La proposta di revisione dell’accordo di associazione UE - Israele e il conseguente consenso da parte della maggioranza degli Stati UE arriva dopo mesi di violazione del diritto internazionale umanitario da parte di Israele, sotto gli occhi di tutto il mondo.
In cosa consiste questo accordo?
L'accordo di associazione UE - Israele, risalente al giugno 2000, rappresenta la base giuridica delle relazioni economiche e politiche tra l'Unione Europea e Israele. Esso mira a favorire gli scambi commerciali e la cooperazione in settori come la ricerca scientifica, l'istruzione, l’energia, l’ambiente e le migrazioni. Questo rapporto ammonta a circa 42,6 miliardi di euro di scambi commerciali nel 2024, con Israele che rappresenta quasi lo 0,8% del totale del commercio europeo mondiale. Dall’altro lato, l’Unione è il principale partner commerciale di Israele, rappresentando il 32% degli scambi totali del paese.
La base giuridica per la stipula degli accordi di associazione è contenuta nell’articolo 217 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che abilita l'Unione a concludere con Paesi terzi e organizzazioni internazionali accordi che istituiscono un'associazione caratterizzata da diritti e obblighi reciproci, da azioni in comune e da procedure particolari. Tuttavia, proprio l'accordo in questione prevede all’articolo 2 che le relazioni siano fondate sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.
Art. 2
Relations between the Parties, as well as all the provisions of the Agreement itself, shall be based on respect for human rights and democratic principles, which guides their internal and international policy and constitutes an essential element of this Agreement.
La violenza senza precedenti che si sta commettendo a Gaza e la persistente occupazione illegale nei Territori Palestinesi Occupati, costituiscono una violazione palese di tale principio, oltre che dei principi di diritto internazionale umanitario.
Chi ha votato a favore della revisione dell’accordo?
La decisione di rivedere l’accordo è stata presa dal Consiglio Affari Esteri dell’UE, l'organo che riunisce i ministri degli Esteri dei 27 Stati membri. Durante la riunione del 20 maggio 2025, 17 ministri hanno sostenuto la proposta olandese di avviare una revisione formale dell'accordo di associazione con Israele, in risposta all'escalation della violenza militare nella Striscia di Gaza e al blocco degli aiuti umanitari. Tra i paesi che hanno appoggiato la proposta vi sono: Irlanda, Belgio, Svezia, Francia, Spagna, Portogallo, Lussemburgo, Slovenia, Finlandia, Austria, Danimarca, Estonia, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia. Al contrario, Italia (tramite il Ministro degli Esteri Antonio Tajani), Germania, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria e Lituania si sono opposte, mentre la Lettonia si è dichiarata neutrale.
Ed ora?
Se venisse riconosciuto che Israele ha violato l’articolo 2, potrebbero essere imposte misure diplomatiche o restrizioni commerciali, come accaduto con la Russia. Attualmente è stata aperta da parte della Commissione europea una procedura di revisione dell’Accordo, che non ha però una durata e una scadenza fissata. La suddetta procedura costituisce una modalità per fare pressione, per la prima volta su iniziativa dell’UE, sul governo Netanyahu, con la finalità di per porre fine all'offensiva militare e far entrare nella striscia di Gaza tutti gli aiuti umanitari necessari.
Qual è la situazione a Gaza?
Secondo un report di OCHA (aggiornato a inizio aprile 2025), da ottobre 2023 sono quasi 60 mila i morti, oltre 115 mila i feriti; più di 2 milioni gli sfollati. Il 19 maggio 2025 hanno varcato il valico di Kerem Shalom 5 camion di aiuti. I primi dal 2 marzo, quando Israele aveva imposto il blocco degli aiuti. Prima del 7 ottobre 2023 nella Striscia ne entravano 500 al giorno. Il 92% delle case è stato distrutto o danneggiato dai bombardamenti israeliani; solo 22 ospedali funzionano, in modo parziale; 2308 scuole e 57 università sono state altresì distrutte.
E’ chiaro, dunque, che le cose stanno cambiando. Questa revisione rappresenta la prima vera iniziativa istituzionale europea volta a esercitare pressione sul governo israeliano, che si dovrebbe innestare in un’azione più ampia e comune a tutti gli stati, prima che sia davvero troppo tardi per agire.
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L'Autore
Giorgia Savoia
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