Framing The World, edizione n. 169

La nostra selezione di notizie dal mondo per iniziare la settimana

  Articoli (Articles)
  Redazione
  01 December 2025
  13 minutes, 46 seconds

Nel nuovo numero di Framing monitoriamo le azioni del premier ungherese Orban e gli sviluppi dei processi diplomatici riguardo il conflitto in Ucraina. Spostando la lente verso il Medio Oriente riportiamo le recenti manovre militari israeliane in Siria. Sul versante Atlantico, rileviamo l’inasprimento della lotta all’immigrazione negli USA e l’arresto dell’ex presidente golpista peruviano. Riguardo lo Stivale, seguiamo il dibattito politico relativo al ddl contro le violenze sessuali.

Questo e molto altro nel nuovo numero di Framing The World!


AMERICA DEL NORD

AMERICA LATINA E CARAIBI

ASIA ED ESTREMO ORIENTE

ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

EUROPA ORIENTALE E RUSSIA

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE


AMERICA DEL NORD

USA, ancora restrizioni all'immigrazione. Trump ha annunciato una “pausa permanente” all’immigrazione dai cosiddetti paesi del Terzo Mondo, giustificando la decisione con esigenze di sicurezza nazionale dopo un recente episodio di violenza. L’amministrazione ha bloccato temporaneamente tutte le decisioni sull’asilo,creando un forte rallentamento del sistema migratorio. È stato anche fissato per il 2026 un tetto molto basso all’ingresso dei rifugiati, pari a 7.500 persone, suscitando critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani, che definiscono le misure eccessivamente discriminatorie.

(Bianca Colli)

Stati Uniti d’America, Trump tra Cina e Giappone. Dopo l’asserzione della nuova Prima Ministra giapponese Sanae Takaichi che un ipotetico attacco cinese contro l’isola di Taiwan rischierebbe di generare una risposta militare giapponese, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto a Takaichi di evitare nuove provocazioni. “Il rapporto tra Stati Uniti e Cina è molto buono, e questo è buono anche per il Giappone, nostro caro e stretto alleato” ha dichiarato un portavoce della Casa Bianca, dimostrando la volontà dell’amministrazione Trump di non scomodare la Cina di Xi Jinping e di mantenere la fragile tregua dalla guerra commerciale che è scoppiata all’inizio dell’anno.

(Lorenzo Graziani)

Stati Uniti d’America, no-fly zone sul Venezuela. In un post su Truth, il presidente Trump ha annunciato che lo spazio aereo sopra il Venezuela è da considerarsi chiuso. Questa limitazione al paese sudamericano arriva dopo un lungo periodo di escalation tra Washington e Caracas. Negli ultimi mesi, infatti, gli Stati Uniti hanno schierato una portaerei al largo delle coste venezuelane, violando le acque territoriali del paese, bombardato diverse imbarcazioni accusate di appartenere ai cartelli e autorizzato la CIA a portare a termine delle operazioni sotto copertura nel territorio. L’istituzione di una no-fly zone è solo l’ultimo atto di Washington volto ad aumentare la pressione sul Venezuela così da scaturire un cambio di regime. Più il conflitto tra i due paesi sembra concretizzarsi, però, maggiori sono le condanne dal sistema internazionale agli USA.

(Giovanni Ferrazza)

Lorenzo Graziani, Giovanni Ferrazza e Bianca Colli


AMERICA LATINA E CARAIBI

Perù, condannato l’ex presidente Pedro Castillo. L’ex presidente del Perù, Pedro Castillo, è stato condannato a 11 anni e mezzo di carcere per cospirazione e ribellione, in seguito al fallimentare tentativo di sciogliere il Congresso nel dicembre 2022. La sentenza, emessa dalla Sala Penal Especial, riduce drasticamente la richiesta iniziale dell’accusa, che aveva proposto oltre 30 anni di prigione. Insieme a lui sono stati condannati anche l’ex premier Betssy Chávez e l’ex ministro dell’Interno Willy Huerta, mentre Aníbal Torres, ex Presidente del Consiglio, ha ricevuto una pena minore. La condanna è da interpretare come un nuovo segnale di profonda crisi istituzionale del Paese, che in una sola settimana ha visto la condanna di due ex capi di Stato. La decisione rafforza l’immagine di un Perù intrappolato in una spirale di instabilità politica e processi contro i suoi leader.

