Vite in Vetrina

Quando la vita privata diventa contenuto: infanzia, identità e profitto nell’era social.

  Articoli (Articles)
  Michelle Gjata
  10 agosto 2025
  4 minuti, 39 secondi


Quante volte abbiamo visto una foto e, presi dall’impulso irrefrenabile, l’abbiamo subito postata su Instagram? O su Facebook, per i più nostalgici della generazione millennial?

Nel mondo di oggi, i social media rivestono un ruolo preponderante nella nostra vita quotidiana. Condividere spaccati della propria vita è diventato quasi una necessità. Su piattaforme come Tiktok o Instagram chiunque può esibire frammenti della propria giornata, guadagnandosi l’attenzione e talvolta l’ammirazione di migliaia di follower. In tal modo la linea tra vita privata e contenuto pubblico diventa labile.

Ci si può imbattere in ogni tipo di influencer: dalla moda alla politica, dal make-up all’attivismo, dall’armocromia alla medicina. Tra queste categorie, una in particolare sta attirando un’attenzione crescente: le cosiddette ‘’Family Influencer’’, nuclei familiari che condividono regolarmente video della propria quotidianità sulle varie piattaforme. Questo fenomeno, oltre a rappresentare una nuova forma di intrattenimento e comunicazione, solleva interrogativi urgenti e complessi riguardo alla tutela della privacy, soprattutto quando coinvolge minori e dinamiche familiari.

La spettacolarizzazione della vita domestica diventa così merce di scambio per visualizzazioni, follower e sponsorizzazioni. Sui social ogni dettaglio dell'esistenza, dalle abitudini alimentari ai momenti più intimi della crescita dei figli, può essere trasformato in contenuto virale. Il problema non è solo la volontà degli adulti di condividere la propria vita, ma la creazione di una narrazione pubblica attorno a individui, in questo caso bambini, che non possono acconsentire consapevolmente alla propria esposizione.

Un recente studio pubblicato su PLOS ONE (Baxter & Czarnecka, 2025) ha sollevato interrogativi inquietanti sul ruolo delle madri influencer nel processo di spettacolarizzazione e monetizzazione dell’infanzia. Analizzando oltre 5.000 post di dieci profili Instagram con più di 10.000 follower, i ricercatori hanno scoperto che oltre il 75% dei contenuti mostrava bambini, spesso in modo ricorrente e legato a post sponsorizzati. L’immagine dell’infanzia viene perciò sfruttata come strumento per incrementare l’engagement e i guadagni.

Ancora più allarmante è la constatazione che molte di queste madri dichiarano di non avere preoccupazioni significative per la privacy dei propri figli. Ci troviamo davanti a un'esposizione consapevole dei minori, alimentata dalla fiducia cieca nelle piattaforme e dalla priorità data al profitto e alla visibilità. Si configura così un fenomeno di vera e propria espropriazione dell’identità digitale infantile: una forma moderna di sfruttamento che riduce il bambino a contenuto da consumare.

Quali sono le conseguenze? L'identità digitale dei bambini viene costruita da altri, con il rischio di esporli a potenziali rischi e abusi come cyberbullismo, furto di dati, sfruttamento dell'immagine e privandoli del diritto all'oblio. Inoltre, la costante presenza di una telecamera può alterare la spontaneità delle relazioni familiari, sostituendo il vissuto autentico con una sua rappresentazione funzionale alla visibilità online.

Un chiaro esempio di questa tendenza emerge anche nel mercato della moda degli ultimi anni: molti marchi hanno iniziato a proporre capi destinati alle bambine che ricalcano esplicitamente modelli estetici pensati per donne adulte: tagli aderenti, imbottiture, colori e stili che richiamano un’immagine ipersessualizzata.

Ma cosa si intende per ‘’sessualizzazione’’?

Per l’American Psychological Association (APA), la sessualizzazione avviene quando il valore di una persona è ridotto alla sola attrattiva o comportamento sessuale, ignorando le altre caratteristiche. Nei bambini, ciò accade quando si attribuiscono loro tratti e stili propri degli adulti, spesso per fini commerciali o mediatici.

Nel 2022, Balenciaga è finita al centro di una bufera mediatica per una campagna pubblicitaria in cui alcune bambine posavano con orsacchiotti vestiti con accessori bondage. Le immagini, che accostavano l’innocenza dell’infanzia a simboli esplicitamente adulti e disturbanti, hanno sollevato forti critiche per la loro ambiguità e sono state accusate di contribuire alla sessualizzazione dell’immagine infantile. Di fronte alle proteste, il marchio si è scusato pubblicamente e ha ritirato la campagna.

Il noto brand statunitense Abercrombie & Fitch ha ricevuto più volte accuse di sessualizzazione precoce per aver messo in vendita, ad esempio, tanga per bambine di 10 anni e bikini imbottiti per bambine di 7 anni.

Anche il brand italiano Elisabetta Franchi ha attirato critiche per alcune proposte di moda bambina che ricalcano in modo marcato l’estetica adulta. Abiti aderenti, tessuti lucidi, scarpe con tacco e make-up accentuato sono stati proposti in collezioni dedicate a bambine, talvolta presentate con pose e atteggiamenti che evocano un’idea di femminilità adulta e seduttiva. Queste scelte commerciali, orientate a promuovere un’estetica adulta nei capi destinati ai minori, hanno generato indignazione e acceso un ampio dibattito sull'etica del marketing infantile.

Questa narrazione estetica viene spesso amplificata sui social dalle "momtok", madri influencer che condividono contenuti legati alla maternità e alla vita familiare, monetizzando l’immagine delle proprie figlie, contribuiscono così a una rappresentazione problematica e adultizzata dell’identità infantile.

Le Family Influencer incarnano una delle sfide più delicate del nostro tempo: trovare un equilibrio tra espressione, intrattenimento e tutela della dignità dei più piccoli. Per riuscirvi serviranno più educazione digitale, un aggiornamento del quadro normativo e una maggiore sensibilità culturale.

In fin dei conti, non tutto ciò che può essere condiviso deve necessariamente esserlo.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025

Condividi il post

L'Autore

Michelle Gjata

Categorie

Società

Tag

giovani Bambini influencer sicurezza digitale TikTok Europe