Il 28 Ottobre la Giamaica è stata colpita da Melissa, un uragano formatosi nell’Atlantico tropicale che ha lasciato un segno drammatico nel Caribe. La formazione è stata repentina, l’intensificazione fulminea e le conseguenze sono state devastanti sulle comunità costiere.
Si tratta di un fenomeno molto particolare dovuto dalle circostanze in cui si è formato. Melissa ha infatti attraversato acque estremamente calde e ha raggiunto la categoria 5, prima di colpire la Giamaica. Ma non solo, la temperatura delle acque superficiali dell’uragano ha raggiunto i 1.4 °C superiori alla media. Una differenza non banale.
Le temperature delle acque, decisamente oltre la norma, hanno fornito una benzina extra all’uragano. Uno studio dell’università di Reading stima che l’apporto di forza dovuta al riscaldamento potrebbe aver aumentato i venti massimi di circa il 7/10%. Pertanto, si spiega l’intensificazione estremamente rapida: un balzo notevole dei venti e pressione in un lasso di tempo molto breve.
In Giamaica e nelle isole vicine, l'uragano ha causato danni imponenti: infrastrutture distrutte, blackout diffusi, abitazioni scoperchiate e comunità isolate per danni equivalenti a un terzo del PIL nazionale. Inoltre, ha comportato lo spostamento di centinaia di migliaia di persone oltre alla morte di circa 60 persone.
In aggiunta, è stato registrato un volume di pioggia eccezionale, condizioni di frane e alluvioni soprattutto in territori montuosi o vulnerabili. Infatti, con più calore l’atmosfera trattiene più umidità con un aumento della pioggia estrema di circa il 16%.
Melissa non è dunque solo un altro uragano, ma una manifestazione dei cambiamenti climatici e meteorologici che stiamo vivendo. Infatti, gli scienziati stimano che un uragano delle dimensioni di Melissa sarebbe stato molto più improbabile senza il riscaldamento globale. La probabilità è aumentata di un fattore quattro rispetto a un clima pre-industriale. Questi eventi stanno quindi diventando più frequenti, non solo più forti.
In questi casi l’adattamento non è sufficiente, ci sono soglie oltre le quali la resilienza delle comunità viene messa seriamente alla prova. Questi eventi estremi saranno infatti almeno il 30% più frequenti e almeno due volte più intensi ora che la temperatura globale ha raggiunto i 1.3 °C superiori ai livelli pre-industriali.
Gli eventi estremi possono sembrare distanti da noi, ma in realtà hanno influenze dirette su tutto il mondo. Gli uragani atlantici possono infatti influenzare i sistemi meteorologici e portare condizioni estreme o instabilità. Infatti, dopo aver perso potenza tropicale, Melissa si è trasformata in una tempesta extratropicale diretta verso l’Atlantico settentrionale, dove ha interagito con le correnti che regolano il clima europeo. Questo tipo di interazione può amplificare le perturbazioni e creare ondate di maltempo anomale. Nei primi giorni di novembre, Melissa ha contribuito a una circolazione ciclonica intensa che ha portato venti forti, mareggiate e precipitazioni record su parte del Regno Unito, della Francia, e del nord della Spagna.
In conclusione, il cambiamento climatico non ha limiti. L’uragano Melissa è stato molto più di una tragedia circoscritta ai Caraibi: è un promemoria globale. La sua intensità, la rapidità con cui si è formato e le onde lunghe che ha generato fino al Mediterraneo mostrano come il cambiamento climatico stia cancellando i confini climatici a cui eravamo abituati.
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L'Autore
Adele Mutti
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