Cile, verso il voto di dicembre. Le elezioni presidenziali in Cile si avviano verso un ballottaggio decisivo tra Jeannette Jara e José Antonio Kast, dopo che nessun candidato ha superato la soglia necessaria al primo turno del 16 novembre 2025. Jara, esponente della sinistra al potere e già ministra del lavoro, ha ottenuto il maggior numero di voti, mentre Kast, leader della destra conservatrice, ha conquistato il secondo posto grazie al sostegno compatto della destra parlamentare cilena. I sondaggi indicano una sfida molto serrata in vista del voto del 14 dicembre, con Kast in leggero vantaggio del blocco conservatore. La campagna tra i due candidati si è intensificata, focalizzandosi su temi economici, sicurezza, modelli opposti di governo e migrazione. Il risultato finale potrebbe ridefinire il futuro politico del Paese e influenzare le relazioni regionali, in un contesto di crescente instabilità istituzionale in America Latina.

Lucas Torres


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Hong Kong, l’incendio più grave che la città abbia registrato negli ultimi ottant’anni. Un vasto incendio ha devastato il complesso residenziale Wang Fuk Court nel distretto di Tai Po a Hong Kong, innescato nel pomeriggio del 26 novembre 2025 sulle impalcature esterne in bambù. Il bilancio, destinato a salire, conta almeno 128 morti e circa 100 feriti, mentre circa 200 persone risultano ancora disperse. In merito, le autorità puntano il dito contro gravi negligenze nella ristrutturazione: reti di plastica e pannelli di polistirolo installati sulle finestre avrebbero accelerato la propagazione delle fiamme. Undici persone, tra cui dirigenti dell’impresa di costruzioni, sono state arrestate con l’accusa di omicidio colposo. Nel frattempo, i soccorritori, con tute protettive e maschere a ossigeno, continuano a perlustrare le macerie nella speranza di ritrovare i restanti dispersi.

Valeria Picciolo


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Nvidia, trimestre record. Nvidia ha registrato una crescita esplosiva delle vendite dei chip alla base del boom dell’intelligenza artificiale, superando nettamente le attese di Wall Street e confermando che la corsa agli investimenti in AI dei big tecnologici è tutt’altro che finita. Nel trimestre chiuso a ottobre, i ricavi sono balzati a $57 miliardi (+62% annuo), contro i $55 miliardi previsti, mentre per il trimestre in corso il gruppo stima $65 miliardi, ben oltre le attese del mercato. Jensen Huang ha parlato di vendite della nuova piattaforma Blackwell “fuori scala” e di GPU per il cloud già sold out, evidenziando una domanda che continua a superare l’offerta. Nonostante un recente raffreddamento del settore tech e un calo dell’11% del titolo Nvidia rispetto ai massimi di novembre, i conti del colosso da $4,5 trilioni mostrano una redditività eccezionale: utile netto a $31,9 miliardi, margine lordo al 73,4% e ricavi dai data center — cuore del business AI — a $51,2 miliardi, oltre le stime.

Nvidia, la concorrenza di Google. Le azioni Nvidia sono scese pesantemente dopo che The Information ha riportato trattative tra Meta e Google per l’acquisto di miliardi di dollari di chip TPU, un segnale che il motore di ricerca sta avanzando nella costruzione di un vero concorrente agli acceleratori AI di Nvidia. L’intesa prevederebbe l’uso dei chip nei data center di Meta dal 2027, con la possibilità di noleggiarne alcuni già il prossimo anno tramite la divisione cloud di Google, mentre Alphabet — che ha già un accordo per fornire fino a un milione di TPU ad Anthropic — ha visto le sue azioni salire fino al 3%. I TPU, progettati e costruiti da Google come circuiti dedicati per compiti di intelligenza artificiale e affinati grazie al lavoro con DeepMind e con il modello Gemini, stanno acquisendo credibilità come opzione più efficiente dei tradizionali GPU, nati per la grafica ma rivelatisi molto efficaci nell’addestramento dei modelli. La notizia ha generato un rally nei fornitori asiatici legati ad Alphabet, mentre Nvidia ha continuato a perdere capitalizzazione, ormai oltre $800 miliardi sotto il picco di un mese fa.

Giappone, piano anti-inflazione. Il governo della neo-premier Sanae Takaichi ha approvato il più imponente pacchetto di stimoli dalla pandemia, con l’obiettivo di attenuare il malcontento degli elettori ma aumentando le preoccupazioni legate alla stabilità fiscale del Paese. Il piano prevede 17,7 trilioni di yen ($112 miliardi) di spesa aggiuntiva — il 27% in più rispetto a quello introdotto un anno fa — all’interno di un pacchetto complessivo da 21,3 trilioni. La quota principale, 11,7 trilioni, è destinata al contenimento dei prezzi: tra le misure figurano sussidi per bollette del gas e dell’elettricità e un bonus da 20.000 yen per ogni figlio. Il pacchetto include inoltre l’abolizione delle tasse sulla benzina e l’innalzamento della soglia di reddito esente da imposte. Takaichi vuole così contrastare un’inflazione che persiste da 43 mesi sopra il 2%, un fenomeno che ha alimentato il malcontento popolare e contribuito alle dimissioni dei suoi predecessori. Secondo il governo, questi interventi ridurranno l’inflazione di circa 0,7 punti percentuali tra febbraio e aprile.

