A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
Le grandi potenze come si adatteranno a un mondo multipolare? E ancora, quali sono gli elementi che rendono “grande” una potenza nel contesto delle relazioni internazionali?
A differenza di altri Stati, le grandi potenze possiedono la capacità di plasmare non solo il proprio ambiente politico-geografico circostante, ma anche l'ordine globale stesso, definendo le regole, le norme e le strutture che influenzano e/o governano direttamente la politica internazionale. Da un punto di vista storico, sono state da sempre considerate come i reali architetti dei sistemi politico-economici mondiali, esercitando un'influenza che va ben oltre i confini dei loro vicini.
Più di preciso, il concetto di “grandi potenze” nacque nel passato dalla necessità di realizzare una netta distinzione tra gli stati più potenti e quelli meno potenti.
Tale concetto di base si diffuse con maggiore determinazione in seguito alla Pace di Westfalia del 1648 e il Congresso di Vienna del 1815 (che pose fine alle guerre napoleoniche), grandi eventi europei che contribuirono a definire lo status giuridico e il concetto stesso di “stato sovrano”, insieme alle articolate norme di diritto internazionale che ne definiva e disciplinava la potestà e l’agire nell’ambito delle proprie relazioni con gli altri Stati.
La pace di Vestfalia del 1648 pose fine con successo alla cosiddetta guerra europea dei trent'anni, iniziata nel 1618, e alla guerra degli ottant'anni, tra la Spagna e le Province Unite (federazione di sette province settentrionali dei Paesi Bassi che ottennero l'indipendenza dalla Spagna nel XVI secolo).
Mentre le grandi potenze delle epoche precedenti – ad esempio l'Impero Romano – cercavano di espandere il proprio territorio quasi a ogni costo e facevano affidamento sulla propria potenza militare per realizzarlo, la grande potenza moderna si avvale di un complesso intreccio di pressioni diplomatiche, leva economica e affermazioni delle norme di diritto internazionale sancito nell’ambito delle Nazioni Unite. L'ordine internazionale emerso in Westfalia sanciva con grande chiarezza i principi posti alla base della sovranità nazionale e integrità territoriale, i quali consentivano a tali potenze di perseguire un equilibrio di potere non solo interno ma anche codificato dal Congresso di Vienna, basato sulla negoziazione anziché sul predominio violento.
Questa trasformazione rappresentò un’assoluta novità nello sviluppo epocale della politica mondiale: almeno una parte della legittimità del controllo di uno Stato si realizzava da questo momento attraverso le sue relazioni e la sua capacità virtuosa di perseguire e mantenere la pace. Anziché basarsi unicamente sulla sua capacità di usare la forza sugli altri con i propri eserciti.
Da ottimo a "super"
Utilizzando le loro capacità materiali (forza economica, potenza militare e influenza politica), le grandi potenze sono state in grado di proiettare il loro potere su più regioni e dettare i termini dell'ordine internazionale. Nel Concerto dell'Europa del XIX secolo, le grandi potenze di allora – Regno Unito, Francia, Austria, Prussia e Russia – gestirono collettivamente la politica europea, bilanciando il potere al solo fine di mantenere la stabilità e la pace. La loro influenza si estese poi a livello globale attraverso l'espansione coloniale e imperialista, il commercio e con l'istituzione di norme che riflettevano le loro priorità.
Nel corso del XX secolo, la Guerra Fredda determinò una netta distinzione tra le grandi potenze e gli altri stati. Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, le due "superpotenze" dell'epoca , dominavano il sistema internazionale, plasmandolo attraverso una rivalità che comprendeva alleanze militari, competizione ideologica e sistemi economici. In questo contesto, le grandi potenze non erano semplicemente stati potenti, ma attori centrali che definivano per intero la struttura della politica globale.
Verso un mondo multipolare
Il periodo successivo alla Guerra Fredda segnò per un breve periodo l'inizio di una fase (stavolta) unipolare, durante il quale gli Stati Uniti divennero l'unica grande potenza in grado di plasmare il sistema internazionale su scala universale. Quest'epoca fu caratterizzata dall'espansione dell'internazionalismo liberale, dalla globalizzazione economica e dal multilateralismo, guidato dagli Stati Uniti. Tuttavia, l'emergere di nuovi centri di potere, in particolare la Cina Popolare e, in misura minore, la Federazione Russa, ha posto fine all'era unipolare, inaugurando l’esistenza e azione di un mondo multipolare nel quale la natura distintiva delle grandi potenze è stata ancora una volta rimodellata in profondità. In questo sistema, le grandi potenze sono Stati dotati delle capacità materiali e dell'ambizione strategica per influenzare l'ordine internazionale nel suo complesso.
