Il 30 maggio 2025 è nato un nuovo organismo a livello mondiale: l’Organizzazione internazionale per la mediazione (IOMed). Il trattato che ha istituito il nuovo organo è stato siglato da 33 Paesi, tra i quali possiamo ricordare l’Indonesia, il Pakistan, il Laos, la Cambogia, la Serbia, il Venezuela, la Bielorussia e Cuba. Durante la cerimonia di sottoscrizione hanno però partecipato complessivamente i rappresentanti di 85 Paesi e di quasi 20 organizzazioni internazionali.
Quest’organizzazione, come già suggerisce il nome, si propone come una nuova piattaforma di risoluzione delle controversie internazionali, siano esse tra Paesi, tra un Paese ed un civile di altra nazionalità, o tra enti internazionali privati di carattere commerciale. La sua istituzione rappresenta però un punto di svolta per il panorama giuridico internazionale: è il primo organismo intergovernativo che si avvarrà esclusivamente del meccanismo della mediazione per risolvere tali controversie. Normalmente le dispute tra Stati vengono rimesse a tribunali internazionali, corti di giustizia o corti arbitrali che svolgono procedimenti giurisdizionali veri e propri. In questi casi, le parti in causa devono manifestare il loro consenso a che il contenzioso sia sottoposto a giudizio da parte di organi indipendenti rispetto alle stesse che emetteranno una soluzione vincolante. Con la IOMed si ha però voluto fornire uno spazio diverso per dirimere le dispute internazionali, uno spazio più flessibile che possa garantire l’autonomia delle parti e la libera scelta nel procedimento risolutivo, in virtù della fede riposta nello spirito di amicizia e nella volontà di cooperazione delle parti, come scritto nei principi generali contenuti all’articolo 4 della convenzione istitutiva. Con il meccanismo di mediazione vengono infatti meno i caratteri di giurisdizionalità e di vincolatività: si tratta di un procedimento in sede extra-giudiziale che non passa attraverso un processo, quanto piuttosto attraverso una via diplomatica. Nello specifico, la mediazione prevede l’intervento di soggetto terzo, il quale ha particolari competenze giuridiche e ottimi rapporti con le parti in causa, che sottopone alle parti in contenzioso una vera e propria proposta di risoluzione del contenzioso che, per quanto non sia vincolante, è finalizzata a trovare un accordo tra esse. Come affermato dal ministro degli esteri cinese Wang Yi nel suo discorso alla cerimonia di sottoscrizione, questo accordo si allontana dalla mentalità del gioco a somma zero che vede un vincitore ed un perdente e si avvicina invece ad una soluzione win-win.
L’organizzazione avrà sede ad Hong Kong. La scelta della ex colonia britannica non è causale. Hong Kong è infatti un esempio concreto di una risoluzione di una controversia in maniera pacifica e con successo che ha portato all’introduzione del principio “One country, two system”. Per di più, la Regione amministrativa speciale è caratterizzata da un sistema giudiziario bilingue, indipendente e basato sulla common law, che già di per sé ripone grande importanza nella risoluzione delle controversie e nella interpretazione della legge.
Nata su iniziativa di Pechino, l’effettiva fondazione arriva dopo tre anni di trattative, proprio quando gli Stati Uniti stanno diminuendo la loro attrattiva, come testimonia il drastico calo dell’indice di favore nella recente inchiesta della società americana di business intelligence Morning Consultant. L’Organizzazione internazionale della mediazione potrebbe essere quindi un ulteriore tassello nel tentativo della Cina di porsi come un’alternativa valida al modello occidentale affermatosi nel secondo dopoguerra. La RPC lo ha già fatto in precedenza, ad esempio con l’istituzione della Asian Infrastructure Investment Bank come contraltare della Banca Mondiale. In questo caso la sfida è lanciata alla Corte internazionale di giustizia e all’Organizzazione mondiale del commercio. I principali destinatari di questa alternativa sono i Paesi del Sud del mondo, con la volontà di conferire loro centralità, affinché abbiano una maggiore rappresentanza e una maggior voce in capitolo nella governance mondiale.
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L'Autore
Antonella Franzelli
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