Auto, cresce il mercato. Le immatricolazioni in Europa sono aumentate per il quarto mese consecutivo a ottobre, sostenute da modelli elettrificati più accessibili. Nonostante la crescita del 4,9% e il forte contributo delle ibride plug-in (+40%) e delle elettriche pure (+30%), l’adozione dei veicoli a batteria resta più lenta del previsto, costringendo VW e Stellantis a rallentare alcuni impianti e a rivedere i piani. Tra i costruttori europei spiccano Renault (+11%), il gruppo VW e BMW, mentre BYD continua la sua avanzata triplicando le vendite e superando nettamente Tesla, in calo del 48%. Sul fronte politico, l’industria chiede maggiore flessibilità riguardo al bando dei motori termici dal 2035, con Germania e Spagna su posizioni opposte in vista del confronto con Bruxelles. Nel frattempo, l’offensiva cinese intensifica la concorrenza, ma secondo Bloomberg Intelligence i costruttori europei potrebbero tornare a crescere dal prossimo anno grazie a nuovi incentivi, tagli ai costi e strategie riviste.

BCE, avviso sulla bolla tech. Nel suo ultimo Financial Stability Review, la BCE avverte che le valutazioni dei big tecnologici statunitensi — tra cui Nvidia, Alphabet, Microsoft e Meta — appaiono ormai tese, spinte da un clima di “fear of missing out” che ha alimentato l’ottimismo degli investitori dopo la correzione legata ai dazi di Trump ad aprile. Secondo l’istituto, il mercato sembra ignorare vulnerabilità e incertezze ancora elevate, mentre il recente ritorno del “risk-on” ha spinto ancora più in alto prezzi già molto elevati, concentrando il rischio su un numero ristretto di titoli e aumentando la possibilità di brusche correzioni in caso di sorprese negative. Pur senza citare nomi, la BCE segnala che scenari come un indebolimento dell’indipendenza delle banche centrali o nuove tensioni sul debito USA potrebbero innescare un forte scossone, anche alla luce degli attacchi di Trump alla Fed e ai suoi membri.

Leonardo Aldeghi

EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Roma — L’accordo bipartisan sul ddl stupro rischia di saltare in Parlamento. Nonostante l’approvazione unanime (227 si) alla Camera, il provvedimento ha subito un brusco stop nella commissione Giustizia del Senato. I rappresentati della maggioranza hanno richiesto di esaminare ulteriormente il testo prima dell’approvazione, motivando la richiesta con la volontà di apportare modifiche sulla base delle audizioni svolte. La Lega ha espresso il timore che una norma “vag” lasci troppa spazio alla libera interpretazione del singolo. Le opposizioni hanno abbandonato la seduta, parlando di “straccio del patto Meloni-Schlein”. La presidente della commissione, Giulia Buongiorno, ha rassicurato che il ddl non sarà affossato e che l’approvazione in Senato potrebbe avvenire a partire da febbraio 2026.

Susanna Fazzi


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Tra Mosca e Bruxelles: il gioco rischioso di Orbán sul dossier energetico. Il premier ungherese Viktor Orbán ha incontrato Vladimir Putin a Mosca, pochi giorni prima dei colloqui russo-statunitensi sul conflitto in Ucraina. Orbán, considerato il più vicino alleato europeo di Putin, ha irritato UE e Nato indebolendo la pressione su Mosca. Putin ha lodato la “posizione equilibrata” di Budapest e ringraziato Orbán per aver proposto l’Ungheria come sede di un possibile summit Putin-Trump, poi sfumato. Con le elezioni ungheresi di aprile alle porte, un successo diplomatico potrebbe rafforzare Orbán. Il premier punta soprattutto a garantire forniture energetiche russe per Ungheria, Slovacchia e Serbia, sfidando ancora Bruxelles. Nonostante le pressioni UE a interrompere le importazioni entro il 2027, Budapest resta fortemente dipendente da Mosca per gas, petrolio e combustibile nucleare.

