Dall'Eccezionalismo alla Competizione. La Transizione Strategica dell'Artico nello Scenario Geopolitico Globale

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  17 July 2025
  19 minutes, 34 seconds

Abstract

L'articolo intende analizzare la crescente competizione che contraddistingue l'Artico. Questa regione, caratterizzata da una fondamentale importanza storica, nonché strategica, economica e ambientale, è oggi al centro dell'attenzione mediatica. Attraverso un approccio internazionale, si esamina la cooperazione dal punto di vista della governance e le sfide più attuali che hanno reso questo territorio così cruciale nell'attuale decennio. L'obiettivo è mostrare come l'Artico sia passato dall'essere un luogo di "eccezionale" multilateralismo a un teatro di competizione tra potenze. L'articolo propone una riflessione sulle possibili evoluzioni degli scenari internazionali alla luce delle nuove dinamiche di potere.

Introduzione

Negli ultimi dieci anni l’Artico è passato dall’essere percepito come un territorio remoto e inospitale a imporsi come una delle aree strategiche più rilevanti per il futuro dell’ordine internazionale. La “regione artica”, che comprende tutti i territori a nord del 60° parallelo (The Arctic Institute, 2022), è diventata così il centro dell’attenzione mediatica. Tuttavia, l’importanza di questo luogo non è stata sconosciuta a tutti. Già nel 1987 Mikhail Gorbachev, durante il celebre discorso pronunciato a Murmansk, dichiarava:

« […] L'Artico non è solo l'Oceano Artico, ma anche le estremità settentrionali di tre continenti: Europa, Asia e America. È il luogo dove le regioni Euroasiatiche, Nord Americane e dell'Asia-Pacifico si incontrano, dove le frontiere si avvicinano l'una all'altra e gli interessi degli Stati appartenenti a blocchi militari contrapposti e non allineati si incrociano. […] Che il Nord del globo, l'Artico, diventi una zona di pace. Che il Polo Nord sia un polo di pace. Suggeriamo che tutti gli Stati interessati avviino colloqui sulla limitazione e riduzione di attività militari nell'intero Nord, sia nell'emisfero Orientale che in quello Occidentale. » (Press Office of the USSR Embassy, 1988)[1]

Allo stesso modo un report del SIPRI (Stockholm International Peace Institute) pubblicato l’anno successivo affermava che l’Artico non poteva più essere considerato uno spazio vuoto in cima al globo (“blank space at the top of the globe”) (SIPRI, 2022)[2], poiché le dinamiche polari coinvolgono direttamente anche Paesi apparentemente lontani.

Il cambiamento climatico

Ciò che ha reso questa regione sempre più strategicamente rilevante a livello internazionale nel corso degli anni è senza dubbio il cambiamento climatico. Il riscaldamento globale è un fenomeno ormai ampiamente riconosciuto, ma si manifesta in modo ancora più marcato ai poli. Lo scioglimento dei ghiacci innesca un meccanismo pericoloso: le superfici scoperte, come terra e acqua, essendo più scure, assorbono calore, accelerando ulteriormente il riscaldamento. Si tratta di un ciclo che si autoalimenta, noto come “amplificazione polare”, che rende l’Artico ancora più vulnerabile agli effetti del mutamento climatico. (International Science Council, 2021)[3]

Sebbene possa sembrare una questione puramente ambientale, il cambiamento climatico costituisce una minaccia concreta alla stabilità del sistema internazionale. Le trasformazioni climatiche intaccano un fitto sistema di dipendenze su cui si regge il mondo come lo conosciamo: crisi ambientali si traducono in crisi alimentari, quindi crisi economiche, dunque crisi sociali…che si trasformano in crisi di sicurezza e di politica. A conferma di questa tesi viene pubblicato nel 2003 un rapporto di Peter Schwartz e Doug Randall per il Pentagono. Il report si occupa di delineare come nuovi scenari dovuti ai mutamenti climatici avrebbero potuto potenzialmente destabilizzare gli equilibri geopolitici, generando conflitti legati alla scarsità delle risorse. (P. Schwartz, D. Randall, 2003)[4]

