Deepfake: la proposta di legge danese per tutelare le persone fisiche

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  Giorgia Savoia
  22 July 2025
  3 minutes, 14 seconds

A giugno 2025, il governo danese ha annunciato di avere l’intenzione di emendare la legge sul copyright, ampliando la sua applicazione.

Come? Riconoscendo alle persone fisiche il diritto esclusivo di registrare il proprio volto, la propria voce e il proprio corpo, come se fossero un marchio. La finalità? Per rispondere ad un fenomeno in crescita: il cd. Deepfake. Il Deepfake, dall’espressione che incrocia la locuzione deep learning con fake, è costituito da contenuti realistici, ma falsi, creati tramite l'intelligenza artificiale generativa e senza il consenso dei soggetti rappresentati, che rielaborano e adattano le immagini e i video ad un contesto diverso dall’originario, da cui sono estrapolati. Si vorrebbe non solo consentire la registrazione delle proprie caratteristiche personali, ma anche introdurre il diritto a chiedere la rimozione ed un eventuale risarcimento del danno per le rappresentazioni non autorizzate della propria persona, con alcune eccezioni per contenuti creati ai fini di satira e parodia. Si tratterebbe della prima legge europea in merito.

Il ministro della Cultura danese, Jakob Engel-Schmidt, ha dichiarato di sperare che il disegno di legge presentato in Parlamento invii un “messaggio inequivocabile”: tutti hanno diritto al proprio aspetto e alla propria voce.

Ha detto al Guardian:

“Con questo disegno di legge siamo d’accordo e stiamo inviando un messaggio inequivocabile: tutti hanno il diritto al proprio corpo, alla propria voce e ai propri tratti somatici, cosa che, a quanto pare, la normativa attuale non garantisce in modo efficace contro le intelligenze artificiali generative.”

Si tratta di una misura innovativa, che intende colmare un vuoto normativo e tutelare non solo la singola persona fisica, ma anche la collettività nel suo insieme. 

La manipolazione digitale dei tratti di una persona fisica potrebbe violare il suo diritto all’immagine, all’onore e alla reputazione. Le conseguenze non si limitano al danno psicologico o alla perdita di controllo sulla propria immagine pubblica: i deepfake possono diventare strumenti di ricatto, frode, molestie e diffusione non consensuale di contenuti sessuali artificialmente creati con l’IA, come già accaduto. 

Anche diverse figure pubbliche sono state già coinvolte nell’utilizzo dei deepfake: da Papa Francesco a Elon Musk, da Donald Trump a Volodymyr Zelensky, passando per Giorgia Meloni. Sono circolate immagini, video e discorsi completamente inventati che ne imitavano voce, volto e movimenti con tale precisione da ingannare milioni di utenti, non solo chi è poco avvezzo alla tecnologia. Se in alcuni casi i contenuti sono palesemente ironici ed è facile riconoscere la loro non veridicità, in altri distinguere tra realtà e finzione non è così immediato. 

La possibilità di generare dichiarazioni false, apparentemente autentiche, di politici, può avere effetti preoccupanti, da attenzionare: alterare l’esito di elezioni, diffondere disinformazione, alimentare tensioni sociali e polarizzazione. I deepfake possono costituire una minaccia alla democrazia.

Il disegno di legge danese si scontra con un limite: il suo ambito territoriale. Anche qualora il Parlamento approvasse la proposta di legge, la normativa sarebbe applicabile solo nei confini della Danimarca e avrebbe effetto sulle piattaforme solo per i contenuti accessibili dal paese. Nulla impedirà, in linea teorica, che gli stessi contenuti vietati vengano caricati da server situati all’estero e visualizzati da utenti fuori dalla giurisdizione danese. In un ecosistema digitale globale, la difesa dell’identità personale non può prescindere da una collaborazione a livello internazionale e da normative condivise a livello europeo. Proprio per questo, il tempismo dell’iniziativa danese, che coincide con la sua presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, da luglio a dicembre 2025, potrebbe essere strategico per promuovere un dialogo normativo più ampio, che porti a un quadro legislativo armonizzato europeo. 

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Giorgia Savoia

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