteranno in vigore per sei mesi. Non è la prima volta che la Germania introduce un provvedimento simile, ma queste ulteriori misure contribuiscono a minare l’efficacia dello spazio Schengen, gli equilibri dell’Unione Europea e inaspriscono l’opinione pubblica sui fenomeni migratori.

Le cause e la situazione tedesca

Questa decisione è stata presa come conseguenza dell’attacco terroristico avvenuto nella città di Solingen, nell’ovest della Germania. Il 23 agosto un richiedente asilo ha compiuto un attacco terroristico durante un momento di festa in città, causando la morte di tre persone e ferendone otto. Successivamente lo stato islamico ha rivendicato l’attacco.

Questo avvenimento ha avuto grande scalpore nel paese: la questione migratoria è diventata centrale nel dibattito pubblico. Lo stato tedesco ha enfatizzato l’importanza di preservare la sicurezza nazionale. La ministra dell’Interno tedesco Nancy Faeser ha infatti dichiarato di voler “ridurre ulteriormente la migrazione irregolare, fermare il contrabbando di persone, porre un freno ai criminali, riconoscere e fermare in tempo i terroristi islamici”. Di fatto, saranno ispezionati con più attenzione i documenti, fermando le persone in maniera casuale anche in base alla targa del veicolo. Potrà essere negato l’accesso al Paese alle persone i cui documenti non saranno ritenuti validi. Al confine con gli stati con cui questi controlli erano già in atto, è stata rifiutata l’entrata a circa 30 mila persone negli ultimi 11 mesi.

Tuttavia, questa mossa più che avere un valore effettivo, sembra avere una valenza politica. Sebbene in questo momento il governo tedesco sia formato dalla coalizione di sinistra SPD (Partito Socialdemocratico), Verdi e FDP (Partito liberale democratico), i partiti di estrema destra sembrano avere sempre più influenza. Alle elezioni regionali in Turingia e Sassonia (Germania orientale), infatti, l’AfD (Alternativa per la Germania), parte delle frange più estremiste di destra che promuove una politica anti-migratoria, ha riportato una considerevole vittoria. Il successo elettorale che sta ottenendo l’AfD preoccupa il governo anche in occasione delle elezioni che si sono tenute il 22 settembre nella regione del Brandeburgo, a est del paese, sebbene, dopo un primo vantaggio, sia stato superato dall'SPD. Per questo Berlino ha avvertito la pressione di portare dalla sua parte gli elettori che tendono a preferire i partiti politici dai valori molto differenti da quelli del governo in carica. Per esempio, il CDU (Unione cristiano-democratica), ora all’opposizione, ha più volte sottolineato la necessità di attuare dei cambiamenti nella gestione delle migrazioni, affermando che la Germania è oberata da questi flussi migratori.

Berlino aveva già adottato una misura del genere: il 16 ottobre del 2023 lo stato tedesco aveva imposto i controlli ai confini con Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera. La frontiera con l’Austria, invece, era già controllata dal 2015, anno in cui l’Europa è stata protagonista di una grande crisi migratoria che ha messo in difficoltà la validità dello spazio Schengen. Molti Paesi, infatti, avevano reintrodotto i controlli alle proprie frontiere per bloccare i richiedenti asilo in arrivo dai paesi confinanti con l’UE (in particolare dalla Grecia). Visto il grande afflusso di profughi, la maggior parte dalla Siria, passando per la Turchia, risultava impossibile esaminare tutte le richieste di asilo.

Le politiche dell’Unione Europea

Lo spazio Schengen, parte della politica comune europea, è un'area geografica europea formata da alcuni Paesi europei che hanno abolito le frontiere interne, favorendo la libera circolazione di persone e merci. Di fatto è possibile che gli stati europei introducano dei controlli per un periodo di tempo provvisorio a causa di particolari avvenimenti, come manifestazioni politiche o eventi sportivi. Questi controlli vengono effettuati anche in caso di situazioni che possono mettere a rischio la sicurezza del paese, quando altre misure preventive, come l’intervento della polizia, si dimostrano inutili. È la Commissione Europea che esamina ciascun caso e ne valuta la gravità. 

I controlli erano stati temporaneamente reintrodotti durante la pandemia di Covid e durante la crisi migratoria del 2015. In questo momento, però, la Germania non è l’unico stato europeo con dei controlli ai confini: lo fanno anche Italia, Austria, Francia e Slovenia, anche se nessuno di questi paesi ha introdotto delle misure così estreme come Berlino. 

Molti degli stati membri non si sono dimostrati d’accordo con le nuove politiche tedesche. Ne sono degli esempi la Polonia, che dal 2021 continua a ricevere richiedenti asilo in arrivo da Russia e Bielorussia, e l’Austria, la quale, congiuntamente ad altri Paesi, ha dichiarato che si rifiuterà di accogliere le persone respinte dalla Germania.

Berlino ha affermato che queste misure sono solamente preventive e che verranno seguite in attesa dell’attuazione del nuovo piano europeo sulla ricollocazione, approvato formalmente dal Parlamento nell’aprile del 2024 dopo quattro anni di negoziazioni, come parte del Patto sulla Migrazione e Asilo, criticato più di una volta dalle ONG e dai gruppi per i diritti umani. Inoltre, questo accordo non pone tutti gli stati europei sullo stesso livello, dato che ogni Paese sceglie liberamente la politica migratoria da attuare, inclusa la possibilità di non accogliere nessun rifugiato nel proprio territorio. Questo però non aiuta i vari Paesi membri che si trovano al confine, dato che sono quelli incaricati a esaminare le richieste di asilo, come prevede il Trattato di Dublino.

La questione migratoria è da anni un argomento molto complesso e divisivo per l’Unione Europea, visto il forte sentimento xenofobico che sta crescendo in tutta l'UE e la poca cooperazione che i vari paesi dimostrano in merito. Quanto sta succedendo in Germania ne è una dimostrazione. Ciò non fa altro che aggravare una situazione già complicata: non solo sta portando la Germania verso posizioni più radicali che si avvicinano all’estrema destra, lontane dalle posizioni del governo in carica, ma sta anche contribuendo alla divisione tra gli stati dell’UE. Questo può mettere in pericolo l’efficacia dello spazio Schengen, considerato uno dei pilastri dell’UE, ma anche alimentare prese di posizione più incentrate sugli interessi del proprio stato, a discapito di una visione d’insieme di un’Europa unita, che potrebbe portare a ulteriori dissonanze in futuro.


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L'Autore

Angela Sartori

Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.

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