In relazione all’Artico, una delle prime evidenti analisi sulle possibili implicazioni dello scioglimento dei ghiacci risale al 2001. Durante un simposio promosso dalla Marina Militare statunitense a Washington, si evidenziava come il progressivo arretramento dei ghiacci avrebbe favorito un aumento del traffico navale commerciale e turistico nell’Oceano Artico. (Office of Naval Research, Naval Operations in an Ice-Free Arctic Symposium, 2001)[5] A questo proposito emerge una delle più grandi criticità della regione: l’ambiguità della governance dell’Artico.

La governance dell’Artico

A differenza dell’Antartide, disciplinato dal Trattato Antartico del 1959, l’Artico non è regolato da uno specifico trattato internazionale. La gestione giuridica della regione dipende dalle sovranità costiere e si inserisce nel quadro più ampio della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) e da altri accordi specifici. (IBRU, Centre for Borders Research, 2023)[6] Tra gli otto Stati che si affacciano sull'Artico, gli Stati Uniti non hanno ratificato l’UNCLOS, pur aderendo a molte delle sue disposizioni come diritto internazionale consuetudinario. (Center for Maritime Strategy, 2023)[7] L’assenza di un quadro normativo unitario lascia la regione esposta a interpretazioni differenti, guidate da interessi strategici internazionali piuttosto che da un’effettiva governance condivisa.

La Convenzione UNCLOS stabilisce il quadro normativo per le attività marine, inclusi navigazione, pesca, tutela dell’ambiente marino e ricerca scientifica. Essa definisce inoltre i principi generali per la determinazione della ZEE (Zona Economica Esclusiva), che si estende fino a duecento miglia nautiche dalla linea di base costiera da cui si misurano le acque territoriali. All’interno di questa zona lo Stato costiero ha il diritto di sfruttare economicamente le risorse. Gli Stati Uniti, pur non avendo ratificato l’UNCLOS, determinano i propri diritti attraverso la definizione delle “extended continental shelf” (ECS) o “piattaforma continentale estesa” basandosi su criteri geofisici fissati dall’articolo 76 della Convenzione, nonostante non abbiano obbligo formale di seguirli. (Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, 2009, pag.31)[8]

Questa difformità di interpretazioni ha generato numerose rivendicazioni di carattere ambiguo, in un territorio che si sta rivelando essere sempre più ricco di risorse.

Il problema delle risorse

Sebbene le risorse artiche fossero già oggetto di interesse, è stato il cambiamento climatico a sbloccarne il reale potenziale. Il progressivo arretramento della banchisa artica e il conseguente accesso a nuove rotte marittime e siti di estrazione hanno incrementato in modo significativo le stime delle risorse disponibili nella regione. Nel 2008 la United States Geological Survey (USGS) ha pubblicato una valutazione completa delle potenziali riserve di idrocarburi nell’intera area a nord del Circolo Polare Artico.[9] Secondo il rapporto le risorse dell’Artico rappresentano circa il ventidue percento delle risorse mondiali di petrolio e gas tecnicamente recuperabili non ancora scoperte: in particolare, il tredici percento di petrolio, il trenta percento di gas naturale e il venti percento di gas naturale liquido. Particolarmente rilevante è il giacimento stimato nel Mare di Beaufort, che conterebbe circa centosettantotto miliardi di metri cubi di gas naturale e seicentosessantasette milioni di barili di petrolio greggio. (Canada Energy Regulator, 2022)[10] Quest’area, situata a Nord dell’Alaska (USA) e a Ovest del Canada, è oggetto di rivendicazione da parte di entrambi gli Stati, in virtù delle differenti interpretazioni giuridiche.