E in questo differiscono sensibilmente dalle potenze regionali, la cui influenza è in gran parte limitata ad aree specifiche. Nazioni come Turchia, India, Australia, Brasile e Giappone sono influenti ma nelle loro vicinanze. Questi non hanno la portata globale degli Stati Uniti o della Cina per riuscire ad alterare radicalmente le norme e gli effetti del sistema internazionale. Al contrario, il ruolo positivo di queste potenze regionali è spesso definito dall’effetto stabilizzante delle proprie regioni, dalla risposta efficace alle sfide locali e/o dal ruolo di intermediari nella competizione tra grandi potenze.
La sfida alla grandezza
Tuttavia, il mondo multipolare presenta sfide uniche per le grandi potenze odierne. La diffusione del potere implica che nessuna grande potenza, da sola, possa dominare il sistema mondiale come fecero gli Stati Uniti nell'era unipolare del dopoguerra fredda.
Le grandi potenze di oggi devono invece destreggiarsi tra dinamiche complesse, bilanciando competizione e cooperazione. Ad esempio, la rivalità tra Washington e Pechino è ormai un tratto distintivo della politica globale, che abbraccia commercio, tecnologia, strategia militare e influenza ideologica.
Nel frattempo, gli sforzi della Russia per mantenere il suo status di grande potenza hanno portato ad azioni più assertive, sebbene focalizzate a livello regionale, che tuttavia hanno avuto mal valutate implicazioni a livello globale.
Le grandi potenze devono anche fare i conti con i vincoli dell'interdipendenza
La natura interconnessa dell'economia globale, la proliferazione di tecnologie avanzate e l'emergere di sfide transnazionali come il cambiamento climatico e le pandemie limitano la capacità di una singola grande potenza di dettare unilateralmente gli esiti. Questa realtà costringe le grandi potenze a dare priorità ai propri interessi fondamentali, trovando al contempo il modo di gestire le questioni globali attraverso la cooperazione, anche se in un contesto di intensa competizione. Mentre il mondo si plasma secondo la logica di molteplici centri di potere, la caratteristica essenziale delle grandi potenze rimane la loro straordinaria capacità di influenzare il corso della storia globale e di tracciare i confini dell’ordine internazionale.
Non si tratta solo di imporsi con la forza, ma anche di saper leggere le mutevoli dinamiche geopolitiche, anticipare le sfide emergenti e armonizzare le proprie strategie alla complessa architettura delle relazioni internazionali. Le grandi potenze esprimono la loro centralità non solo attraverso il peso militare e/o economico, ma anche mediante la capacità di proporre visioni, di modellare regole e di ispirare positivamente alleati e rivali. In un contesto in cui l’interdipendenza globale moltiplica le sfide e richiede risposte creative, il ruolo delle grandi potenze si carica di una responsabilità inedita: guidare il cambiamento, mediare tra interessi convergenti e divergenti e mantenere, con equilibrio, la fragile stabilità del sistema mondiale.
Non c’è dubbio che le azioni delle grandi potenze continueranno a modellare i percorsi del sistema internazionale, mantenendo la loro unicità come attori imprescindibili sulla scena globale. La loro influenza non si esaurisce e non finirà nella sola competizione “muscolare” o nella ricerca di alleanze strategiche, ma si esprime attraverso una raffinata capacità di leggere i segnali per quanto deboli del cambiamento e di anticipare virtuosamente le trasformazioni in atto.
In un mondo sempre più interconnesso, dove la forza militare non basta più a garantire la stabilità, le grandi potenze sono chiamate a esercitare una leadership visionaria, saper mediare tra interessi divergenti e promuovere risposte collettive a sfide universali come il cambiamento climatico, le crisi sanitarie o le rivoluzioni tecnologiche.
In questo scenario, il loro ruolo si arricchisce di nuove responsabilità: guidare il cambiamento, ispirare fiducia in alleati e rivali, e tessere una rete di equilibri dinamici che consenta al sistema mondiale di evolvere senza precipitare nel caos.
QVID TERRAS ALIO CALENTES SOLE MVTAMVS PATRIA QVI EXUL
SE QVOQVE FUGIT
Perché andiamo a cercare terre scaldate da un altro sole?
Allontanandosi dalla patria ci si allontana anche da sé stessi.
QVINTUS HORATIVS FLACCVS
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