Emerge una nuova variante virale del COVID: cosa ci dice la scienza

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  03 October 2024
  3 minutes, 31 seconds

A cura del Dott. Pierpaolo Piras, Specialista in Otorinolaringoiatria e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

Una nuova variante del virus COVID-19, chiamata “XEC”, risulta epidemiologicamente in aumento ponendo in allerta i vari osservatori internazionali che monitorano tali varianti. Ogni volta che una nuova variante virale fa il suo ingresso ufficiale negli elenchi dei soggetti da monitorare da parte degli osservatori nazionali ed internazionali, le autorità sanitarie ne prendono nota in quanto il fenomeno potrebbe indicare un cambiamento importante nel comportamento standard del SARS-CoV-2, l’agente eziologico delle forme più gravi e letali del COVID.

Attualmente, tra i paesi che segnalano un aumento delle rilevazioni biologiche di XEC, risultano anche Germania, Regno Unito e Paesi Bassi. Le mutazioni genetiche più caratteristiche di XEC sono state rilevate in almeno 25 stati, ha riferito la CDC .

Il CDC è un rinomato ente scientifico USA. CDC è un acronimo che sta per “Centers for Disease Control and Prevention” (in italiano: Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) ovvero un importante organismo di controllo su tutti gli aspetti e ritrovati scientifici che riguardano la sanità pubblica negli Stati Uniti d'America.

Esso costituisce una sicura fonte scientifica di consultazione e di riferimento, ben nota e rinomata per studiosi e governi di tutto il mondo, come anche per il nostro Ministero della Salute. Le rilevazioni epidemiologiche dei maggiori enti USA derivano, almeno in parte, dal programma posto in essere dai test ed osservazioni del CDC, prodotto al momento per i viaggiatori internazionali.

Tuttavia, il virus XEC non ha ancora raggiunto abbastanza popolarità in Europa, negli Stati Uniti o in qualsiasi altra parte del mondo da dover essere inserito e classificato come variante autonoma nelle liste di controllo ufficiali gestite dal CDC, dall'Unione Europea e/o dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Tuttavia, gli esperti ritengono che XEC sarà la prossima variante a dover essere considerata sotto il profilo epidemiologico. La velocità con la quale una variante prende piede nel tessuto sociale non sempre prevede anche la gravità del suo andamento clinico.

L'anno scorso in questo stesso periodo, i funzionari sanitari hanno lanciato l'allarme su un'ulteriore variante del già noto Omicron, chiamata BA.2.86, che alla fine non ha prodotto grandi ondate epidemiche.

Il CDC non è a conoscenza di alcun sintomo specifico associato a XEC o ad altri ceppi di SARS-CoV-2 co-circolanti, ha affermato CDC in un suo recente comunicato.

L'attuale variante dominante riscontrata negli Stati Uniti è chiamata KP.3.1.1, che rappresenta circa il 53% dei casi di COVID negli Stati Uniti. I suoi lignaggi genitoriali sono il KP.2 e il KP.3, tutti appartenenti alla passata famiglia dei virus Omicron. in auge nel 2023.

Il virus originario SARS-CoV-2, un po’ come fanno tutti i virus, varia nel tempo il proprio corredo antigenico e gli scienziati utilizzano i nomi e le etichette, ogni volta diverse, per identificare gruppi di varianti virali sulla base delle loro somiglianze immunogenetiche ed in relazione ai ceppi dai quali proviene un dato discendente a sua volta già mutato.

La variante attuale

KP.3.1.1 è stata la variante predominante del COVID dall'inizio di agosto 2024, quando era in cima alla lista con il 19% di incidenza, superando di poco la sua variante madre KP.3 . Mentre il mondo si dirige verso le due stagioni più fredde e maggiormente critiche per le malattie respiratorie acute, allorché anche l'Influenza e il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) di solito aumentano la propria incidenza epidemiologica, il CDC ha affermato che non sono attesi impatti clinici più gravi rispetto a quelli verificatisi nel passato.

Il CDC prevede che la prossima stagione autunnale e invernale delle malattie respiratorie avrà probabilmente un numero simile o inferiore di ricoveri ospedalieri, combinati o meno, dovuti a COVID-19, influenza e/o RSV rispetto alla scorsa stagione, afferma il suo rapporto ufficiale.

I livelli di COVID negli Stati Uniti rimangono elevati, secondo i rilevamenti delle acque reflue, il che rappresenta un passo indietro rispetto all'etichetta di "molto elevata" utilizzata dal CDC all’inizio dell’estate.

Nuove prospettive clinico-scientifiche si stanno delineando.

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