Tuttavia, la competizione alle risorse dell’Artico non riguarda esclusivamente gli idrocarburi fossili. Il progresso tecnologico e la transizione energetica hanno reso indispensabili i materiali necessari per la produzione di tecnologie avanzate. L’Unione Europea ha recentemente individuato trentaquattro materie prime critiche, di cui diciassette classificate come “strategiche” (Regolamento UE 2024/1252)[11], mentre il Dipartimento dell’Energia statunitense ha elaborato un elenco simile per i fabbisogni energetici americani.(U.S. Department of Energy, 2023)[12] Tra queste risorse figurano alluminio, cobalto, rame, fluoro, gallio, litio, magnesio, grafite naturale, nichel, platino, silicio e Terre Rare, un gruppo di diciassette elementi indispensabili per la produzione di tecnologie strategiche.

La crescente domanda globale di tali risorse ha reso indispensabile diversificare le filiere produttive, ancora oggi fortemente dipendenti dalla Cina (ISPI, 2025).[13] In questo quadro, l’Artico emerge come un potenziale bacino di approvvigionamento alternativo. Le recenti pressioni statunitensi sulla Groenlandia si inseriscono proprio in tale contesto, spinte dall’esigenza di garantire approvvigionamenti indipendenti da Pechino.

Nonostante le crescenti ambizioni economiche, diverse politiche ambientali hanno messo un freno all’accanimento indiscriminato sulle risorse della regione. Nel 2016 l’amministrazione Obama ha dichiarato una moratoria a tempo indefinito sulle trivellazioni petrolifere e di gas in vaste aree del Mare di Chukchi e del Mare di Beaufort (CNBC, 2016).[14] Nel 2018, dieci Paesi tra cui Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Cina hanno firmato un accordo internazionale che vieta la pesca commerciale nell’Oceano Artico centrale per almeno sedici anni o fino all’adozione di adeguate normative scientifiche (CAOFA, 2018).[15] Anche il Consiglio Artico, pur non disponendo di poteri vincolanti, ha promosso linee guida per uno sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico (Arctic Council, 1998).[16]

Il consiglio artico

Nel 1996, con la Dichiarazione di Ottawa, venne istituito il Consiglio Artico (“Arctic Council”), un forum di cooperazione intergovernativa volto a promuovere il dialogo tra gli Stati che si affacciano sull’Artico. Non si tratta di un’organizzazione internazionale in senso stretto e, per questo motivo, non possiede poteri vincolanti. Il Consiglio conta otto Paesi membri permanenti: Canada, Danimarca (incluso il territorio autonomo della Groenlandia), Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti e Svezia. A questi si affiancano sei organizzazioni rappresentative dei popoli indigeni e sette Paesi membri osservatori permanenti: Cina, Corea del Sud, Giappone, India, Italia, Singapore e Svizzera. (Dichiarazione di Ottawa, 1996)[17]

L’obiettivo principale del Consiglio è promuovere la cooperazione internazionale e la gestione sostenibile dell’Artico, con particolare attenzione a temi ambientali, scientifici ed economici. Tuttavia, una delle funzioni principali del Consiglio è quella di facilitare il dialogo tra gli Stati membri. Non rientrano invece nelle competenze del Consiglio le questioni di sicurezza e difesa. Questo aspetto assume oggi una rilevanza ancora maggiore: con l’ingresso della Finlandia (2023) e della Svezia (2024) nella NATO, la Russia è attualmente l’unico Stato membro del Consiglio a non far parte dell’Alleanza Atlantica.

La presidenza del Consiglio Artico è a rotazione biennale tra gli Stati membri, seguendo un ordine prestabilito. La Russia ha detenuto la presidenza dal 2021 al 2023, ma le attività del forum sono state formalmente sospese dai Paesi occidentali nel 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina. Questo ha determinato un arresto dei principali meccanismi di cooperazione multilaterale, e rappresenta tutt’oggi una grande criticità nella governance della regione.

