Cina ed Europa, il confronto commerciale entra in una nuova fase

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  Cecilia De Marco
  12 June 2026
  3 minutes, 11 seconds

L’Unione europea si avvicina verso una fase di crescente tensione commerciale con la Cina.

A Bruxelles tutto questo viene definito lo "Shock cinese 2.0”, non si tratta più di una minaccia potenziale ma un vero e proprio fenomeno che fa di tutto pur di mettere sotto pressione l’industria europea.

Il 29 maggio si è svolta la riunione riservata al Collegio dei Commissari dove è emersa la questione delle possibili ritorsioni di Pechino, le quali non ostacoleranno la Commissione ad intervenire.

Bruxelles cerca di costruire dei nuovi strumenti commerciali autonomi, tra cui il futuro “strumento sulla sovraccapacità”, utilizzato per limitare l’accesso al mercato europei nei casi in cui l’eccesso di produzione cinese rappresenti una minaccia per tutti quei settori definiti strategici.

Lo Strumento Anti-coercizione è stato già approvato dal Consiglio, anche altre regole in materia di cybersicurezza potrebbero restringere la presenza di aziende cinesi nelle infrastrutture digitali sensibili dell’Ue.

Pechino ha esportato enormi quantità di beni a prezzi per niente sostenibili per i concorrenti europei, proprio per questo Bruxelles ha dovuto provvedere a dare una risposta necessaria a un problema strutturale. Sempre più alto è il deficit commerciale tra Ue e Cina, la quale dopo la pandemia ha aumentato la propria quota sulle esportazioni mondiali superando l’Europa.

La Cina ha aumentato i suoi strumenti di pressione, introducendo nuove norme nella sicurezza industriale e delle catene di approvvigionamento, le quali consentono di identificare e contrastare misure straniere ritenute discriminatorie. Queste disposizioni prevedono la possibilità di avviare indagini e adottare contromisure contro blocchi economici che potrebbero rappresentare un problema per gli interessi cinesi.

Inoltre, un’altra misura sono le norme sulla circolazione transfrontaliera dei dati, quindi la strategia cinese possiede già una base normativa operativa.

L’Europa necessità di nuove misure di difesa per preservare la sua competitività industriale. Francia, Paesi Bassi, Italia, Lituania e Spagna avevano supportato il bisogno di dover accelerare l’adozione di dazi e strumenti di protezione, ma da quel momento Madrid ha dimostrato più prudenza, mentre la Germania continua a conservare una posizione cauta, in quanto preoccupata delle possibili conseguenze sulle proprie esportazioni verso il mercato cinese.

Purtroppo, la sovraccapacità produttiva cinese non mette solo in pericolo l’Europa, ma anche Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. Pechino potrebbe trarre vantaggio da queste divisioni tra i suoi partner commerciali, andando ad esercitare pressioni più mirate sui governi più critici.

Un’opportunità rilevante potrebbe essere quella del G7, ospitato dalla Francia, il quale potrebbe costruire una strategia condivisa sui prossimi squilibri globali, Parigi sostiene da tempo la necessità di una linea condivisa più incisiva, nonostante contini s difendere il principio dell’autonomia strategica europea.

Una maggiore cooperazione tra i Paesi del G7 viene interpretata da alcuni critici come una politica di contenimento della Cina portando ad un distacco economico tra le due parti.

Il fine ultimo non è solo rappresentato dall'allontanamento di Pechino, ma soprattutto l’implementazione di regole per una concorrenza più giusta e riduzione delle dipendenze considerate strategicamente rischiose.

L’Unione europea non punta ad un drastico allontanamento dal partner cinese, bensì ad una riduzione del rischio.

In conclusione, molti governi europei mantengono posizioni abbastanza prudenti davanti alle possibili contromisure di Pechino, tenendo in considerazione le recenti restrizioni cinesi sulle terre rare e la sua disponibilità a sostenere lunghi confronti commerciali.

Gli Stati membri faticano a trovare una posizione comune, preferendo delegare questa decisione a Bruxelles, che dovrà essere in grado di trovare un’azione coordinata ed efficace, evitando divisioni interne che potrebbero minare la sua capacità di risposta.

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Cecilia De Marco

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