Bielorussia: uno Stato in esilio tra speranza e resistenza

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  Silvia Pasetto
  19 July 2025
  5 minutes

Il 21 giugno 2025 è stato rilasciato di prigione Sergei Tikhanovsky, marito di Svetlana Tikhanovskaya, la leader dell’opposizione bielorussa più conosciuta a livello internazionale. Tikhanovskaya si trova in esilio in Lituania dal 2020, da quando ha lasciato il suo paese insieme ad altre migliaia di cittadini bielorussi, in seguito alle enormi proteste scoppiate dopo la vittoria di Lukashenko alle elezioni presidenziali del 2020, duramente contestate dai paesi dell’Unione europea. Il marito era stato invece arrestato nel 2020 a Minsk e condannato a 18 anni di carcere nel 2021, insieme ad altre figure prominenti dell’opposizione politica bielorussa, tra cui Maria Kalesnikova, tuttora in carcere.

Sergei Tikhanovsky, blogger e attivista, denunciava apertamente i crimini del governo di Lukashenko e aveva deciso di sfidare apertamente il dittatore bielorusso candidandosi alle elezioni del 2020. In seguito al suo arresto con l’accusa di aver alimentato le proteste di piazza contro il presidente uscente, la moglie Svetlana Tikhanovskaya ha preso il suo posto come principale candidata dell’opposizione, ottenendo, secondo i dati ufficiali – aspramente contestati dai paesi europei – circa il 10% dei voti. Il giorno dopo le elezioni, le proteste in favore di Tikhanovskaya sono state brutalmente represse, e la politica è stata costretta a rifugiarsi in Polonia e poi in Lituania, da dove coordina l’azione dell’opposizione bielorussa all’estero.

La liberazione di Tikhanovsky è arrivata completamente inaspettata, ed è forse collegata alla visita a Minsk di Keith Kellog, inviato speciale statunitense, anche se non sembrano esserci vantaggi diretti che il leader bielorusso avrebbe ottenuto in cambio del rilascio di Tikhanovsky e altri 13 attivisti politici. Una spiegazione plausibile è il probabile tentativo di migliorare i rapporti con la nuova amministrazione Trump, nella speranza che alcune delle sanzioni contro la Bielorussia vengano rimosse. Il ruolo che Tikhanovsky avrà nell’opposizione bielorussa è ancora indefinito, e non è chiaro se continuerà la sua attività politica e con quali conseguenze. Nella conferenza stampa che si è tenuta il giorno dopo il suo arrivo in Lituania, Tikhanovsky ha specificato come la leader ufficiale del movimento di opposizione sia la moglie, dichiarando di non avere alcuna intenzione di assumere la leadership del movimento. Allo stesso tempo, Tikhanovskaya è ben consapevole della nuova energia che la liberazione del marito ha dato a tutto il movimento d’opposizione, e come da lei dichiarato in un’intervista per Politico ora è necessario “usare questo slancio per incrementare l’attenzione nei confronti della Bielorussia, dei prigionieri politici e della disastrosa situazione politica del paese”. Il marito giocherà quindi un ruolo chiave per stabilire nuovi canali di comunicazione con la popolazione bielorussa, per spingere sempre più persone a mobilitarsi contro il regime di Lukashenko.

Indipendentemente dai cambiamenti che potrebbero avvenire in seno all’opposizione bielorussa, è certamente importante riconoscere i successi e l’incredibile sviluppo di questo movimento, soprattutto se paragonato alla ben più debole e frammentata opposizione russa. Innanzitutto, nel 2020 il movimento d’opposizione bielorusso ha ricevuto dall’Unione europea il Premio Sakharov, che viene attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale a proteggere la libertà di pensiero.

Il movimento bielorusso è riuscito a compattarsi, rappresentando un’alternativa vera e decisa al regime di Lukashenko, venendo riconosciuto come la forza politica più legittima a governare la Bielorussia. Inoltre, sono state create delle istituzioni parallele all’estero, sia politiche (il Consiglio di Coordinamento, l’Ufficio della presidente-eletta Tikhanovskaya, il Gabinetto di Transizione e persino nuove rappresentanze diplomatiche, le Ambasciate Popolari della Bielorussia) che militari (una forza di polizia e il Reggimento Kalinouski[1]). Il movimento ha dato vita anche a media indipendenti, come il canale televisivo Belsat, il canale social Nexta e il sito reform.news. Infine, sono state create anche iniziative e associazioni non governative che difendono i diritti umani (come BYSOL) o a tema culturale e religioso (ad esempio il Consiglio bielorusso per la Cultura). L’opposizione bielorussa ha quindi avuto una straordinaria capacità di organizzarsi, sostenuta anche da altri governi europei, in particolare quello polacco e lituano che la ospitano nel proprio territorio.

Lo stesso non si può dire del movimento russo di opposizione, che sembra incapace di creare un’alternativa politica che possa davvero sfidare il regime di Putin. Gli oppositori politici russi sono infatti divisi, sia geograficamente che ideologicamente. A novembre 2024, alcuni oppositori politici russi, tra cui Yulia Navalnaya, moglie del famoso oppositore politico Aleksej Navalny morto in prigione in Russia a febbraio 2024, si erano uniti in una marcia di protesta organizzata a Berlino, in seguito alla quale se ne è tenuta un’altra a marzo 2025. Se già la manifestazione di novembre aveva lasciato molti analisti perplessi in merito all’effettiva possibilità che si tramutasse in un qualche risultato concreto, la marcia tenutasi a marzo ha visto la partecipazione di ancor meno persone ed ha colpito per un dettaglio: rispetto alla precedente manifestazione, si sono potute notare diverse bandiere con il tricolore russo, il quale rappresenta un ulteriore motivo di divisione. Alcuni oppositori non si riconoscono più in questa bandiera, associata unicamente a Putin e alla sua guerra, mente altri ritengono sia importante difendere il tricolore in quanto simbolo del popolo russo che rivendica la sua identità in opposizione al proprio governo.

L’opposizione russa potrebbe quindi imparare molto dalla sua controparte bielorussa, che ha dato vita in Europa ad un vero e proprio Stato bielorusso in esilio, che si riconosce sotto la bandiera bianca e rossa della Repubblica di Bielorussia nata nel 1991, e che aspetta di poter riprendere possesso del proprio Paese e del proprio popolo.

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[1] Il Reggimento Kalinouski è un'unità militare interamente composta da volontari bielorussi facente parte delle Forze armate ucraine, formatasi in seguito all'invasione russa dell'Ucraina del 2022.

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Silvia Pasetto

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