Nonostante la sospensione, Mosca ha continuato a perseguire i propri obiettivi nell’Artico, una regione che, oltre a rappresentare circa il cinquantatré percento del territorio costiero complessivo dell’Artico (The Arctic Insitute, 2022)[18], costituisce un pilastro fondamentale della proiezione di potenza russa. In questo quadro, la Cina si è rivelata un partner strategico importante per la Russia, definendosi ufficialmente “Stato vicino all’Artico” (“near-Arctic State”) (China’s Arctic Policy, 2018).[19] Pechino ha mostrato particolare interesse nello sviluppo di infrastrutture logistiche ed energetiche, tra cui la costruzione di un nuovo gasdotto che collegherebbe direttamente la Siberia alla Cina, passando per la Mongolia. Tale progetto si inserisce nella più ampia iniziativa della Polar Silk Road, estensione artica della Belt and Road Initiative, consolidando un’alleanza energetica sino-russa in chiave anti-occidentale (Il Sole 24Ore, 2025).[20]

Tuttavia, le preoccupazioni in seno al Consiglio Artico non si limitano alle questioni commerciali ed energetiche: il deterioramento delle relazioni internazionali rischia di trasformare quella che per decenni è stata considerata una zona di cooperazione in un possibile teatro di competizione globale.

La rimilitarizzazione

La fine della Seconda Guerra mondiale aveva dato vita a un nuovo ordine internazionale, caratterizzato dalla contrapposizione bipolare tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Le crescenti tensioni tra i due blocchi innescarono una corsa agli armamenti nucleari e allo sviluppo di nuove bombe atomiche. A causa della vicinanza tra le due superpotenze nei loro confini settentrionali, l’Artico assunse fin da subito un’importanza strategica cruciale. Nel corso della Guerra Fredda, l’area viene militarizzata con l’installazione di torri radar, basi missilistiche e aeroporti militari. Tuttavia, la competizione non si limitava al dominio dell’aria: nel 1958 il sottomarino a propulsione nucleare statunitense USS Nautilus fu il primo mezzo a compiere una navigazione sotto la calotta glaciale artica, evidenziando il valore strategico anche degli ambienti sottomarini. (EBSCO, 2022)[21]

Il crollo del muro di Berlino, e la conseguente dissoluzione dell’Unione Sovietica portarono a un progressivo allentamento delle tensioni militari. Si aprì così una fase di relativa cooperazione tra Mosca e Washington. In questo clima si inserisce il già citato discorso di Gorbačëv del 1987 a Murmansk: una visione proiettata verso un futuro di pace e collaborazione in una regione che, pur mantenendo la sua rilevanza strategica, sembrava destinata a un progressivo disarmo. (Press Office of the USSR Embassy, 1988)

Tuttavia, dal 2007 la Federazione Russa ha avviato un graduale processo di rimilitarizzazione dell’Artico, anticipando le contromosse occidentali: la spedizione “Arktika 2007”, guidata da Artur Chilingarov, ha fatto calare una bandiera russa sul fondale del Polo Nord (Arctic Institute, 2018).[22] Mosca, consapevole del crescente valore energetico e strategico della regione, ha investito nella modernizzazione della propria Flotta del Nord che oggi dispone di circa quaranta navi rompighiaccio, contro una sola rompighiaccio operativa da parte statunitense (National Defense Magazine, 2025).[23] La disparità in termini di capacità logistiche nel contesto artico è evidente. Per colmare questo divario gli Stati Uniti hanno rafforzato la collaborazione con Norvegia, Islanda e Canada, riattivato la Seconda Flotta della Marina statunitense per l’Atlantico settentrionale e intensificato le esercitazioni militari congiunte nell’area del Nord Europa e del Mare di Barents (Analisi Difesa, 2018).[24]

Il quadro internazionale attuale richiama in parte le dinamiche della Guerra Fredda, ma presenta una differenza sostanziale: la presenza crescente della Cina. La collaborazione sempre più stretta tra Mosca e Pechino delinea uno scenario caratterizzato da nuove rivalità e potenziali aree di frizione.

Le tensioni internazionali attuali fanno emergere un interrogativo centrale: l’eccezionalismo Artico teorizzato negli anni ‘90 è ormai superato? Se l’Artico è già divenuto un teatro di competizione globale, resta aperta una questione importante: diventerà anche uno scenario di escalation militare?

La fine dell’Eccezionalismo Artico?

