Da quanto si apprende dalle fonti ufficiali, mai come adesso sembra vicina la ratifica dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur.
Un percorso tortuoso iniziato nel lontano 1999 e culminato con l’adozione di una proposta definitiva da parte della Commissione nel 2024, dopo un periodo non facile caratterizzato da tensioni e conflitti. Tensioni che tutt’ora non sembrano placarsi, soprattutto da parte di alcuni importanti Paesi europei, come appunto la Francia, da sempre fortemente preoccupata da un accordo che andrebbe a aprire il mercato europeo ai prodotti agricoli provenienti dal sud America, con la conseguenza di penalizzare i produttori locali.
Una questione che di fatto è tornata nuovamente alla ribalta dopo l’inizio delle indagini da parte del Mediatore europeo sullo scambio di messaggi inviati dal Presidente francese Macron alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen sul tema, poi cancellati[1].
Per quanto riguarda, tuttavia, la fase negoziale, nonostante le sensazioni risultino positive ed a tutti gli effetti ad un punto di svolta, ancora sono presenti non poche criticità che rischiano nuovamente di invischiare il processo di ratifica, dove, come visto, soprattutto a livello nazionale, potrebbe presentarsi forti resistenze.
Un’impasse che la Commissione sta cercando faticosamente di ovviare, cercando di separare la parte commerciale dell’accordo, da quella politica; oltre a cercare di raddoppiare gli sforzi per introdurre dei presidi che forniscano delle garanzie, in primo luogo, agli agricoltori europei, come evidenziato dall’ipotesi di varare un testo da allegare all’accordo, che prevederebbe delle limitazioni alle importazioni di alcuni prodotti (carne bovina, pollame, zucchero, riso e miele). A cui si sommerebbe lo stanziamento di 6 miliardi per la costituzione di un fondo a tutela dei produttori e agricoltori maggiormente danneggiati da una ipotetica crisi di mercato[2].
A questo poi si somma un’altra variabile molto importante nella partita, costituita da una parte della società civile e di alcune organizzazioni ambientaliste, che nonostante l’introduzione di alcuni presidi, come ad esempio la lotta alla deforestazione e l’introduzione della clausola ambientale vincolante, nutrono fortissime perplessità di fronte alla ratifica di un accordo dalla portata davvero ampia[3].
Di fronte a questo quadro è comunque importante sottolineare che la situazione geopolitica attuale, caratterizzata da un susseguirsi di crisi economiche e politiche, non per ultima la guerra dei dazi portata avanti da Trump, ha impresso una forte spinta all’iniziativa.
Il rafforzamento dei rapporti economici con l’America latina, con la conseguente apertura di una zona di libero mercato che potrebbe impattare su un bacino di 780 milioni di consumatori, circa il 25% del commercio mondiale, potrebbe essere la soluzione per sopperire seriamente ad un accordo commerciale con gli USA, che al momento vede l’Ue in una posizione di fortissimo svantaggio economico, con dazi del 15% su circa il 70% dei prodotti importati. Ma anche una potenziale opportunità di riduzione le catene di approvvigionamento asiatiche, da sempre considerate un elemento di grande vulnerabilità, aprendo ad un mercato ricco di risorse naturali.
Tutti scenari importanti da tenere in considerazione in una fase negoziale dove le pressioni ed i cambiamenti endogeni ed esogeni stanno mutando assetti economici e politici, facendo propendere le Istituzioni europee ed i Governi nazionali ad affrontare scenari difficili con proposte altrettanto ambiziose[4].
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L'Autore
Tiziano Sini
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