Un nuovo muro nel cuore dell’Europa

La Germania introduce ulteriori controlli alle frontiere

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  Angela Sartori
  29 September 2024
  5 minutes, 38 seconds

A partire dal 16 settembre 2024, la Germania ha annunciato che reintrodurrà i controlli alle frontiere con Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca. Queste misure resteranno in vigore per sei mesi. Non è la prima volta che la Germania introduce un provvedimento simile, ma queste ulteriori misure contribuiscono a minare l’efficacia dello spazio Schengen e gli equilibri dell’Unione Europea ed inaspriscono l’opinione pubblica sui fenomeni migratori.

Le cause e la situazione tedesca

Questa decisione è stata presa come conseguenza dell’attacco terroristico avvenuto nella città di Solingen, nell’ovest della Germania. Il 23 agosto un richiedente asilo aveva compiuto un attacco terroristico durante un momento di festa in città, causando la morte di tre persone e ferendone otto. Successivamente lo stato islamico aveva rivendicato l’attacco.

Questo avvenimento ha avuto grande scalpore nel paese, ponendo la questione migratoria come centrale nel dibattito pubblico. Lo stato tedesco ha enfatizzato l’importanza di preservare la sicurezza nazionale. La ministra dell’Interno tedesco Nancy Faeser ha infatti dichiarato di voler “ridurre ulteriormente la migrazione irregolare, fermare il contrabbando di persone, porre un freno ai criminali, riconoscere e fermare per tempo i terroristi islamici”. Di fatto, saranno ispezionati con più attenzione i documenti, fermando le persone in maniera casuale anche in base alla targa del veicolo. Potrà essere negato l’accesso al paese alle persone i cui documenti non saranno ritenuti validi. Al confine con gli stati con cui questi controlli erano già in atto, è stata rifiutata l’entrata a circa 30 mila persone negli ultimi 11 mesi.

Tuttavia, questa mossa più che avere un valore effettivo, sembra avere una valenza politica. Sebbene in questo momento il governo tedesco sia formato dalla coalizione di sinistra SPD (Partito Socialdemocratico), Verdi e FDP (Partito liberale democratico), i partiti di estrema destra sembrano avere sempre più influenza. Alle elezioni regionali in Turingia e Sassonia (che si trovano nella Germania orientale), infatti, l’AfD (Alternativa per la Germania), parte delle frange più estremiste di destra, ha riportato una considerevole vittoria. L'AfD supporta una politica anti migratoria. La presa che sta acquisendo l’AfD preoccupava il governo anche in occasione delle elezioni che si sono tenute il 22 settembre nella regione del Brandeburgo, ad est del paese. Qui l’AfD sembrava essere in vantaggio, ma alla fine è stato superato dal SPD. Per questo Berlino ha avvertito la pressione di portare dalla sua parte gli elettori che tendono a preferire i partiti politici dai valori molto differenti da quelli del governo in carica. Per esempio, il CDU (Unione cristianodemocratica), ora all’opposizione, ha più volte sottolineato la necessità di attuare dei cambiamenti nella gestione delle migrazioni, affermando che la Germania è oberata da questi flussi migratori.

Berlino aveva già adottato una misura del genere: il 16 ottobre del 2023 lo stato tedesco aveva imposto i controlli ai confini con Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera. La frontiera con l’Austria era controllata già dal 2015, anno in cui l’Europa è stata protagonista di una grande crisi migratoria che ha messo in difficoltà la validità dello spazio Schengen. Molti paesi, infatti, avevano reintrodotto i controlli alle proprie frontiere per bloccare i richiedenti asilo che arrivavano dai paesi di confine dell’UE (in particolare dalla Grecia). Visto il grande afflusso di profughi, la cui maggior parte arrivava dalla Siria, passando per la Turchia, risultava impossibile esaminare tutte le richieste di asilo.

Le politiche dell’Unione Europea

Lo spazio Schengen fa parte della politica comune europea e consiste nel non avere controlli interni di documenti tra i paesi membri dell’UE. Di fatto è possibile che gli stati europei introducano dei controlli per un periodo di tempo provvisorio in relazione a particolari avvenimenti, come manifestazioni politiche o eventi sportivi. Tuttavia, questi controlli vengono effettuati anche per motivi che possono mettere a rischio la sicurezza del paese, quando altre misure preventive, come l’utilizzo della polizia, si dimostrano inutili. È la Commissione Europea che esamina ciascun caso e ne valuta la gravità. I controlli erano stati temporaneamente reintrodotti durante la pandemia di Covid e anche durante la crisi migratoria del 2015. In questo momento, però, la Germania non è l’unico stato europeo con dei controlli ai confini: è il caso anche di Italia, Austria, Francia e Slovenia, anche se nessuno di questi paesi ha introdotto delle misure così estreme come Berlino. Molti degli stati membri non si sono dimostrati d’accordo con le nuove politiche tedesche. La Polonia ha espresso il suo dissenso verso quanto attuato dalla Germania. Dal 2021, infatti, Varsavia continua a ricevere richiedenti asilo che arrivano dalla Russia e Bielorussia. Altri stati, come l’Austria, hanno dichiarato che si rifiuteranno di accogliere le persone respinte dalla Germania.

Berlino ha affermato che queste misure sono solamente preventive in attesa dell’attuazione del nuovo piano europeo sulla ricollocazione, approvato formalmente dal parlamento nell’aprile del 2024 dopo quattro anni di negoziazioni, come parte del Patto sulla Migrazione e Asilo. Il patto è stato criticato più di una volta dalle ONG e dai gruppi per i diritti umani. Inoltre, questo accordo non pone tutti gli stati europei sullo stesso livello, dato che lascia la scelta a ciascun paese su come trattare i rifugiati, con la possibilità di non accoglierne nessuno nel proprio territorio. Questo però non aiuta i vari paesi membri che si trovano al confine, dato che sono comunque quelli incaricati a esaminare le richieste di asilo, come prevede il Trattato di Dublino.

La questione migratoria è da anni un argomento molto complesso e divisivo per l’Unione Europea, visto il forte sentimento xenofobico che sta crescendo in tutti i vari paesi UE e la poca cooperazione che i vari paesi dimostrano in merito. Quanto sta succedendo in Germania ne è una delle tante dimostrazioni. Ciò non fa altro che aggravare una situazione già complicata. Non solo sta portando la Germania ad uno slittamento verso posizioni più radicali che si avvicinano all’estrema destra, anche se il governo in carica non lo è, ma sta anche contribuendo alla divisione tra gli stati dell’UE. Questo può mettere in pericolo l’efficacia dello spazio Schengen, considerato uno dei pilastri dell’UE, ma anche alimentare prese di posizione più incentrate sugli interessi del proprio stato, a scapito di una visione d’insieme di un’Europa unita, che potrebbe portare ad ulteriori dissonanze in futuro.

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L'Autore

Angela Sartori

Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.

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Unione Europea Germania berlino Scholz Immigrazione richiedenti asilo rifugiati Schengen