Per decenni l’Artico è stato percepito come un’area relativamente immune dalle logiche di conflitto che caratterizzavano altre regioni del pianeta. Questo approccio, definito dalla dottrina internazionale come “eccezionalismo artico”, si basava sull’idea che gli Stati avrebbero potuto mettere da parte le loro rivalità geopolitiche per cooperare su questioni comuni, prime fra tutte la gestione ambientale e la sostenibilità dello sviluppo (Lackenbauer, P. Whitney e R. Dean, 2020).[25]

Tuttavia, negli ultimi anni, le premesse di quel progetto appaiono sempre più fragili. Le ambizioni territoriali e la crescente rilevanza economica e strategica dell’Artico hanno eroso progressivamente l’idea di uno spazio cooperativo “eccezionale”. Dopo l’invasione dell’Ucraina, la cooperazione politica nel Consiglio Artico è stata drasticamente ridotta. Nonostante ciò, con la Presidenza della Norvegia, le attività del forum hanno gradualmente ripreso, riuscendo a mantenere la cooperazione, anche se limitata, tra le nazioni artiche, inclusa la Russia. (Reuters, 2024)[26]

Parallelamente, la crescente presenza della Cina e il rafforzamento dell’asse Mosca-Pechino pongono nuove sfide agli equilibri globali. Pechino ha inserito l’Artico nella propria strategia commerciale, esplicitando l’intenzione di ritagliarsi un ruolo di primo piano in un’area finora prerogativa delle potenze artiche. Come sottolinea Elizabeth Buchanan, “il tempo dell’eccezionalismo artico si è concluso. Stiamo assistendo a una progressiva normalizzazione dell’Artico come teatro di rivalità strategiche, esattamente come nel resto del mondo”.[27] (E. Buchanan, 2023).

Il deterioramento delle relazioni internazionali e la crescente centralità strategica della regione Artica rendono plausibile la nascita di un nuovo paradigma, sostituendosi all’eccezionalismo che ha tanto contraddistinto questo luogo non più così remoto. In questo nuovo scenario la cooperazione multilaterale sopravvive, ma all’interno di un teatro di crescente competizione. Tuttavia, resta aperta la possibilità di evitare che diventi un nuovo epicentro di conflitto, attraverso un cambio di rotta delle strategie di governance multilaterale.

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F

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Non esiste alcuna base per valutare l’affidabilità della fonte.

Bibliografia

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[1] Mikhail Gorbachev, Mikhail Gorbachev: An excerpt from the speech in Murmansk, in The North: A Zone of Peace, Press Office of the USSR Embassy, Ottawa, Canada: 1988, pp. 3-10.

[2] AA.VV., Security Risks of Environmental Crises: Environment of Peace (Part 2), SIPRI, Stockholm, 2022, pp. 13 e 14.

[3] S. Turton, Climate Explained: Why is the Arctic Warming Faster than other Parts of the World, 3 Giugno 2021. Disponibile al sito: https://it.council.science/blog/climate-explained-why-is-the-arctic-warming-faster-than-other-parts-of-the-world/

[4] P. Schwartz, D. Randall, An abrupt Climate Change Scenario and its implications for United States Security. Imagining the Unthinkable, Ottobre 2003.

[5] Office of Naval Research, Naval Ice Center, Oceanographer of the Navy & Arctic Research Commission (Edd.), 17-18 Aprile 2001, Naval Operations in an Ice-Free Arctic Symposium: Final Report, Washington D.C.

[6] IBRU, Centre for Borders Research, Arctic Map Series, Durham University, 2023. Disponibile al sito: https://www.durham.ac.uk/research/institutes-and-centres/ibru-borders-research/maps-and-publications/maps/arctic-maps-series/

[7] J. Kraska, R. Pedrozo, Up for Debate: Should the U.S. ratify UNCLOS?, Center for Maritime Strategy, 26 Dicembre 2023. Disponibile al sito: https://centerformaritimestrategy.org/publications/up-for-debate-should-the-u-s-ratify-unclos/.

