Dopo la caduta di Assad, la Siria non ha visto un unico gruppo prendere il potere, ma piuttosto una serie di attori che hanno preso il controllo di territori differenti, a seconda delle alleanze e dei conflitti in corso. Assad è rimasto il leader della Siria nelle zone sotto il suo controllo, ma le forze curde, i gruppi di ribelli, la Turchia e l'ISIS hanno avuto il controllo di altre aree, con una situazione complessa di alleanze e opposizioni tra vari gruppi.
Con la deposizione dal governo di Bashar al-Assad lo scorso novembre la Siria è entrata in una fase di transizione estremamente complessa. Il 12 dicembre 2024, le autorità del nuovo governo siriano, appartenenti alle forze curde siriane e agli insorti islamisti che hanno preso il potere a Damasco, hanno annunciato di sospendere la Costituzione e il Parlamento per tre mesi, dichiarando così un periodo di transizione con a capo Obaida Arnaout, che avrebbe formato un comitato legale e per i diritti umani per esaminare la Costituzione e quindi apportare modifiche.
Portavoce per gli affari politici delle nuove autorità, noto per il suo impegno contro il regime di Bashar al-Assad e la sua partecipazione alla rivoluzione siriana, Arnout ha ricoperto ruoli significativi in diversi gruppi di opposizione, lavorando per rovesciare il governo di Assad e promuovere una transizione democratica, la difesa dei diritti umani e la giustizia in Siria durante la guerra civile. Ex vicepresidente della Siria, al-Sharaa ha esperienza politica e diplomatica, e la sua nomina è stata vista come un tentativo di trovare un compromesso tra diversi gruppi dell'opposizione, che volevano evitare una leadership troppo radicale.
In questo contesto Ahmed al-Sharaa, nominato a gennaio presidente ad interim della Siria dal Consiglio Nazionale Siriano (appartenente all'opposizione) per cercare di unificare le forze antigovernative e rappresentare una figura di transizione, ha lavorato per una soluzione politica alternativa alla costituzione vigente sotto il regime di Assad.
Il 13 marzo al-Sharaa ha approvato la nuova Dichiarazione Costituzionale, la quale prevede un periodo di transizione di cinque anni durante il quale la legge islamica (Sharia) rimane la principale fonte giuridica. Tuttavia, introduce anche garanzie per la libertà di opinione, espressione, informazione, pubblicazione e stampa, nonché diritti per le donne, come l'accesso all'istruzione e al lavoro.
Parallelamente le tensioni interne sono in costante aumento, evidenziando le sfide di questa transizione all’interno di un paese molto frammentato tra le diverse zone di controllo e la comunità internazionale ha reagito con scetticismo a questa nuova costituzione.
Le criticità della Dichiarazione costituzionale
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione riguardo alla mancanza di protezioni per le minoranze siriane sottolineando l'assenza del termine "democrazia" nel documento e temendo che si possa perpetuare un sistema autoritario.
Inoltre, il Consiglio Democratico Siriano (SDC), rappresentante delle forze curde nel nord-est del paese, ha respinto la dichiarazione costituzionale, sostenendo che non riflette la diversità della popolazione siriana e potrebbe riprodurre forme di autoritarismo simili a quelle del regime precedente.
Secondo Human rights Watch, la dichiarazione costituzionale recentemente approvata in Siria rischia di minare l'indipendenza della magistratura in diversi modi, a causa della centralizzazione del potere nell'esecutivo, che rischia a sua volta di limitare la capacità dei giudici di agire senza pressioni politiche.
Se il potere esecutivo ha un'influenza diretta o indiretta sui tribunali, ad esempio attraverso la nomina di giudici o il controllo sul loro funzionamento, questo potrebbe compromettere l'indipendenza della magistratura. Un sistema giuridico che dipende dal governo in carica potrebbe non essere in grado di fare giustizia in modo imparziale poiché una delle basi per un sistema giuridico indipendente è la separazione dei poteri tra esecutivo, legislativo e giudiziario. Se la nuova costituzione non stabilisce esplicitamente una chiara separazione tra questi poteri, c'è il rischio che il governo possa influenzare o controllare il sistema giudiziario, limitando la capacità dei tribunali di fungere da controllore imparziale.
Inoltre, nonostante la costituzione stabilisca alcuni diritti per i cittadini e un miglioramento delle libertà individuali, non è chiaro se siano previste misure effettive per proteggere la magistratura dall'influenza politica. Ad esempio, la nomina di giudici e le loro promozioni potrebbero rimanere sotto il controllo del governo, il che rischierebbe di compromettere la loro imparzialità.
In una fase di transizione come quella che la Siria sta attraversando, un sistema giudiziario indipendente è cruciale per processare violazioni dei diritti umani o abusi da parte delle forze di sicurezza o di altri attori politici. Se la magistratura non è libera, potrebbe essere difficile perseguire in modo equo i responsabili di tali crimini, specialmente se questi provengono da membri del governo o di forze vicine al potere.
Segnata dall’annosa guerra civile la Siria si trova a dovere affrontare un’enorme crisi umanitaria con milioni di siriani rifugiati nei paesi vicini per i quali la mancanza di un sistema giuridico indipendente e imparziale potrebbe essere un forte limite al loro rimpatrio. Se non c'è la garanzia che le persone possano ricevere un trattamento equo in caso di conflitti legali o se fossero vittime di abusi, i rifugiati rischierebbero di essere perseguitati o trattati ingiustamente dal sistema giudiziario.
In questo contesto, la possibilità di un ritorno sicuro e dignitoso per i rifugiati dipende non solo dalla fine dei conflitti ma anche dalla creazione di un sistema giuridico che possa garantire i diritti fondamentali e l'indipendenza della magistratura.
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L'Autore
Flora Stanziola
Originaria dell'Isola d'Ischia, appassionata di lingue, culture straniere e dinamiche interculturali, Flora fa parte di Mondo Internazionale da giugno 2022. Dopo aver conseguito il titolo di Dott.ssa in Discipline per la Mediazione Linguistica e Culturale, ha deciso di approfondire il suo interesse per la cooperazione internazionale, iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Come autrice per Mondo Internazionale Post scrive articoli focalizzati su temi di diplomazia internazionale con un particolare interesse per le dinamiche politiche e sociali.
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Siria costituzione