A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS.
Recentemente, un (improbabile) attacco aereo ha freddato il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, a Teheran, un giorno dopo che un attacco missilistico ha ucciso il comandante di Hezbollah, Fouad Shukur, all’interno di un rifugio nella città di Beirut. Secondo quanto viene riferito dalle agenzie ufficiali, Israele avrebbe lanciato entrambi gli attacchi – anche se sussistono forti dubbi sulle modalità e identità degli attaccanti - mentre continua la sua risposta militare all'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 e a un apparente quanto recente attacco di Hezbollah che ha ucciso una dozzina di bambini sulle alture del Golan controllate da Israele la scorsa settimana. Dopo la morte di Haniyeh, il leader supremo dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che "è nostro dovere vendicarci".
Sorge immediatamente la domanda: la prossima sarà una guerra più ampia?
Sotto il profilo tecnico e analitico siamo di fronte al medesimo cliché di risposte elaborato per queste situazioni alla solita insegna della dura e sacra vendetta. Gli esperti si chiedono, invece, come questi eventi influenzeranno la guerra in corso a Gaza dal 7 ottobre scorso fino ad oggi.
Le risposte che si potrebbero dare a tale quesito sono molteplici.
Nel giro di ventiquattro ore, Israele ha colpito due alti esponenti tra i più anziani del cosiddetto 'Asse della Resistenza' di Hamas. È sicuramente il giorno di successi tattici più impattante degli ultimi mesi a vantaggio di Israele. Tuttavia è anche necessario aggiungere che il successo tattico non sempre genera automaticamente una vittoria strategica. Gli obiettivi finali a breve e lungo termine di Israele restano in ogni caso non ancora del tutto chiari.
L'attacco, risultato piuttosto audace contro Haniyeh, fa parte dell'obiettivo ampiamente pronunciato e ripetuto dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, di voler “decapitare” la leadership di Hamas in tutta la regione. Ma, cosa che appare ancora più importante, stabilisce chiaramente, dopo l'attacco di rappresaglia dell'Iran contro Israele e il contrattacco di Israele all'interno dell'Iran, anche un nuovo passo di tipo qualitativo degli attacchi diretti tra Israele e Iran come massimo sostenitore di Hamas contro Israele e nella gestione della politica internazionale in tutto il Medioriente.
Ci sono implicazioni per Gaza?
Questo è un ulteriore quesito che si pone immediatamente dopo i precedenti. Haniyeh è stato uno dei principali negoziatori negli affari di Hamas. Il suo assassinio non significa che le possibilità di rilascio degli ostaggi e cessate il fuoco temporanei siano finite, ma saranno quasi certamente e nuovamente rimandate.
Ancora più importante è il fatto che la decisione finale su qualsiasi accordo sugli ostaggi e/o il cessate il fuoco spetta solamente a Yahya Sinwar, leader supremo di Hamas a Gaza e mente organizzatrice dietro l'attacco terroristico del 7 ottobre. Questa realtà non cambierà quasi certamente a causa dell'assassinio. Ci si aspetta piuttosto che l'omicidio esasperi le fratture già esistenti tra le ali politica e militare di Hamas.
L'ala politica del gruppo potrebbe vedere questo evento come un cambiamento enorme che richiede di porre fine alla guerra rapidamente per garantire la continuità della rilevanza politica di Hamas. Ma Haniyeh aveva un'influenza "limitata" sull’ala dura di Sinwar, agendo di fatto come "un semplice messaggero" durante i negoziati.
Vista da Teheran
Il fallimento dell'Iran nell'impedire ciò preoccuperà giustamente il regime, ma lo costringerà anche a rispondere in qualche modo. La dichiarazione della missione iraniana alle Nazioni Unite secondo la quale Teheran risponderà con "operazioni speciali", così afferma, "suggerisce che non assisteremo a un attacco missilistico su Israele come è successo ad aprile".
La più probabile chiave di lettura di tali dichiarazioni è che Israele non rimarrà inerte qualora si decidesse un secondo attacco fisico da parte dell’Iran e dei suoi sodali. La replica israeliana in questo caso non sarebbe di certo né morbida né superficiale. I dubbi e le pressioni diplomatiche a livello internazionale (e persino dalla Russia !) varranno quasi certamente a calmierare non poco l’azione iraniana.
Il calo di prestigio
Per Haniyeh essere ucciso sul suolo iraniano subito dopo aver partecipato all'insediamento del presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, è un colpo duro e umiliante alla potenza e al prestigio della Repubblica islamica di Teheran. Per cui bisogna aspettarsi una qualche risposta poco più che simbolica da parte del “Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche” (IRGC), ma nessuno pensa realisticamente ad un confronto militare totale con Israele.
Insomma, Teheran cercherà di ripristinare la sua capacità di deterrenza, temendo che il suo popolo e i suoi delegati regionali inizino a dubitare del potere islamico del paese. Il nuovo presidente Pezeshkian è stato giudicato come un riformista alle ultime elezioni e non possiede la stessa quanto necessaria profondità e saldezza di legami politici e privati con l'establishment della sicurezza statale iraniana e con l'IRGC, come invece l’avevano alcuni degli altri candidati iraniani alle ultime politiche.
Mentre il leader supremo deciderà in ultimo qualsiasi risposta, Pezeshkian potrebbe decidere, nello scarso ambito della sua discrezionalità, se dovrà allinearsi a qualsiasi soluzione purché gradita dall'IRGC oppure correre il rischio reale di perdere il tanto ambito prestigio di fronte alla propria pubblica opinione (e alla considerazione internazionale), potere e non in ultimo la creazione di pericolose quanto immediate tensioni con una delle basi di potere attualmente più importanti nel contesto del governo iraniano.
Cosa cercare dopo ?
L'attacco di Israele potrebbe essere avvenuto senza la piena benedizione, o persino la preconoscenza, degli Stati Uniti, ma potrebbe avere implicazioni a lungo termine alla luce delle relazioni tra i due paesi. Per il momento, la domanda cruciale tra le tante è se Israele abbia calibrato correttamente la sua strategia di teatro esercitando la dissuasione verso l’Iran e i suoi delegati oppure se abbia innescato un ciclo operativo destinato ad un’escalation. Gli analisti ritengono che l'escalation più rapida potrebbe avvenire in tutta probabilità tra Hezbollah e Israele. Ma si teme che l'escalation su più fronti sarà inevitabile.
Tutti i protagonisti mediorientali valuteranno attentamente le proprie opzioni ed eviteranno mosse rischiose e capaci di guadagnare umilianti insuccessi capaci di destabilizzare notevolmente il loro potere personale, e le loro posizioni geopolitiche e non in ultimo i loro guadagni. Da numerosi anni l’Iran ha dato sempre priorità alla stabilità del regime islamico teocratico in mano agli Ayatollah.
In questo guazzabuglio di slogan esaltanti, qualche opinione moderata ma fuori dal tempo e di azioni destinate ad un fallimento, le risposte assunte dall’asse nemico di Israele, composto da Iran, Hezbollah e Hamas, guideranno la direzione e le risorse economiche e umane del Medio Oriente nelle prossime settimane e mesi.
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