[8] Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, 2009, pag.31

[9] U.S. Geological Survey, Circum-Arctic Resource Appraisal: Estimates of Undiscovered Oil and Gas North of the Arctic Circle, 23 Luglio 2009.

[10] Canada Energy Regulator, Energy Briefing Note, Assessment of Discovered Conventional Petroleum Resources in the Northwest Territories and Beaufort Sea, 21 Aprile 2022. Disponibile al sito: https://www.cer-rec.gc.ca/en/about/north-offshore/archive/publications/2014-petroleum-resource/

[11] Regolamento UE 2024/1252, Allegato 1 Sezione 1, 11 Aprile 2024.

[12] U.S. Department of Energy, Final Determination on 2023 DOE Critical Materials List, Vol.88, No.149, 4 Agosto 2023.

[13] A. Prina Cerai, USA-Cina: la distensione commerciale passa dalle terre rare?, ISPI, 13 Giugno 2025. Disponibile al sito: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-cina-la-distensione-commerciale-passa-dalle-terre-rare-211269

[14] T. DiChristopher, CNBC, Obama invokes 1953 law to indefinitely block drilling in Arctic and Atlantic oceans, 20 Dicembre 2016. Disponibile al sito: https://www.cnbc.com/2016/12/20/obama-expected-to-invoke-1953-law-to-block-offshore-drilling.html

[15] Agreement to Prevent Unregulated High Seas Fisheries in the Central Arctic Ocean, 2018.

[16] Arctic Council, Terms of Reference for a Sustainable Development Program, 5 Febbraio 1998.

[17] Arctic Council, Declaration on the Establishment of The Arctic Council, Ottawa, Canada, 19 Settembre 1996.

[18] The Arctic Institute, Country Backgrounders, Russia, 1 Agosto 2022. Disponibile al sito: https://www.thearcticinstitute.org/country-backgrounders/russia/.

[19] The State Council Information Office of the People’s Republic of China, China’s Arctic Policy, Beijing, 26 Gennaio 2018.

[20] A. Talia, Il futuro dell’Artico, sempre più centrale a livello geopolitico, economico e militare, Il Sole 24 Ore, 3 Aprile 2025. Disponibile al sito: https://www.ilsole24ore.com/art/il-futuro-dell-artico-sempre-piu-centrale-livello-geopolitico-economico-e-militare-AGSygowD?refresh_ce=1.

[21] EBSCO, USS Nautilus Cruises Under The North Pole, 2022. Disponibile al sito: https://www.ebsco.com/research-starters/history/uss-nautilus-cruises-under-north-pole.

[22] P. Devyaktin, Russia’s Arctic Strategy: Aimed at Conflict or Cooperation?, Arctic Institute, 6 Febbraio 2018. Disponibile al sito: https://www.thearcticinstitute.org/russias-arctic-strategy-aimed-conflict-cooperation-part-one/.

[23] S. Magnuson, The Icebreaker Numbers Game, National Defense Magazine, 13 Gennaio 2025. Disponibile al sito: https://www.nationaldefensemagazine.org/articles/2025/1/13/the-icebreaker-numbers-game#:~:text=1/13/2025,mission%20in%20Antarctica%20that%20week.

[24] P.P Ramoino, La Rinascita della Seconda Flotta dell’US Navy, Analisi Difesa, 29 Giugno 2018. Disponibile al sito: https://www.analisidifesa.it/2018/06/la-rinascita-della-seconda-flotta-dellus-navy/.

[25] Lackenbauer, P. Whitney, and Ryan Dean. Arctic exceptionalisms, The Arctic and world order, 2020: Capitolo 14, pp. 327-355.

[26] G. Fouche, G. Dickie, West, Russia Manage Limited Cooperation in Arctic Despite Chill in Ties, Reuters, 14 Maggio 2024. Disponibile al sito: https://www.reuters.com/world/west-russia-manage-limited-cooperation-arctic-despite-chill-ties-2024-05-14/.

[27] E. Buchanan, Red Arctic: Russian Strategy Under Putin, Brookings Institution Press, 2023.

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