(Luca Baldazzi)

Il capo dello staff di Zelensky si dimette a causa di un grave scandalo di corruzione. Andriy Yermak, capo dell’ufficio presidenziale, ha presentato le sue dimissioni il 28 novembre dopo le perquisizioni dell’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) presso la sua sede. Yermak è ritenuto uno dei funzionari più potenti di Kyiv, ma la sua posizione è diventata oggetto di speculazioni dopo lo scandalo di corruzione che ha scosso l’Ucraina nelle scorse settimane: fondi destinati alle vulnerabili infrastrutture energetiche del Paese sono stati dirottati. Ukrainska Pravda ha riferito che anche Yermak è coinvolto nello scandalo di corruzione e gli investigatori lo chiamano “Alì Babà”. Il procuratore capo anticorruzione dell’Ucraina, Oleksandr Klymenko, ha affermato che, secondo gli inquirenti, “Ali Baba sta tenendo riunioni e assegnando incarichi alle forze dell’ordine per garantire che perseguano gli investigatori della NABU e i procuratori anticorruzione”.

(Giuliana Cătălina Băruş)

Guerra Russia-Ucraina, Volodymyr Zelensky accetta il piano di pace degli USA. A metà novembre gli Stati Uniti hanno presentato una proposta di piano di pace tra Kiev e Mosca, articolato in 28 punti ed elaborato dagli Stati Uniti e dalla Russia. Il testo è stato poi consegnato all’Ucraina, che lo ha discusso insieme ai rappresentanti di Washington e dell’Unione europea durante colloqui avvenuti a Ginevra nei giorni successivi, accettando poi una nuova versione dell’accordo ridotto a 19 punti. Tra le questioni più critiche il futuro dei territori occupati e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, tra cui la sua entrata nella NATO. Nella nuova formulazione proposta, queste questioni cruciali dovranno essere decise da Trump e Zelensky in un successivo incontro di persona. Nel frattempo però è stato pubblicato il contenuto di una telefonata tra Steve Witkoff, l’inviato americano, e Yuri Ushakov, consigliere di Putin, in cui risulta chiaro che il piano di pace preparato a Miami era in realtà già stato scritto a Mosca. I contatti diplomatici riprenderanno a inizio dicembre.

(Silvia Pasetto)

Silvia Pasetto, Giuliana Cătălina Băruş e Luca Baldazzi


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Ultimatum di Israele: disarmo di Hezbollah o azione militare. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha lanciato un avvertimento diretto in merito alla sicurezza del confine settentrionale, dichiarando che Israele interverrà "con forza" in Libano se Hezbollah non sarà disarmato entro la fine dell'anno. Parlando alla Commissione Esteri e Difesa della Knesset, Katz ha espresso forte scetticismo riguardo la possibilità che il gruppo sciita si disarmi volontariamente, come richiesto dagli Stati Uniti. Ha poi chiarito che il mancato disarmo lascerà a Israele una sola via d'azione: "Se non si disarmeranno, non ci sarà altra scelta che intervenire di nuovo con forza in Libano." L'ultimatum alza notevolmente la tensione regionale, indicando una potenziale e imminente escalation militare.

(Chiara Bertolotto)

Turchia, il Papa vola in Anatolia: il leader della Chiesa Cattolica, Leone XIV, si è recato in Turchia in occasione del mille settecentesimo anniversario del Concilio di Nicea. Durante la visita ha reso omaggio al mausoleo del fondatore della repubblica turca, Mustafa Kemal Atatürk, e ha pregato insieme al patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo II prima di recarsi in Libano. Il primo viaggio estero del pontefice rimarca la sua volontà di promuovere l’ecumenismo e la sua attenzione e interesse per la condizione dei cristiani in Medio Oriente, spesso vittime di repressioni e persecuzioni.

(Michele Magistretti)

Chiara Bertolotto e Michele Magistretti


TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Siria, attacco aereo israeliano nei pressi di Damasco. Nelle prime ore di venerdì le forze aeree dell'IAF hanno colpito il sobborgo di Beit Jinn, a pochi km da Damasco. Secondo le autorità siriane, l’attacco avrebbe provocato 13 morti e 25 feriti, anche alcuni militari israeliani sarebbero rimasti feriti. Il governo siriano ha definito l’azione un crimine di guerra. Secondo la testimonianza di un rappresentante locale, le forze israeliane miravano a catturare tre giovani, ma l’opposizione della popolazione civile avrebbe dato origine a scontri, gli stessi seguiti da bombardamenti con artiglieria e droni. Israele sostiene invece che le proprie truppe siano state oggetto di attacchi da parte di un gruppo di militanti di un’organizzazione terroristica. Secondo l’ agenzia di stampa SANA, tra le vittime figurano anche due bambini. Negli ultimi mesi le operazioni israeliane in Siria sono aumentate, soprattutto dopo la caduta di Bashar al Assad nel 2024. Israele vuole evitare che le forze del nuovo governo si spingano nel sud del paese, sia per tutelare la minoranza drusa sia per scongiurare concentrazioni militari in un’area strategica.

Davide Shahhosseini


Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025

Share the post

L'Autore

Redazione

Categories

Tag

Framing the World